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L’inciucio rivoluzionario

21/12/2009

Come testimone diretto – e indirettamente responsabile – dell’accaduto, comincerò dai fatti. Venerdì sera, alla presentazione del mio libro, Chiara Geloni domanda a D’Alema come si senta a essere indicato da un lato quale figlio prediletto, ultimo erede e rappresentante di una tradizione politica (quella dei comunisti italiani, oggetto del libro e del dibattito), dall’altro come il traditore di quella storia e di quel mondo, come la quinta colonna, come “quell0 che fa gli inciuci”. D’Alema ha risposto che non è una novità, che i comunisti italiani con una simile accusa hanno sempre dovuto fare i conti, a cominciare da Togliatti. E ha citato ad esempio la scelta di votare l’articolo 7 della Costituzione, ma ovviamente avrebbe potuto citare infiniti altri casi, dalla svolta di Salerno all’amnistia ai fascisti, fino al compromesso storico di Berlinguer. Scelte che sono sempre state contestate con argomenti simili, e che D’Alema ha difeso come utili al paese – “inciuci positivi”, mi pare abbia detto – riferendosi sia all’articolo 7 sia più in generale alla scelta di “non fare la rivoluzione”, ricordando il famoso episodio della prima contestazione subita da Togliatti, proprio su questo, da un giovane Adriano Sofri. Naturalmente si potrebbe discutere a lungo circa l’origine e la natura delle forze che a quelle scelte si sono opposte: riferendosi all’articolo 7, ma evidentemente anche a tempi molto più recenti, D’Alema ha parlato di un certo “radicalismo azionista che non è mai stato utile al paese”. E’ chiaro però che nel caso dell'”inciucio” con gli americani – la scelta cioè di combattere per fare dell’Italia una repubblica democratica e non una dittatura comunista – il discorso sarebbe diverso. E andrà fatto con calma. Ma per restare al tema, e cioè a come effettivamente il Pci abbia sempre dovuto confrontarsi con l’accusa di ricercare una qualche forma di “inciucio” con gli avversari, mi è tornato in mente un vecchio sonetto romanesco scritto da un anonimo (credo corrispondente ad Antonello Trombadori a Maurizio Ferrara) sul compromesso storico. Se non ricordo male, finiva così:

Chi la vo’ cruda, ‘mbè, chi la vo’ cotta,
tutti però a volemme sur carvario
p’isolamme e potemme da’ ‘na botta.

Finché ho sbottato e a ‘sto catilinario
j’ho fatto: “Però er mio, porca mignotta,
è un compromesso rivoluzzionario”.

7 commenti leave one →
  1. 21/12/2009 13:46

    (1) Il sonetto di cui qui sono citate le due terzine finali ha per titolo “Er compromesso rivoluzzionario”, lo stesso dell’intera raccolta di versi che lo include, pubblicata da Garzanti, nel 1975, con l’attribuzione ad un “Anonimo Romano”, subito individuato in Maurizio Ferrara (non in Antonello Trombadori).
    (2) Totalmente d’accordo sul fatto che il Pci abbia sempre inciuciato (e/o tentato di farlo). A parte, si dovrebbe considerare quali siano stati i risultati – se siano tornati utili al Pci, all’Italia, al Pci e all’Italia, né al Pci né all’Italia – ma questa naturalmente non è la sede. Però sarebbe interessante almeno valutare se il termine “consociativismo” abbia attinenza con quello di “inciucio”.
    (3) Una certa visione della politica come arte del compromesso difficile (quando non impossibile), ma necessario (quando non indispensabile), anche a dispetto di questa o quella posizione di princìpio (che, in apparenza almeno, doveva rimanere conservata) – questa visione della politica come esercizio della cosa sporca ma utile, che i dirigenti erano chiamati a fare inghiottire alla base, da esaltare come pragmatismo in vista di fini superiori e poi da consumare nella più bassa ipocrisia (basti il carteggio Berlinguer-Tatò) – questa incoercibile tendenza, dico, a compiacersi del saper trattare con Diavolo (che Diavolo restava durante e dopo la trattativa, qualunque ne fosse l’esito) – questa natura così viscidamente togliattiana del Pci è l’unica cosa che rimane negli uomini del Pd che vengono dalle Frattocchie. E’ lì che Machiavelli de “il fine che giustifica i mezzi” e la cultura gesuitica del “todo modo es bueno para buscar y hallar…” – attraverso la lettura gramsciana del partito come “intellettuale collettivo” e moderno Principe, ma soprattutto attraverso la (assai personale) lettura togliattiana del partito come avanguardia della classe operaia – hanno prodotto quel particolare genere di cinismo e di spregiudicatezza di cui andar tragicamente fieri.
    (3) Ricordo che tra le contraddizioni in termini ne “Er compromesso rivoluzzionario” c’era pure “Er comunismo co’ la libbertà”. Diciamo che a quel genere di gente cui appartiene Massimo D’Alema le contraddizioni in termini non vengono molto bene.
    (4) Non vorrei sbagliare anch’io un’attribuzione, ma mi pare fosse Alfredo Reichlin a dire di Massimo D’Alema “è intelligentissimo ma non ne azzecca mai una”. E il fatto che anche stavolta abbia trovato in Giuliano Ferrara un disinteressato (?) e autorevole (!) supporter mi pare metta il punto.

    • francesco cundari permalink
      21/12/2009 19:26

      il punto uno è giusto.

      • 22/12/2009 03:41

        Non solo è giusto. Passando di attribuzione da Antonello Trombadori da Maurizio Ferrara, il “vecchio sonetto” (Quadernino, 21.12.2009) diventa uno “splendido sonetto” (Il Foglio, 22.12.2009). Cosa non fanno, le riletture.

  2. 21/12/2009 13:49

    Errata corrige
    Al quarto e al quinto capoverso: (3) –> (4); (4) –> (5)

  3. roberto traversa permalink
    21/12/2009 22:12

    Inciucio? Sull’articolo 7 della Costituzione? Scusami, ma come è possibile che su un palco come quello, di gente così preparata, mica rozzi dipietristi, girotondini, neoazionisti contemporanei non vi siate immediatamente rifiutati di ragionare intorno a un termine, “inciucio” , che è entrato a far parte del linguaggio del giornalismo politico quotidiano grazie a quell’autorevole pensatore della politica noto come Storace. Problema: D’Alema ha ragionato sul filo del paradosso ma perchè è stato preso sul serio, non solo da Repubblica.

  4. 22/12/2009 09:08

    «E il fatto che anche stavolta abbia trovato in Giuliano Ferrara un disinteressato (?) e autorevole (!) supporter mi pare metta il punto.»

    (del perché perdonare castaldi. a prescindere)

Trackbacks

  1. DestraLab » Confronto che abbia al c’entro le riforme?

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