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Nostalgia canaglia

05/06/2015

il FoglioOgni epoca ha i suoi esuli in patria. Profeti inascoltati di un tempo che tarda a venire o nostalgici inconsolabili di una stagione ormai tramontata, comunque di cattivo umore. La loro costante malmostosità è la migliore dimostrazione della verità di un vecchio aforisma: “Non si può fare il broncio ai propri tempi senza riportarne danno”. O se preferite ‒ e se è concesso passare in una riga da Robert Musil a Matteo Renzi ‒ del fatto che c’è un sacco di gente che “farebbe il broncio anche all’arcobaleno”. Di sicuro, soprattutto sul web, ce n’è parecchia che ha seri problemi con la prospettiva, e che il più delle volte, scambiando il passato con il futuro, finisce per confondere i propri personali rimpianti con l’avvenire dell’umanità.
Sta di fatto che tanto disdegno per lo spirito del tempo, la politica e il mondo di oggi si ritrova e si organizza felicemente su internet, scorrazza liberamente sui social network, anima blog, siti e webzine di ogni genere. Non manca nessuno: da quelli che vogliono abbattere il governo Renzi a quelli che vogliono abbattere il capitalismo, da quelli che vogliono rifare il Pci a quelli che vogliono rifare direttamente l’intera Prima Repubblica. Per paradossale che possa sembrare, la rete è tutto un pullulare di nostalgiche rievocazioni del bel tempo andato, gruppi aperti su facebook che celebrano l’epoca in cui la politica e i rapporti umani non si esaurivano in un’amicizia su facebook, tweet che lamentano la superficialità di un pensiero politico ridotto ai 140 caratteri di un tweet, riviste on line che proclamano la superiorità economica e tecnologica del modello di sviluppo sovietico.
Naturalmente c’è nostalgia e nostalgia. C’è il gruppo chiuso (si accede solo dopo avere esibito prova documentale della propria passata militanza nel Partito comunista) “Sono stato iscritto al Pci”, di cui è amministratore Fabrizio Rondolino, che conta tra i suoi iscritti fior di ex dirigenti e ha come ragione sociale “discutere tra il serio e il goliardico di un passato che ci ha legato” (7302 membri). C’è un più combattivo “Facciamo rinascere il Pci”, che conta ben 23.371 membri. E c’è il minuscolo, ma irresistibile, “Partito comunista di Facebook (Marxista-Leninista)”, che di membri ne conta appena 28, forse anche perché nella descrizione si dichiara disposto ad ammettere solo “simpatizzanti comunisti (preferibilmente Maoisti e Marxisti-Leninisti Antirevisionisti)”.
Non mancano poi nostalgie, per dir così, più recenti. Come nel gruppo “Tutti quelli che si sentono ancora di sinistra”. Anche qui i criteri di ammissione sono piuttosto rigidi: “In questo gruppo non accettiamo renziani, rottamatori, carristi…”. Definizione, quest’ultima, che presumibilmente non ha molto a che vedere con i vecchi compagni del Psiup di Tullio Vecchietti (malevolmente definiti “carristi” perché favorevoli all’accordo con il Pci anche dopo l’ingresso dei carri armati sovietici in Ungheria), ed è più verosimilmente riferito a coloro che sono sempre pronti a “saltare sul carro del vincitore” (in poche parole: i sostenitori di Renzi).
Per gli orfani inconsolabili dei tempi di Andreotti e Forlani, si segnalano le pagine facebook “Avere nostalgia della Prima Repubblica” (descrizione: “Si stava meglio quando si stava peggio”), “Una foto diversa della Prima Repubblica. Ogni giorno” (descrizione: “Dirigenti, quadri, funzionari, portaborse, galoppini, sottopanza e spicciafaccende della prima Repubblica glorificati acriticamente”) e l’insuperabile “Ventenni che rimpiangono la Prima Repubblica” (descrizione: “Siamo cresciuti negli anni Novanta e Duemila ma abbiamo tanta nostalgia di Togliatti, De Gasperi, Fanfani, Berlinguer, Moro, Andreotti e Craxi”).
Inevitabilmente, tra i nostalgici dei leader di ieri ci sono pure quelli che non si limitano a fondare una qualche setta dedicata all’attesa millenaristica del loro ritorno, ma vanno a scovarli direttamente sulle loro pagine personali. Lunedì 25 maggio, ad esempio, Achille Occhetto così commenta il successo di Podemos in un asciutto status sulla sua bacheca: “La sinistra rinasce in Spagna. Una sinistra nuova e inedita”. Ma anche quando i protagonisti di ieri cercano di guardare avanti, sono i loro seguaci a inseguirli con le proprie antiche ossessioni. “Forse quella che avresti voluto tu compagno segretario se la svolta non si fosse bruscamente interrotta nel ’94…”, gli scrive un commentatore, mettendo subito il dito nella piaga. “Chissà quanto, in questo frangente, avrà influito negativamente l’operazione di D’Alema…”, aggiunge implacabile, e anche un po’ criptico, un altro.
