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Avventurieri

01/09/2010

Da ore cerco disperatamente reazioni indignate, da sinistra e in particolare dal Partito democratico, alle ultime, irresponsabili, sconcertanti dichiarazioni di Antonio Di Pietro.

Le proteste nei confronti di Dell’Utri sono un segnale positivo, nonostante si cerchi di sminuire l’accaduto con le solite analisi all’italiana. La presa di coscienza della popolazione è sempre più forte. E se personaggi come Dell’Utri vengono cacciati a suon di fischi dalle piazze, forse il risveglio sociale non è poi così lontano. C’è ancora un’Italia capace di indignarsi. Ed è proprio da qui che si deve ripartire. Iniziamo a zittire quelli come Dell’Utri in tutte le piazze d’Italia, perché non è lì che dovrebbero stare, ma in galera.

Finora ho trovato solo la reazione di Luca Sofri, immagino perché non ho pazienza (le ricerche non mi riuscivano alle elementari, figurarsi adesso che faccio il giornalista). Temo però che non troverò molte altre reazioni indignate, nei prossimi giorni, sulla stampa democratica. Eppure le parole di Di Pietro sono parole di un certo peso, che meriterebbero una riflessione non frettolosa, così come l’intera vicenda della contestazione a Marcello Dell’Utri. Anche io, infatti, penso che bisognerebbe ripartire da qui: da una chiara definizione della propria concezione delle istituzioni democratiche e della democrazia in generale, il che significa da una discussione di etica pubblica. Tra l’altro, questa sì sarebbe un’occasione per misurare le diverse leadership. Ma temo che di Giorgio Amendola capaci di fronteggiare e respingere senza giri di parole l’abbrutimento intellettuale e morale nel proprio mondo ne nasca uno ogni due o tre secoli, e il prossimo tocchi ai nostri nipoti, se saranno fortunati. E sempre che resti ancora qualcosa da difendere.

8 commenti leave one →
  1. 01/09/2010 09:03

    Onestamente non la penso come te.

    Mi sono interrogato su quanto avvenuto ma sono arrivato alla conclusione che tutta la vicenda si risolva descrivendo una contestazione ai danni di uno squallido personaggio che è stato contestato per via delle sue relazioni torbide e documentate con la mafia.

    Non scomoderei Amendola per venire incontro a Dell’Utri. In questo caso non sono chiamate in causa le istituzioni democratiche: aggiungo inoltre che contestare è un diritto sacrosanto.

  2. Francesco permalink
    01/09/2010 11:43

    Capisco il tuo punto di vista, però Di Pietro sottolinea una verità inalienabile. Dell’ Utri dovrebbe senza dubbio stare in galera.

  3. dalecooper permalink
    01/09/2010 16:28

    I commenti su internet sono a senso unico, anche tra i lettori di blog equilibrati come questo. Sconcertante come non si capisca che invitare a zittire gli avversari politici per mezzo di prevaricazione sulla piazza, sia squadrismo politico.

    In nome di quello che vi pare: della lotta alla mafia, dell’onesta’, della purezza, della magistratura, della vittoria mutilata, della pugnalata alla schiena, …

    • Francesco Rocchi permalink
      01/09/2010 21:36

      avversario politico una cippa…quello e’ un mafioso! Che pubblica e dichiara ed esterna a piacimento, anche in Parlamento. Stracciarsi le vesti per dell’Utri, no grazie.

      FR

  4. pier permalink
    02/09/2010 12:03

    Non sarebbe stato quantomeno prova di coerenza cristallina, per gli odierni sottolineatori di verità inalienabili, provare qualcosa anche per lui
    qualche tempo prima?

  5. Andrea Punzi permalink
    03/09/2010 10:17

    Qual’è il confine fra contestazione democratica e squadrismo? Le parole di Di Pietro sono fuori misura, come quasi sempre, ma eviterei di fare la faccia dell’indignato perenne: contestare (pacificamente) è un elementare diritto democratico, che in certi casi, ed a determinate condizioni, risulta tanto essenziale difendere quanto il diritto di poter esprimere la propria opinione su una piazza. Non ho verità in tasca, ma se la folla non avesse trovato il coraggio di fischiare Ceausescu per la prima volta, magari quello lì starebbe ancora. Certo, una cosa è “fischiare” e un’altra è “cacciare dalle piazze”, le sfumature in questo caso sono sostanza; una cosa è che Fini sia fischiato, altro è organizzargli i torpedoni contro a spese del suo stesso partito, una cosa è mettersi di lato e fischiare, un’altra è occupare militarmente una piazza.

  6. 03/09/2010 15:46

    Avrebbero dovuto lasciarlo parlare. Certo. In nome di quei principi, calpestati ogni giorno, che un paese e le istituzioni del paese dovrebbero battersi per difendere.
    Lasciandolo parlare si sarebbe scoperto che Dell’Utri in veste di bibliofilo è un buco nell’acqua. Quei presunti Diari di Mussolini di cui parla Dell’Utri sono a detta di molti esimi studiosi una bufala.

    Il problema è che si è invitato Dell’Utri bibliofilo perchè il Dell’Utri “mafioso” fa molta odience. E ci si indigna se la piazza si indigna contro il Dell’Utri mafioso perchè bisogna riconoscere il diritto di parola al “presunto” Dell’Utri bibliofilo.

    Saluti

    MF

  7. John Doe permalink
    06/09/2010 16:03

    Forse qualche attempato come me ricorda tempi duri, quando i radicali-giornalisti-iscritti-all’ordine firmavano, come direttori responsabili, alcuni “giornaletti” di estrema destra ed estrema sinistra (ed erano davvero estreme, mica la roba in cachemire che c’è adesso) che non sarebbero potuti uscire altrimenti.
    Era quasi sempre robaccia inguardabile ma quelli, a rischio dei processi, li firmavano lo stesso per consentirne la pubblicazione.
    Ecco, io sono rimasto a quel modo di fare lì, sono in questo un po’ protoradicale, e mi trovo bene così.

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