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Fazio a processo per eterodossia economica

23/04/2011

Per il pubblico ministero, ha scritto giovedì il Sole 24 Ore, il ruolo di Antonio Fazio nelle scalate bancarie del 2005 è paragonabile a quello di un ministro della Difesa che “dicesse ai soldati di sparare sui cittadini inermi”. Tuttavia, al processo sull’operazione Unipol-Bnl, l’ex governatore della Banca d’Italia merita le attenuanti generiche, perché si è presentato in aula “a riaffermare l’ideologia che lo ha pervaso: quella di una visione medioevale della vigilanza, confermando che quello che ha fatto lo rifarebbe”.
Già il fatto che tale conferma sia posta tra le attenuanti è significativo. D’altra parte, fa una certa impressione leggere queste parole sul quotidiano della Confindustria, dove tante volte, a suo tempo, ci è già capitato di leggerle tali e quali (“ideologia… visione medioevale…”). Ma nelle pagine degli editoriali, non della cronaca giudiziaria. Colpisce sentire quelle espressioni da un pm, le stesse espressioni usate dai protagonisti di uno scontro di potere, ma anche di dottrina, teorico, accademico (e se si vuole, per l’appunto, ideologico), vederle scivolare da giornali e aule universitarie direttamente in un’aula di tribunale.
La requisitoria è così riportata dal Corriere della Sera: “Fazio, riaffermando una visione medioevale della vigilanza, ha voluto farci partecipare al testamento della sua gestione, per fortuna passata”. Repubblica parla di “politica autarchica in difesa dell’italianità delle banche”. Sembra un processo per eterodossia economica.
Non sorprende che gli stessi giornali che allora, a indagini neanche iniziate, diedero a queste vicende più spazio che all’undici settembre, le confinino ora nelle pagine interne. All’epoca, sulla stampa, il primo capo d’accusa era proprio la medioevale difesa dell’italianità. Medioevale, s’intende, rispetto al modello anglosassone, perché la modernità era quella (Lehman Brothers, Abn Amro…) 
“Di vicende così gravi in giro per il mondo ce ne sono poche”, dice la requisitoria. “A mettere in piedi una cordata italiana raccogliticcia fu il Governatore di Bankitalia. E la Banca d’Italia di Fazio non era un organismo di vigilanza ma uno dei giocatori in campo”. Viene da chiedersi a quali paesi del mondo alludano i magistrati. Per gli Stati Uniti, basterebbe leggere il best-seller di Andrew Ross Sorkin, giornalista del New York Times, “Too Big To Fail”, in cui si raccontano nei dettagli le riunioni convocate nel 2008 da Hank Paulson, allora ministro del Tesoro di George W. Bush, con il governatore della Federal Reserve, Ben Bernanke, e tutti i principali banchieri americani. Riunioni svolte al preciso scopo di organizzare salvataggi, scalate e contro-scalate, con tanto di telefonate ai vari regolatori, americani e stranieri (e nemmeno un’intercettazione).
Del resto, in quella stessa estate del 2005 in cui Fazio finiva nei guai, la Fiat effettuava tramite Exor un’operazione che si è meritata un processo per reati molto simili, in cui però l’intento di tutelare “l’italianità” dell’azienda è stato il principale argomento della difesa (argomento di cui peraltro Sergio Marchionne non pare aver conservato memoria). Quanto all’accusa, ecco il resoconto del Corriere dell’8 gennaio: “Se gli imputati sono i ‘migliori’ nel loro campo, ha detto a un certo punto della requisitoria il pm, ‘lo Stato pretende che i migliori rispettino la legge. Ma non sottovaluto i loro meriti, la loro storia, cultura e il loro ruolo in questa città e nella società, per questo propongo per loro le attenuanti generiche’”. Altro che spari sui cittadini inermi.
D’altra parte, quanto sia cambiato l’orientamento delle classi dirigenti di tutto il mondo su questi temi, dopo la crisi, non c’è neanche bisogno di dirlo. A leggere i giornali, il processo ad Antonio Fazio somiglia dunque a un caso di studio: un processo per eresia cominciato in piena Controriforma, ma arrivato a sentenza dopo il Concilio Vaticano II. Rispetto ai complicati reati finanziari in questione, naturalmente, saranno i giudici a valutare innocenza o colpevolezza di Fazio, così come del suo coimputato più famoso, l’ex capo di Unipol Giovanni Consorte. Ma la campagna di stampa del 2005 meriterebbe di essere ristudiata articolo per articolo. Come suol dirsi, col senno di poi. Non solo nei suoi effetti giudiziari (e politici), ma anche nei suoi effetti economici.
Nel momento decisivo della crisi, rompendo gli indugi, Bernanke disse a Paulson: “Non ci sono atei nelle trincee e non ci sono ideologi nelle crisi finanziarie”. Ma chissà se è mai stato alla Bocconi, Bernanke. (il Foglio, 23 aprile 2011)

10 commenti leave one →
  1. 23/04/2011 22:04

    C’è una bella differenza: nè Paulson nè Geitner si sono adoperati per favorire una banca a scapito di un’altra, ma hanno lavorato per una soluzione di sistema (e semmai hanno dovuto rincorrere le banche per convincerle a partecipare.)
    Sono stati insomma degli arbitri molto attivi, ma in modo uguale per tutti.

