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Il Borghezio che è in noi

18/02/2011

Parliamoci chiaro. Rifiutarsi di definire razzista, nazista o mafioso un partito avversario, un partito che raccoglie milioni di voti e rappresenta legittimamente in parlamento una parte consistente del paese, non è un segno di debolezza, da parte di un leader politico. E’ un segno di civiltà. E’ una questione di cultura democratica. Una questione – piuttosto elementare – di rispetto delle istituzioni e della volontà popolare. Ed è anche una questione di senso di responsabilità, perché il primo dovere di un leader politico, in un paese democratico, consiste nel garantire e difendere la convivenza civile. La differenza tra un leader politico e un demagogo, tra un leader politico e un mestatore, tra un leader politico e un imbroglione o un provocatore da quattro soldi, alla fine dei conti, è tutta qui.

Il fatto che in questi giorni Pier Luigi Bersani sia contestato per aver detto di non considerare razzista la Lega – il fatto che da anni i leader politici del centrosinistra siano contestati per non voler definire “regime” il governo di Silvio Berlusconi, per non chiamare criminali i propri avversari, per non invocarne pubblicamente l’arresto o la gogna – è uno dei segni più inquietanti della “cultura politica” di questa truce Seconda Repubblica. Oltre tutto, le critiche più aspre vengono spesso proprio da quelli che nel merito appoggiano sempre con maggiore entusiasmo la progressiva deriva del centrosinistra verso le posizioni della Lega in materia di sicurezza e immigrazione, fino al limite dello scimmiottamento, da parte dei tanto celebrati amministratori locali. Ma è un problema che dura da anni e che riguarda gli amministratori locali come i dirigenti nazionali, i partiti come i giornali, i politici come gli intellettuali. A cominciare da questa insopportabile retorica federalista (che non ha prodotto solo parole, purtroppo).

Ecco, se proprio volete contestare il Pd, se proprio non potete aspettare nemmeno cinque minuti, nemmeno davanti alla possibilità che si rompa quell’asse con la Lega su cui si regge il governo e soprattutto la fortuna politica di Silvio Berlusconi, allora contestatelo su questo. Contestate le scelte concrete compiute in questi anni da tutti i partiti di centrosinistra, e la lenta deriva politico-culturale che le ha generate, e che ancora oggi non accenna a fermarsi. Ma evitate di portare il vostro contributo, piccolo o grande che sia, alla riduzione dell’intero dibattito pubblico a un confronto tra Beppe Grillo e Mario Borghezio. Rifiutate, per favore, questa omologazione al ribasso. Ribellatevi, contrastatela, combattetela. O almeno fate obiezione di coscienza.

14 commenti leave one →
  1. 18/02/2011 22:15

    anche perché, ormai, in certe zone del nord è la Lega l’intermediario dell’iniziativa politica.

    Come 30 anni fa a Verona non si poteva fare altro che rivolgersi alla DC (e a quella parte della locale DC che sembrava meno peggio), come negli stessi anni a Bologna era PCI ad mediare per forza le richieste della società verso la politica, così è la Lega oggi che funge da riferimento, unico, almeno in certe zone (coincidenti drammaticamente con la fascia pedemontana democristiana del dopoguerra).

    Cioè Berlusconi passa, Fini pure. La Lega no. Non a breve termine.

  2. 18/02/2011 23:55

    Non sarà un partito razzista, ma è un partito che ha un numero significativo di dirigenti razzisti, e che porta avanti iniziative razziste. (“Corre come una lucertola, si arrampica come una lucertola, si comporta come una lucertola. Chi è? Scoprilo su Rieducational Channel”)

    Questo non c’entra niente nè con la gogna nè con il regime o con il chiamare criminali gli avversari politici (alcuni dei quali sono effettivamente criminali, ma è un dettaglio)

    Poi va anche bene blandire alcuni elettori della Lega (gli elettori, non i dirigenti) ma su temi su cui si puòò costruire consenso (il lavoro) o ridefinire i termini di alcune questioni (sicurezza, immigrazione) non su qualcosa che risulta inaccettabile per i tuoi stessi elettori. E non parlo della fazione di estremisti giustizialisti, ma di quelli che si limitano a non voler prendere le impronte dei piedi agli immigrati…

