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Di questi tempi, in questo paese

06/07/2011
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Quando decidemmo di chiamare questa rubrica “Hotel Lux” non potevamo immaginare che la nostra metafora avrebbe improvvisamente preso vita, materializzandosi sulle televisioni di tutto il mondo senza nemmeno avvisarci prima: l’albergo in cui a Mosca venivano ospitati, spiati e all’occorrenza fatti sparire i massimi dirigenti dei partiti comunisti di tutto il mondo, per fortuna, non esiste più; in compenso, come si vede, esistono ancora vari confortevoli Sofitel, come quello in cui Dominique Strauss-Kahn ha passato una delle sue ultime notti da direttore del Fondo monetario internazionale, prima di essere sbattuto in galera, costretto di fatto a dimettersi per ottenere almeno gli arresti domiciliari, e ora – grazie a un’intercettazione telefonica effettuata quasi due mesi fa – improvvisamente rilasciato, appena tre giorni dopo la nomina del suo successore alla guida del Fondo monetario. Dovessimo cominciare oggi una rubrica in cui commentare regolarmente le vicende della sinistra su questo giornale, di questi tempi, in questo paese, proporremmo dunque di chiamarla, più semplicemente, “Sofitel”.
Adesso però non sarebbe male rifare la strada al contrario. Ripercorrere passo passo il dibattito che sul caso Strauss-Kahn si è sviluppato nel mondo, negli Stati Uniti, in Francia e anche in Italia, con tutto quello che ci ha girato intorno. Rivedere il film in soggettiva, dall’angolo visuale di una cella degli Stati Uniti d’America, in quei primissimi giorni: gli attacchi ricevuti in nome delle donne, in nome degli immigrati, in nome dei musulmani, in nome del proletariato. Ricominciare il giallo a partire dalla soluzione, come un episodio del tenente Colombo, per capire esattamente come ci siamo arrivati. Ripensare al ruolo che hanno giocato, in quella primissima fase, che è quasi sempre decisiva nel determinare gli orientamenti dell’opinione pubblica e degli stessi giudici, mille diverse personalità, gruppi, semplici cittadini. Tante voci diverse che sono diventate subito un coro. In molti, ciascuno a proprio modo, hanno contribuito da subito alla creazione di un clima in cui anche un’evidente assurdità come quella che allora stava capitando a Strauss-Kahn finiva per apparire credibile, persino giusta e meritata. Fino al momento culminante della tragedia, il climax nel processo di “mostrificazione” dell’imputato, con l’ingresso in tribunale del ricco ed elegante Strauss-Kahn – l’ex direttore del Fondo monetario internazionale, l’ex potenziale candidato socialista alla presidenza della Repubblica – tra due ali di cameriere, quasi tutte di colore, radunate a bella posta da quei sindacati americani che tanto spesso ci sentiamo portare a esempio in Italia. Tutte lì, in divisa, accalcate contro le transenne, a gridare contro l’imputato. Portate lì con i pullman, come fosse una manifestazione, a godere i loro trenta secondi di rivincita sociale.
L’impressione è che nei prossimi anni, in America come in Europa, e forse in Italia più che altrove, ci sarà un gran bisogno di istituzioni democratiche solide e di rigide norme a tutela dei diritti individuali, di robuste garanzie per gli imputati e di buoni avvocati. E di leader politici, giornalisti, ministri e ufficiali di polizia di fermi principi e dai nervi saldi: la Grecia brucia sotto i nostri occhi e in tutti gli autorevoli interventi che si susseguono al riguardo, a Roma come a Bruxelles, si avverte un inconfondibile profumo di anni Trenta. Crisi economica, ingiustizia sociale e spirito di rivalsa delle classi medie impoverite costituiscono da sempre l’ambiente peggiore per la democrazia liberale, il meno ospitale e il più insidioso. Ci sarà bisogno di argini alti e solidi, nel centro di New York come nel mezzo della Val di Susa, dinanzi al montare della rabbia e del disincanto, quotidianamente eccitati da tanti variopinti pifferai della reazione. E ci sarà bisogno di luoghi in cui anche uno straniero, un disertore o un dissidente possa trovare asilo, al margine delle strade battute dalle ronde nemiche, nelle pause delle battaglie che verranno, e che saranno, verosimilmente, più spietate che mai. Possa ciascuno di quei rifugiati di domani trovare un luogo simile nel nostro paese, in qualche angolo nascosto, per il tempo che gli sarà necessario. (il Foglio, 6 luglio 2011)

3 commenti leave one →
  1. sonc. permalink
    06/07/2011 16:47

    sono talmente vecchia che mi ricordo di quando eri astemio.

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