    • francesco cundari permalink
      23/04/2011 22:15

      è una differenza che deve essere sfuggita agli azionisti di Lehman Brothers.

  2. 23/04/2011 22:58

    Eh no, c’è una bella differenza fra lasciar fallire e boicottare: la differenza che passa fra una scelta legittima e prevista dalle norme, per quanto poi se ne siano pentiti, ed un’ipotesi di reato.

    Inoltre c’è un punto che non sottolinei: stai paragonando una situazione di crisi in cui nel giro di qualche settimana, e nei casi più gravi di un paio di giorni, si trattava di salvare il salvabile del sistema finanziario mondiale, ad una politica di gestione del mercato finanziario di un Paese portata avanti per anni, nella buona e nella cattiva sorte, allo scopo di preservare lo status quo e i poteri consolidati.

    Poi se vogliamo riabilitare Fazio e pensare che stesse facendo l’interesse dei risparmiatori tanto per dare addosso ai giudici e ristabilire il primato della politica, anche per interposta persona, per carità, si può dire tutto…

    • francesco cundari permalink
      23/04/2011 23:20

      il confine tra arbitraggio “attivo” ma “sistemico”, ispirato al bene supremo della nazione, eccetera eccetera, e arbitraggio parziale, brutto, sporco e criminale, mi pare assai labile, e opinabile. E anche sul “previsto dalle norme” ci sarebbe molto da discutere: se le interpretiamo come qui si interpretano per i nemici, solo quanto ad aggiotaggio, Paulson, Geithner e Bernanke andrebbero spediti a Guantanamo. Infine, ti faccio notare che se Fazio avesse fatto quello che suggerivano i suoi interessati critici, quelli della “concezione medioevale” e di tutti gli altri slogan con cui ci hanno riempito la testa per anni, le nostre banche non sarebbero state tra le poche a non aver bisogno di salvataggi statali (peraltro assai complicati, con il nostro debito pubblico).

  3. 23/04/2011 23:33

    Cerco di farla semplice, perchè non tutti hanno letto quel libro, e non vorrei che dal tuo post qualcuno pensasse che Paulson e Geitner han fatto sostanzialmente quel che ha fatto Fazio:

    – Dire che “Fazio è a processo per eterodossia economica” non è vero, semplicemente: è a processo perchè, nel ruolo di arbitro, ha dato una mano ad un giocatore a scapito di un altro, fuori dalle norme e da qualsivoglia situazione emergenziale che possa legittimare eccezioni

    – Paulson e Geitner non hanno abusato di alcun potere, anzi: uno dei problemi maggiori è che di poteri non ne avevano, e dovevano limitarsi ad una moral suasion particolarmente intensa

    – Si sono trovati in una situazione di crisi (paragonabile ad uno stato di calamità naturale, per intenderci, e chiunque sia stato testimone di quegli eventi può confermare che non c’era nulla, ma proprio nulla, di opinabile) e hanno usato la moral suasion nello stesso modo per tutti (tanto che i prestiti e le richieste di garanzie contenevano le stesse condizioni, e che tutte le banche sono state persuase a sottoscriverli, che ritenessero di averne bisogno o meno)

    – In tutto questo tutti i soggetti, dalla Fed alle banche, si ponevano il problema della legittimazione del governo ad intervnire così pesantemente, ma si era in una situazione di crisi e non si facevano favoritismi. Lehman è saltata per aria perchè, come avrai letto, aveva i conti peggiori di tutti, e ciononostante più tardi lo si è considerato un errore di politica economica (ma senza alcun rilievo giudiziario)

    – Detto questo, è vero che la chiusura delle banche italiane le ha preservate dalle conseguenze peggiori dell’esplosione dei derivati. Ma è come dire che gli Amish sono i più furbi di tutti perchè se c’è un black-out loro non ne risentono.

    • francesco cundari permalink
      23/04/2011 23:56

      evidentemente non abbiamo letto lo stesso libro, non viviamo sullo stesso pianeta e non parliamo della stessa storia (quella delle vicende di Bear Stearns, Fanny Mae e Freddy Mac, Lehman, Aig, ecc. ecc.). Ma la discussione rischia di diventare noiosa. Le rispettive posizioni mi sembrano chiare (specialmente dopo il tuo parallelo tra la crisi finanziaria e una “calamità naturale”). Voglio solo dirti che su Fazio io non ho idea se sia responsabile o meno di questo o quel reato, non ho sufficienti informazioni per dirlo, e quelle che ho le ricavo dai giornali, dove fino a un minuto prima di pestare i piedi sbagliati era un maestro di morale, un asceta, un’autorità spirituale e una riserva della Repubblica, e un minuto dopo un personaggio del Satyricon. Valuteranno i giudici. Certo, da quello che ho letto sui giornali, e anche in questa discussione, io di reati continuo a vederne pochini.