  3. rosaria permalink
    19/02/2011 11:36

    Non mi risulta chiara una cosa. Se una sara tommasi qualsiasi vende il proprio corpo per libera scelta ad un vecchio ricco e potente per ottenere soldi e visibilità allora si grida (giustamente dico io) allo scandalo poichè davvero il corpo è diventato merce di scambio e il successo l’unico metro per misurare la propria felicità. Se invece un brambilla qualsiasi propone le ronde, costruisce uno schema della realtà fortemente dicotomico ovvero io contro l’altro e l’altro è di volta in volta il nero, il meridionale, l’omosessuale, bisogna comprenderlo. Io rovescio i termini dell’articolo: proprio perchè Bersani è un politico e non un politologo questa apertura senza un minimo di criticità all’elettorato della Lega io non la capisco e non la accetto. Se vincesse le elezione Bersani sarebbe chiamato a governare, a scegliere le linee guida della gestione del paese, dovrebbe mettere mano ad una legge sugli immigrati che sfugga tanto all’approccio tipo caritas (tutti dentro senza un minimo di controllo sui processi di integrazione e sui percorsi di vita degli immigrati clandestini) quanto all’approccio di chiusura ermetica tipica della Lega (pochi, italianizzati e buoni, nel senso di utili al sistema italia). Bersani, in quanto esponente del partito più grande che rappresenta, a parole, le istanze dell’appartenenza di sinistra dovrebbe cercare di riconoscere anche agli omosessuali diritti civili e sociali che sono appannaggio solo della coppia tradizionale eterosessuale. Bersani se vincesse le elezioni dovrebbe prendere decisioni, non dovrebbe scrivere un saggio sulle ragioni profonde che caratterizzano il voto leghista. Quel ruolo lo lasci agli intellettuali della sua area.

  4. 19/02/2011 19:35

    @Rosaria: per prendere decisioni bisogna vincere le elezioni. Per vincere le elezioni bisogna far cadere B. Per farlo cadere lo si deve separare dalla Lega. Per farlo separare dalla Lega, non si può dire alla Lega che è una merda. La realtà occupa poco spazio.

  5. 19/02/2011 19:42

    Punire maestre che aiutano una bambina povera.

    Disinfettare i treni che trasportano immigrati.

    Giocare a “rimbalza il clandestino”.

    Chiamare bingo bongo gli immigrati.

    Vietare i ristoranti etnici e le insegne non in italiano.

    Impedire la costruzione di luoghi di culto non cristiani.

    Portare i maiali a pisciare là dove deve sorgere una moschea.

    E potrei continuare.

    Razzista ci sta tutto. Come ci sta anche per Le Pen, che pure prese un sacco di voti alle presidenziali in cui riuscì ad arrivare al ballottaggio.

    Ma l’errore più grave forse non è neanche questo. E’ quello di pensare che se devi convicere qualcuno nel Nord devi andare dalla Lega. A Bersani non viene neanche più in mente di andare direttamente presso l’elettorato del Nord e convincerlo con le sue idee, sottraendo voti alla Lega.

    No: lui preferisce accreditare i suoi avversari politici (ché tali sono) come i veri interpreti del Nord.

    Se non è debolezza e sfiducia questa…

    • 19/02/2011 21:41

      Si continuano a confondere le elezioni con quello che serve per arrivarci: la crisi di governo. Bersani non propone di allearsi con la Lega, dice alla Lega: Molla la Bestia, che piano piano finirà per trascinarti nel fango. Poi andiamo alle elezioni, ognuno per la sua strada, ma con una nuova legge elettorale che ti garantisca la presenza in parlamento ed il dialogo su una forma di federalismo (concetto nient’affato estraneo alla cultura di sinistra) serio. Non si tratat di una novità, la Lega si presentò già sola alle urne e venne premiata. Il suo futuro nel post berlusconi è questo. Una forza autonomista locale che negozia di volta in volte le sue istanze con la coalizione vincente e di governo (presente CIU in Catalogna?). Il problema qui è un altro. Bossi (al contrario dei suoi colonelli che l’avrebbero già fatto) non può mollare B. perchè di mezzo ci sono firme, avvocati, notai, fideiussioni e molti dossier….

