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Più luce

30/12/2012

Una settimana fa o giù di lì ho sentito al telegiornale una notizia che mi ha colpito: a Frosinone il comune si lamentava dei continui furti delle luci che addobbavano gli alberi di Natale disposti dall’amministrazione lungo le strade della città. Può darsi che dietro ci fossero dei ladri qualsiasi intenzionati a rivendersele, così com’erano o come materie prime. Ma può anche darsi che avesse ragione il giornalista, secondo il quale si trattava semplicemente di cittadini che volevano addobbare il proprio albero di Natale a spese del comune. O meglio – e questo è proprio quello che mi ha dato da pensare – a spese degli alberi di Natale della città in cui vivevano, delle strade che percorrevano ogni giorno e dove probabilmente passavano anche più tempo di quanto ne passassero dentro casa. Spegnere le luci degli alberi di Natale delle proprie strade, per accendere soltanto l’alberello di casa propria, ecco cosa mi ha fatto riflettere. A colpirmi, insomma, non era la questione morale, ma il punto di vista. Il punto di vista di chi preferisce un alberello acceso dove è il solo a vederlo, al massimo con qualche familiare e amico, a un intero viale di alberi di Natale illuminati. Il punto di vista di chi preferisce illuminare una stanza di casa propria piuttosto che la strada in cui passa tutti i giorni, come se questa gli appartenesse meno di quella. Come se ciò che è di tutti fosse proprio per questo non già un bene comune, ma terra di nessuno. Come se ciò che è per tutti – e questa è la cosa più preoccupante – fosse sentito da ciascuno come estraneo. Insomma: come se l’unica felicità possibile fosse quella privata, individuale, separata, che solo la proprietà esclusiva può assicurare. Ma qui non stavamo parlando mica della battaglia per il controllo delle società municipalizzate, dell’Eni o delle ferrovie. Non era la solita discussione astratta tra fautori di un ritorno a un più forte ruolo dello stato e della politica (tra i quali mi annovero) e sostenitori del liberismo e del mercato come misura di tutte le cose. Stavamo parlando di lucine. Stavamo parlando di alberi di Natale. Ecco, ho pensato, stiamo messi male. E non è che io sia una persona molto religiosa, né che ami particolarmente il Natale, tutt’altro. Ma non è una questione di religiosità. Infatti tutta questa storia mi è tornata in mente solo ieri sera, durante la festa per la chiusura della campagna per le primarie di Matteo Orfini, dove ci siamo ritrovati a parlare di quando le sezioni si chiamavano ancora sezioni e di tante altre cose (l’occasione specifica era la presentazione del mio libro, per unire l’utile agli utili). E insomma adesso non è che posso riassumervi qui tutta la storia dei miei quindici anni di vita da militante di partito, conclusi nel maggio del 2007 per ragioni che non c’è motivo di rivangare. Volevo solo dirvi che io domattina andrò a votare alle primarie del Pd, anche se le primarie non mi piacciono tanto, e che voterò per quello che allora, quando le sezioni si chiamavano ancora sezioni, era il mio segretario di sezione: Matteo Orfini. Perché ieri sera mi sono reso conto che per amore dei particolari spesso non capiamo niente dell’insieme. Perché per entrare o uscire da un partito non basta prendere o restituire una tessera. Perché ci sono molte più cose tra lo spirito del Natale e un qualsiasi alberello in plastica di quante ne sognino le nostre filosofie. Perché è venuto il momento di accendere un po’ di lucine, anche in mezzo alla strada, soprattutto in mezzo alla strada, anche se non mancano i ladruncoli e nemmeno i delinquenti di professione. Perché ci vuole più luce. E per avere più luce c’è bisogno di uscire.

presentazione

2 commenti leave one →
  1. 30/12/2012 10:08

    io a votare non ci sono andato. perchè stavo a Genova e Genova non è Roma. Spero che Matteo riesca ad entrare in Parlamento

  2. patrizia moreschi permalink
    04/01/2013 21:07

    Smettere di fumare come

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