Skip to content

Ma quale Dobbs, studiate West Wing

21/11/2014

il FoglioDopo avere saputo che il capo del governo italiano aveva acquistato una copia del suo libro, “House of Cards”, da cui è stata tratta la popolare serie tv, Michael Dobbs ha detto di avere inviato un biglietto a Matteo Renzi, per fargli sapere che si trattava di un’opera di finzione letteraria e non di un libretto di istruzioni. Sarà anche per questo, supponiamo, che un attimo dopo si è sentito in dovere di inviargli anche le istruzioni, invitandolo a reagire alle critiche e alle proteste indossando gli “stivali chiodati”, come Margaret Thatcher. Una strategia che per affrontare i problemi della Gran Bretagna dei primi anni Ottanta avrà avuto pure la sua efficacia, ma che nell’Italia di oggi, come risposta all’accusa di essere la versione italiana della Thatcher, non pare delle più azzeccate. Specie alla vigilia di uno sciopero generale.
Del resto, tutto si può dire di Renzi, meno che non abbia nelle sue corde lo stile del politico che va avanti con i piedi di piombo contro tutto e tutti, sordo alle critiche dei giornali, alle proteste dei sindacati e alle lacrime di Livia Turco. Se poi dallo stile si passa al merito, e si tratta di prendere proprio il programma della Thatcher così com’è, neanche da questo punto di vista sarebbe la prima volta, per Renzi. Il problema è che l’altra volta è finita 60 a 40 per Bersani. Una considerazione che un uomo attento ai rapporti di forza e alle condizioni date come Frank Underwood, il protagonista della serie tv americana ispirata al libro di Michael Dobbs, non avrebbe mai sottovalutato. A differenza, evidentemente, di Michael Dobbs.
D’altra parte, non sarebbe certo la prima volta che una creatura letteraria superi il suo creatore, a meno di non pensare che Tolstoj sarebbe stato capace di sconfiggere Napoleone in campo aperto, o Dante di andarsene a spasso per l’altro mondo. C’è da chiedersi, piuttosto, cosa aspettino nello staff di Palazzo Chigi a suggerire a chi di dovere un’intervista ad Aaron Sorkin, autore di “West Wing”, la serie tv più edificante e progressista che sia mai stata pensata sulla Casa Bianca e sul suo principale inquilino. Nessuno meglio dell’inventore del presidente Bartlet potrebbe rispondere come si deve agli interessati suggerimenti del suo cinico epigono britannico, adattando magari a spin doctor e consiglieri politici, come Dobbs, la sua definizione degli economisti, “messi su questa terra per far fare bella figura agli astrologi”.
Ma naturalmente, in politica più ancora che in economia, tutto è relativo. Come insegna Frank Underwood, il potere funziona come il mercato immobiliare, è tutta una questione di posizione: quanto più sei vicino al centro, tanto più alto è il valore dello spazio che occupi. Quello che Underwood non dice è che in politica, assai più che nel mercato immobiliare, anche il centro è un concetto relativo, e nei momenti di crisi tende a spostarsi piuttosto bruscamente (chiedere per conferma a Mario Monti). Il gioco, insomma, è tutto lì: capire dove sia il centro, e di conseguenza dove sia meglio collocarsi, un attimo prima degli altri.
Trattandosi di previsioni e di azzardo, ovviamente, si può sempre sbagliare. Dunque può darsi persino che abbia ragione Dobbs, e per Renzi la cosa migliore da fare sia dare ordine ai suoi parlamentari in commissione Lavoro di percuotere Cesare Damiano, ripescare i libri di Pietro Ichino e Luigi Zingales dai sotterranei della Leopolda, far saltare ogni mediazione e prepararsi a salutare la manifestazione dei lavoratori dal balcone di Palazzo Chigi a braccetto con Sergio Marchionne e Davide Serra. Può darsi. Ma forse, prima di spingersi tanto in là, bisognerebbe soffermarsi un momento sulla fonte di tali consigli: un uomo che prima di fare lo scrittore è stato a lungo il braccio destro della Thatcher, nonché vicepresidente dei conservatori britannici. Mica dei laburisti. Dunque, se fosse qui, è probabile che Frank Underwood sarebbe il primo a sottolineare che un politico non è un commentatore di calcio, non se ne va in giro a dispensare consigli ai suoi avversari per amore del bel gioco, per il gusto di guardare una bella partita, indipendentemente dalle proprie personali preferenze. E che insomma, anche qui, come sempre, è tutta una questione di posizione.

(il Foglio, 20 novembre 2014)

One Comment leave one →
  1. 22/11/2014 02:47

    Non capiscio.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...