      • 19/02/2011 21:47

        esatto.

        e comunque non si possono criminalizzare queste percentuali di corpo elettorale in certe zone del nord.

  6. 19/02/2011 20:20

    ma secondo voi la Lega prende voti perché i suoi dirigenti lanciano slogan razzisti?

    e secondo voi nel breve/medio termine gli elettori leghisti si convincono di aver sbagliato tutto e si ridistribuiscono per magia tra destra tradizionalista, centrodestra, centrosinistra e astensione qualunquista?

  7. 19/02/2011 20:21

    Ah, scusate: l’ultima cosa.

    li convinciamo mandando Vendola candidato premier?

    (manco D’Alema o Casini, neh)

    • 19/02/2011 20:37

      Non so se la domanda nasceva in seguito al mio intervento…ma qua non si parlava di Vendola, si parlava di PD.

      Poi:

      1) chi vota un partito che usa questi slogan evidentemente li apprezza, o quanto meno li tollera o non li considera un problema. C’è anche, è vero, chi considera queste sparate secondarie e pensa che vi sia una qualche forma di innovazione positiva nella Lega. Vedendo il loro contributo al governo, secondo me si sbagliano, con rare e parziali eccezioni, ma non è questo il punto.

      2) Se non si crede di poter convincere gli elettori, anche quelli leghisti, è inutile presentarsi alle elezioni. A maggior ragione se si pensa che l’elettorato leghista non sia così razzista ed estremista, dovrebbero esserci dei margini per recuperare elettori. La verità però è che non ci crede nessuno che questo PD possa convincere chicchessia.

  8. 19/02/2011 21:17

    pure hitler vinse le elezioni. E l’opposizione tedesca era divisa. E magari ci stavano anche quelli contenti se i comunisti venivano arrestati e chi considerava democratico e legittimo il il governo di hitler.Finirono tutti nei campi di concentramento…

  9. 20/02/2011 01:56

    Rosso vivo

    Allora perdiamole le elezioni…nonsamà le vinciamo e ci accostano ad hitler…ma che ragionamento è?

    Poi: in ogni paese oltre ad un partito o ad una coalizione vincente vi è una opposizione di solito non molto più piccola dell’avversario vincente…non mi sembra però che tutti si sforzino di coinvolgere gli avversari nel proprio schieramento solo perchè “rappresentano una parte consistente del paese”.

  10. 20/02/2011 14:46

    Guarda che se ne facciamo una questione di tattica politica per vincere le elezioni, le parole di Bersani non stanno in piedi:
    – se vuoi far saltare l’alleanza tra Lega e Berlusconi, lo fai rivolgendoti agli elettori della Lega, perchè i dirigenti di quel partito sono fra i pochi che ascoltano il proprio elettorato
    – la base della Lega è composta di razzisti retrogradi, e non voterà mai il PD, quindi non c’è motivo di sdoganarla
    – una seconda constituency della Lega è composta da persone che vogliono una soluzione ai propri problemi, si tratti di lavoro o di sicurezza, e la individuano in un partito che offre un approccio al tempo stesso radicale e conservatore: a questo elettorato, di cui è giusto riconoscere le domande, bisogna saper offrire risposte diverse e più convincenti
    – è di questo, e non di razzismo, che bisogna parlare.

    Anche perchè Bersani non ha detto che gli elettori della Lega, in parte o in tutto, non sono razzisti: ha detto che non lo è il partito. E questo da una parte non crea alcuna tensione fra la loro base ed i loro dirigenti, dall’altra ne crea fra la base del PD (anche quella non giustizialista, ma semplicemente tollerante) ed il suo segretario.
    Che non mi sembra un’alzata d’ingegno…

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