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Il riqualificatore

01/12/2013

Matteo Renzi è rapido, efficace, brillante. Il che è più o meno tutto quello che serve, o almeno che servirebbe, se si trattasse di un detersivo. In politica però non è che sia poi così nuovo, questo approccio tutto basta chiacchiere-basta giochini-ora le cose bisogna farle. Lo schema è semplice: da anni non si riesce a trovare un accordo in parlamento per cambiare la legge elettorale? Basta chiacchiere, si presenta la proposta del Pd alla Camera, dove il Pd ha la maggioranza, e si va avanti su quella. Da anni non si riesce a riformare la Costituzione? Basta giochini, si fa una proposta chiara e semplice, si taglia via il Senato che costa troppo, e la si approva alla svelta. Ora il punto non è tanto che, se la maggioranza ce l’hai solo a Montecitorio, puoi andare avanti quanto vuoi, ma quando arrivi davanti a Palazzo Madama tocca che ti fermi (figuriamoci con la riforma della Costituzione, per cui serve, giustamente, una maggioranza qualificata, e anche un certo tempo). Il punto è l’approccio di chi ripete sempre che i problemi sono chiarissimi, che ne abbiamo discusso fin troppo, che ora le cose si tratta soltanto di farle. Il che è anzitutto un modo di farsela facile, se non si hanno grandi argomenti da portare alla discussione, se non si ha niente di nuovo da dire. Come se poi davvero sul merito fossimo tutti d’accordo. Come se tutti i più essenziali problemi dell’economia, della società e della politica italiana dipendessero soltanto da questa nostra stramaledetta pigrizia. Come se lo sapessimo tutti benissimo da decenni come rilanciare la crescita, creare occupazione, regolare l’immigrazione, garantire la sicurezza, far rifiorire l’industria, la democrazia rappresentativa e gli investimenti in alta tecnologia, e fossimo pure tutti d’accordo sul come, sul quando e sul perché. E insomma, mannaggia alla miseria, saremmo da decenni all’avanguardia del mondo per ricchezza e qualità della vita, se non fosse che non ci va di alzarci dalla poltrona, che preferiamo dormire fino a tardi e rimandare sempre le riforme necessarie al giorno successivo, se non fossimo così maledettamente svogliati. E invece io penso che gran parte dei problemi che abbiamo ereditato dal ventennio che abbiamo alle spalle li dobbiamo esattamente alle cose che in questi venti anni abbiamo fatto. Perché ne abbiamo fatte di cose, anche a sinistra, in questi venti anni. Ed è molto più difficile e doloroso ammettere che abbiamo fatto anche qualche cosa che tanto buona non si è rivelata, piuttosto che rifugiarsi nel solito ritornello della mancanza di governabilità, l’unico vero punto in comune che abbiamo sempre avuto con Berlusconi. Ma questo modo di ragionare, che è poi il vero elemento di continuità tra la storia del centrosinistra e la logica della rottamazione, semplicemente non funziona, perché è infantile. E vecchissimo. E’ da quando sono piccolo che sento ripetere questo genere di aforismi. “Eeeh, la verità è che a Roma, per risolvere il problema del traffico, bisognerebbe abbattere tutto e ricostruire da capo…”. “Eeeh, la verità è che in Italia, per risolvere il problema del fisco, bisognerebbe cancellare tutte le leggi e riscriverle da capo…”. Senza capire che il risultato sarebbe nel primo caso una città fantasma e nel secondo un romanzo fantasy. Quando dall’adolescenza si passa alla maturità, e dal bar si passa al talk show, a questo genere di esempi si preferisce di solito qualche “grande riforma” – della scuola, della sanità, delle istituzioni – ma la sostanza non cambia: se le cose non funzionano, bisogna buttare tutto e ricominciare da capo (il che offre anche il non trascurabile vantaggio di mandare al macero ogni possibile discussione su cosa precisamente non funzionava, e chi ne portava la responsabilità). E’ da vent’anni che andiamo avanti così, e il risultato, a mio personale modo di vedere, è che le cose le facciamo sempre peggio. E ci credo: perché le città non si risanano con i bombardamenti a tappeto. E la politica non si cambia con i referendum a cascata, tantomeno con leggi elettorali concepite all’insegna del motto: the winner takes it all (per chi non avesse familiarità con l’inglese: “Chi vince se pija tutto er cucuzzaro”). Perché in tutte le cose della vita, dall’urbanistica alle relazioni sentimentali, l’unico modo di ricominciare da capo davvero è accettare di fare i conti con le cose per come sono e non per come ci piacerebbe che fossero, anche se questo richiede un’altissima soglia di tolleranza per le tante che non ci piacciono affatto, e per tutte le nostre e altrui imperfezioni, mancanze, storture, che non accettano di farsi rottamare tanto facilmente. Perché l’unico modo di cambiare davvero le cose non è l’illusione sbrigativa della rottamazione, ma una lenta, noiosa, faticosissima opera di riqualificazione, che naturalmente è fatta anche di demolizioni, ma di demolizioni mirate, concertate, inserite in un piano e in un lavoro collettivo che in pochi anni può cambiare il volto a interi quartieri e far rinascere una città. In pochi anni, però. Non in pochi giorni. Tutto il resto, invece, è sempre la solita maledetta coazione a ripetere di leader e partiti sempre più poveri di consenso che chiedono sempre più poteri, sempre più esorbitanti premi di maggioranza e garanzie di governabilità. Come se in questi anni, del potere e della governabilità di cui hanno goduto, avessero dato una buona prova. E insomma, sinceramente, non me la sento proprio di votare un altro leader che sappia dire solo che vuole un partito più docile, una maggioranza più obbediente, un parlamento più servizievole. Non voglio un leader che se la faccia facile. Vorrei qualcuno che provasse a farsela – e a farcela – almeno un pochino più difficile, non per snobismo o per il gusto di complicarsi la vita, ma perché lo è: perché i problemi dell’Italia, del mondo e dell’umanità non sono facili, e perché non siamo tutti d’accordo su come risolverli. Quello che serve, insomma, non è un rottamatore, ma un riqualificatore. Paziente, garbato, tollerante. Perché, onestamente, non ne posso più del fanatismo ideologico e dell’estremismo impolitico di chi sa solo dire che fa tutto schifo, che è tutto da rifare. Io questa volta voto il candidato più moderato, che non per caso, secondo me, è anche quello più di sinistra. Nonché l’unico a non avere mai organizzato una Leopolda.

