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Una buona ragione

05/11/2013

La posizione tenuta in questi giorni dai sostenitori di Matteo Renzi sul caso Cancellieri – con alcune meritorie eccezioni, come quella di Simona Bonafè – non fa loro onore. E secondo me nemmeno comodo. Tanto più dopo la giravolta compiuta sull’indulto. Per non parlare del numero fatto da Renzi alla Leopolda sul caso Scaglia e sulla giustizia da riformare a prescindere da Berlusconi. Si rischia così di trasmettere l’idea di un piccolo gruppo di persone pronte a tutto pur di scalzare Letta da Palazzo Chigi e prenderne il posto, ansiose di affrettare i tempi e per questo disposte a sposare qualsiasi posizione. La battaglia garantista, la presa di distanza da un certo modo di concepire la lotta politica e il rapporto con la giustizia, la rivendicata alterità rispetto a un certo establishment dell’antiberlusconsimo, tutto questo non era un aspetto secondario del profilo e della proposta politica del candidato Renzi. Personalmente, era anzi quello che apprezzavo di più. Ma soprattutto era uno dei suoi punti di forza nel dialogo con un elettorato non di sinistra, con la cultura liberale, con berlusconiani delusi e moderati in cerca di punti di riferimento. Abbandonare con tanta disinvoltura quell’approccio per inseguire Beppe Grillo sul suo terreno non so se sia una scelta azzeccata, anche tralasciando il merito della questione e guardando solo all’interesse del candidato Renzi. Quanto al merito, mi pare che molte testimonianze al di sopra di ogni sospetto, da quella di Luigi Manconi a quella di Ilaria Cucchi, abbiano chiarito che la Cancellieri il suo doveroso interessamento non lo ha dedicato solo alla sorte di Giulia Ligresti, ma anche a decine di altri casi meno noti. E comunque, per quanto mi riguarda, considererei una buona ragione per chiedere le dimissioni di un ministro della Giustizia il fatto che qualcuno avesse passato in carcere un giorno in più del dovuto, non uno in meno.

P.S. Per i futuri studiosi della mia opera segnalo che sull’Unità di oggi mi sono occupato di nuovo di quello che considero un pericoloso equivoco, a proposito dei cosiddetti rinnovatori del Pdl e della loro idea di rinnovamento, passando dall’ultima polemica sulle primarie. Quello che penso sul congresso del Pd invece l’ho detto a Formiche.

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