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E mai nessuno a difendere le istituzioni

08/01/2010

Non mi sono stupito più di tanto, ieri sera, ascoltando Roberto Castelli concludere tra gli applausi, compreso quello del conduttore, la surreale discussione tra Nichi Vendola, Alba Parietti e Michele Santoro ad Anno Zero (e mai nome di trasmissione mi è parso più azzeccato). Dinanzi al consueto dibattito sulle oscure manovre dei partiti e delle correnti contro il leader, il sogno e il popolo pugliese, Castelli ha raccolto l’ovazione dello studio spiegando che lui, da “rozzo leghista”, tutte queste polemiche e divisioni non le capiva: problemi come quello di Pier Ferdinando Casini e della sua terribile “opa” sul centrosinistra a destra non si presentavano perché c’era la Lega, perché in democrazia servono i voti e per avere i voti bisogna fare una politica vicina alla gente, e una politica vicina alla gente si fa con un partito come la Lega dove grazie al cielo problemi come quelli della sinistra non ci sono perché “c’è un capo e quello che dice il capo si fa e fine della storia”. Applausi unanimi. E io non mi sono stupito. E di cosa avrei dovuto stupirmi? Mi ha colpito molto di più la puntata di Porta a Porta su Giovanni Paolo II, subito dopo. Bruno Vespa a parlare con Vittorio Messori e la principessa Borghese del fatto che Wojtyla, a giudizio di uno dei suoi tanti compagni di sci o di escursioni presenti in studio, avrebbe detto di sentirsi in Vaticano come in prigione. Ecco, mi sono detto, almeno qui, almeno sul Vaticano: adesso Vespa dirà qualcosa. Macché, si è messo a ricamare con gli altri ospiti sullo stesso tema, sul povero capo della chiesa che nella chiesa si sente come in prigione, principessa mia, e un minuto dopo già non capivo più se parlavano della chiesa o della regione Puglia, di Wojtyla, D’Alema, Veltroni o Berlusconi.

Mai avrei pensato che un giorno, guardando Porta a Porta, avrei sentito la mancanza di qualcuno che prendesse le difese della chiesa.

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