7 commenti leave one →
  1. Anonimo permalink
    02/12/2013 14:42

    Documento prolisso,mette in discussione tutto e non cambia neanche una virgola dell’esistente,sembra un volantino delle BR.

    • francesco cundari permalink
      02/12/2013 19:44

      Se mi ripromettessi di “cambiare l’esistente” da un blog sarei da ricovero (o perlomeno candidato alla segreteria del Pd)

  2. marco permalink
    02/12/2013 20:09

    Non scherziamo Francesco. In questo ventennio si è distrutta la sinistra inginocchiandosi di fronte a B. e perdendo delle elezioni già vinte. Cuperlo rappresenta l’apparato, una classe dirigente che si sente moralmente ed intellettualmente superiore ma che non ha da insegnare o proporre proprio nulla a nessuno. E’ proprio da qui che nasce il fenomeno Renzi, fenomeno certamente discutibile ma, scusami, molto più credibile di chi per anni ci ha raccontato di voler combattere il berlusconismo finendo poi per governarci insieme. Se devo votare D’Alema preferisco almeno che abbia il baffo e non la erre moscia.

    • francesco cundari permalink
      02/12/2013 22:30

      suggerirei di scegliere: o gli argomenti di Berlusconi – l’apparato, la sinistra che si sente antropologicamente superiore (che peraltro è a sua volta una rivendicazione di alterità antropologica), la doppiezza… – o l’accusa di essere subalterni a Berlusconi

  3. 03/12/2013 15:37

    Quindi #Civoti?

  4. Marco permalink
    03/12/2013 17:32

    Caro Francesco purtroppo non c’è proprio nulla da scegliere perchè la sinistra ha portato con sè per troppi anni questa contraddizione inaccettabile: da un lato professava la sua superiorità e alterità morale rispetto alla destra finendo però per farci accordicchi e governarci insieme. Dunque perchè si dovrebbe votare Cuperlo che rappresenta questa continuità? Cosa avrebbe di sinistra quest’uomo? L’essere garbato e pseudo-intellettuale? Per cortesia. A questo punto se si vuole dare una connotazione più di sinistra al proprio voto si sostenga Civati. Finiamola di dire che l’attuale classe dirigente del Pd sia di sinistra perchè è una grossissima balla supportata da tristi ed inequivocabili fatti.

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