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Etica del tradimento

24/03/2014

La stampa spagnola oggi si occupa quasi esclusivamente della morte di Adolfo Suarez, avvenuta ieri pomeriggio. Tutti gli rendono omaggio come a un padre della patria, uno statista, un eroe: dal re al capo del governo, dai leader dell’opposizione a giornalisti, commentatori, intellettuali di destra e di sinistra. E pensare che quando si dimise, dopo avere condotto in porto in appena due anni una transizione senza precedenti dalla dittatura alla democrazia, riuscendo in pratica a far “suicidare” un regime in piedi da quarant’anni senza che fosse sparato un colpo, era probabilmente l’uomo più impopolare e disprezzato di tutta la Spagna. Lo ricorda Javier Cercas in quel capolavoro che è “Anatomia di un istante”, libro singolarissimo incentrato sul momento in cui, mentre il parlamento spagnolo sta già votando la fiducia al successore di Suarez, un gruppo di militari al seguito del tenente colonnello Tejero irrompe nell’emiciclo, ordina ai parlamentari di gettarsi a terra e comincia a sparare. E immobili al loro posto, mentre gli spari rimbombano tutto attorno a loro, rimangono solo in tre: Suarez, l’anziano generale Gutierrez Mellado (suo ministro della Difesa) e Santiago Carrillo, il segretario del Partito comunista da poco legalizzato, dopo quarant’anni di clandestinità. Tra le molte imperscrutabili ragioni che spiegano il loro comportamento (registrato per caso dalle telecamere della tv pubblica che stavano riprendendo la seduta) sta il fatto che in quel momento la democrazia appena nata sembrava spacciata, e spacciati prima di ogni altro sembravano proprio quei tre, i tre traditori: il traditore del franchismo Suarez (che dentro il Movimento aveva fatto tutta la sua brillante carriera), il traditore dell’esercito Gutierrez Mellado (che nel 1936 aveva combattuto al fianco dei golpisti di Franco, mica dei difensori della democrazia) e il traditore della patria per antonomasia, il comunista Carrillo (ma anche, come Suarez e Gutierrez Mellado, traditore dei suoi, avendo accettato di rinunciare a ogni regolamento di conti e a ogni prospettiva rivoluzionaria in cambio della legalizzazione, vale a dire: della democrazia). E’ per questo che Cercas parla di una “etica del tradimento”, osservando che senza quei tre “traditori” l’alternativa alla transizione morbida di Suarez sarebbe stata probabilmente una nuova guerra civile. Dubito che in Italia, dove le accuse di tradimento, complotto e congiura sono l’argomento più utilizzato nel dibattito, dai politici non meno che da giornalisti e scrittori, leggeremo mai un libro del genere.

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