  4. 24/04/2011 09:43

    Detto che apprezzo spesso le tue analisi, in questo caso non ho ben capito: se vuoi tracciare un parallelo fra il modo in cui Fazio interpretava il proprio compito e Paulson/Geitner, quel parallelo, proprio per come le proponi tu, non regge perchè la finanza italiana non era “in trincea”. Ed era quella e solo quella la giustificazione per le azioni del Tesoro e della Sec.
    Da cui l’idea di “calamità naturale”: non perchè non fosse prevedibile causata da alcune scelte legislative ed economiche, ma perchè improvvisa ed emergenziale.

    Se invece vuoi dire che i giornali italiani(e buona parte degli opinionisti) passano dall’incensare al deridere con grande nonchalance e senza argomentazioni ragionate, beh allora sfondi una porta aperta!

    Buona Pasqua!

  5. 24/04/2011 09:50

    P.S. A meno che non stai cercando di dire che Fazio avesse capito in anticipo la portata distruttiva degli strumenti finanziari, non pensasse che l’unico modo di mitigarne le conseguenze fosse di impedire l’ingresso di banche straniere in Italia anche a costo di sacrificare la propria terzietà e di intervenire attivamente per mantenere in piedi un sistema non competitivo e troppo caro per i consumatori, e che questa sia stata dall’inizio l’unica giustificazione di ogni suo comportamento.

    Se fosse così (?!), avrebbe meglio tutelato l’interesse dell’Italia condividendo queste preoccupazioni, e ne avrebbe beneficiato anche il dibattito mediatico del 2005.

  6. francesco cundari permalink
    24/04/2011 11:00

    per essere breve andrò con l’accetta su questioni complesse e controverse, su cui, naturalmente, non ho certezze, ma solo dubbi. spero che l’esigenza di sintesi non sembri stizza (a proposito, grazie, buona Pasqua anche a te). Dunque, in disordine: Fazio a me non è simpatico, non ho mai pensato fosse un santo, né quando i grandi giornali lo santificavano né quando lo demonizzavano. Semplicemente, non penso che la caccia alla volpe sia un buon modello per il dibattito pubblico di una società pluralista, quale, del resto, non è la nostra (se questo aspetto ti interessa, ne ho scritto a suo tempo, dicembre 2005, qui: http://www.leftwing.it/old/index.php?id=522). Quanto al resto: trovo veramente singolare la tua fiducia negli “arbitri” e (immagino) nei guardalinee di questo sistema, dai diversi regolatori alle società di revisione e di rating, e in tutte quelle “regole” cui ti appelli e che consideri gravemente violate da Fazio (e non da altri). Io ne ho di meno. Ma in ogni caso, come puoi sostenere che salvando Bear Stearns prima, poi lasciando fallire Lehman, poi varando il più massiccio piano di aiuti statali mai fatto (e poi, e poi, e poi… conosci la storia), governo e regolatori non abbiano favorito alcuni a scapito di altri? E che hanno fatto, allora, perso tempo? Davvero puoi pensare che non abbiano “alterato” i valori di borsa, condizionato le aspettative degli operatori, eccetera eccetera? E che, scherzavano? Ti prego di batterti con il palmo sulla fronte, scuoterti e tornare in te! Infatti tu stesso un minuto dopo sostieni che il punto decisivo è la situazione di “emergenza” che giustificherebbe le azioni del Tesoro e della Sec. (dunque non erano così limpide, se vanno giustificate, no?). Ma allora, dimmi, chi stabilisce come e quando scatta l’emergenza, da che punto esatto comincia, ed è tana libera tutti, e quando no, o non ancora? Infine: davvero pensi che Fazio fosse il “custode degli equilibri di potere consolidati”, nel 2005, e cioè nel momento in cui a fargli una guerra mondiale (e ad accusarlo di questo) erano tutti i principali quotidiani italiani, a cominciare dal Corriere della Sera e dai loro editori (ricorderai le interviste di Geronzi, Tronchetti, Montezemolo, Della Valle…). Vuoi forse sostenere che lo “status quo” del sistema finanziario italiano fosse allora rappresentato da Fiorani e Ricucci? E che il Corriere o il Sole 24 Ore, Tronchetti o Montezemolo fossero la voce dei newcomers ostracizzati e marginalizzati dai potenti? (mi fermo qui perché se no non la finisco più).

  7. 24/04/2011 17:02

    Al di là della fiducia nelle regole (poca) e negli arbitri (ancora meno), io da una parte vedo qualcuno che ha affrontato una situazione di emergenza coinvolgendo tutti i soggetti e compiendo anche errori, ma per preservare la stabilità del sistema credito (e quindi ovviamente influendo sugli eventi, ma con obiettivi generali), dall’altro vedo qualcuno che ha sacrificato il proprio ruolo di arbitro per combattere una lotta di potere (magari da una posizione debole, certo) allo scopo di mantenere equilibri che con gli interessi dei risparmiatori e degli investitori avevano nulla (o poco) a che fare…

    Però capisco che tu invece ci vedi una somiglianza maggiore, e magari il processo a Fazio sarà un’occasione per farla emergere.

    Ti rinnovo gli auguri, e torno a digerire l’agnello…

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