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Le divisioni a due cifre

24/12/2009

Non so voi, ma per me so perfettamente quando è cominciata: il giorno in cui la maestra spiegò le divisioni a due cifre. La mia brillante carriera di intellettuale ha iniziato ad andare a rotoli quel giorno, quando per la prima volta ebbi la sensazione che il non avere mai prestato la minima attenzione a quello che diceva avrebbe avuto delle conseguenze. E che le spiegazioni della maestra, i libri e i compiti per casa non erano tutte cose che lo stato aveva inventato per i bambini scemi. All’improvviso, semplicemente, non capivo. Qualcuno aveva spento la luce ed ero rimasto al buio. Bruttissima sensazione, subito sopraffatta da una sensazione ancora peggiore: gli altri sì. Ero proprio io, quello che non capiva. Ma nella vita ci si abitua a tutto, e io a quella sensazione mi sarei abituato molto presto, non essendo in pratica mai uscito da un simile stato di semi-incoscienza fino agli anni dell’università. Spesso avrei provato rimpianto e rimorso, anche molti anni dopo, sognando di tornare indietro, a quel tempo in cui gli altri bambini imparavano i capoluoghi di provincia, cosa fosse la barbabietola da zucchero e le divisioni a due cifre. Solo molto più tardi avrei scoperto che non funziona così, che la vita di tutti i giorni è piena di cose che non ti insegnano da nessuna parte e che pure per qualche ragione tutti gli altri da qualche parte imparano, in qualche luogo nascosto dove dovevano incontrarsi i compagni che non ti invitavano alle feste, e dove altre maestre che tanto non avresti ascoltato spiegavano loro i segreti degli uffici postali e dei rapporti umani, l’oscuro linguaggio delle lavatrici e tutta quella complicatissima liturgia che scandisce la vita di un uomo dalla mattina alla sera, permettendogli di andare a dormire tranquillo la notte e di svegliarsi sereno al mattino, un bacio alla moglie, uno strillo ai figli, una carezza al cane (o anche l’inverso) e poi svelto al lavoro, ogni giorno, per i secoli dei secoli.

Gli altri, secondo me, fanno i giornalisti.
O si aprono un blog.
O anche tutte e due le cose.

7 commenti leave one →
  1. Anonimo permalink
    24/12/2009 08:53

    stellina. cresci bene che ripasso

  2. 31/12/2009 18:13

    io ho aperto un blog. Ma non manco di carezzare i miei gatti. Forse perchè ero tra quelli che pur controvoglia ascoltavano.
    Forse.

    http://riciardengo.blogspot.com

  3. 10/01/2010 14:44

    Sembra semplice ma non lo è! Purtroppo.

  4. Anonimo permalink
    13/01/2010 16:32

    poi la pedagogia degli insegnanti (specie in provincia) e’ agghiacciante

  5. Monica permalink
    01/02/2010 10:06

    Come sono stata contenta di sapere che non sono sola in questo buio completo che riguarda una parte della mia mente! E proprio stamattina che il mio bambino ( 10 anni) con quegli occhioni fiduciosi mi ha detto: mamma non ho capito bene le divisioni a 2 cifre, ma tanto oggi me le spieghi tu!- mi sono sentita morire…Entro le 16.30 cercherò di imparare quello che per 40 anni mi è sembrato insormontabile e cercherò altresì di vincere il senso di frustrazione che mi ha accompagnato fino ad oggi, rispetto a quelle maledette operazioni. Buona fortuna a me !!!!!

  6. 22/02/2010 19:12

    mi dite un sito dove spiegano le divisioni?

  7. 22/02/2010 19:14

    perfavore io non ho capito le divisioni mi dite un sito?

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