Qualcosa di simile accade sulla pagina di Fausto Bertinotti, che su facebook segnala perlopiù presentazioni dei suoi libri e qualche sporadica intervista. Come quella dedicata, di nuovo, alle elezioni spagnole: “In Italia ci manca Podemos. E non la farà Landini” (lo stile decisamente non è cambiato). Ed ecco, anche qui, la nostalgia che torna ad affacciarsi nei commenti. “Compagno Bertinotti sono pentita di averti criticato, torna e manda a casa Renzi. Se torni ritiro fuori le bandiere che ho sepolto nel 2005”, gli scrive Elena.
E poi ci sono quelli che di mollare, invece, proprio non ne vogliono sapere, a cominciare da una vecchia conoscenza di Bertinotti: il segretario del neonato Partito comunista Marco Rizzo, che dal Pci originale è approdato a questa sua ultima reincarnazione passando, scissione dopo scissione, per tutte le possibili stazioni intermedie: Pci, Prc, Pdci e finalmente Comunisti sinistra popolare-Partito comunista (dal 2014, semplicemente, Partito comunista). “#Podemos non ha un progetto alternativo di società. Il capitalismo prima costruiva il consenso, oggi organizza il dissenso”, cinguetta fieramente il nuovo/antico partito rivoluzionario.
Tra le forme più intransigenti di resistenza allo spirito del tempo va segnalata, sempre su twitter, anche un’antica presenza di tutte le manifestazioni di sinistra di venti o trent’anni fa, quando circolava in fogli A4 piegati e spillati alla buona, ben prima dell’arrivo di internet: Falce e Martello (bio: “Rivista marxista per l’alternativa operaia, tendenza rivoluzionaria per la costruzione del partito di classe”). Ma è quando il legnoso lessico terzinternazionalista si mescola al gergo tecno-adolescenziale tipico dei social network che la propaganda raggiunge risultati di imprevedibile poesia, come nel caso del gruppo “Unità dei gruppi comunisti su facebook”, che si propone l’ambizioso obiettivo di “unire i gruppi di fb per dare vita ad una costituente comunista”.
Come nella vita reale, ovviamente, di gruppi e gruppuscoli che si pongano simili obiettivi unitari ce ne sono milioni anche nel variegato universo parallelo della sinistra virtuale. Ad esempio il gruppo pubblico “Comunisti uniti” (da non confondere con il gruppo omonimo nato “dalla fusione di due gruppi, Partito Comunista Rivoluzionario Italiano e Chat Rossa”) che parte da una constatazione inoppugnabile: “Per unire una sinistra d’alternativa vera, ossia anticapitalista, serve una forza comunista autonoma”. Firmato: “Comunisti Uniti Duepuntozero”.
Insuperabile come sintesi di innovazione e tradizione resta però l’opera di Domenico Savio, segretario del Partito comunista italiano marxista-leninista (Pciml). “Di grande utilità per la formazione della coscienza di classe dei lavoratori del braccio e del pensiero ‒ recita la sua nota biografica sul sito del partito, datata giugno 2003 ‒ è la trasmissione televisiva settimanale, di vasto spessore ideologico, politico e rivoluzionario, che Savio da oltre sei anni conduce su Teleischia nelle ore serali e in diretta telefonica coi telespettatori raggiungendo attualmente la 278° trasmissione, tutte registrate su videocassette”. Inutile aggiungere che dai tempi del vhs il sito del Pciml ne ha fatta di strada. “Uomini e donne, compagni lavoratori, giovani operai e studenti, benvenuti nel blog del segretario generale del Partito comunista italiano marxista leninista”, scandisce lo stesso Savio in tono marziale, nel video che accoglie il possibile adepto sulla sua pagina personale.
Non meno rilevante è però l’attività on line del principale rivale del Partito comunista italiano marxista-leninista (Pciml). Stiamo parlando, ovviamente, del Partito marxista-leninista italiano (Pmli). Particolarmente significativa la pagina del sito dedicata alle domande dei navigatori-simpatizzanti, che spaziano dalla politica internazionale (“Mi sbaglio o il Pmli simpatizza per l’Isis?”) all’economia (“Il vincolo costituzionale del pareggio di bilancio è in contraddizione con quanto sosteneva Marx?”), a problemi di galateo rivoluzionario (“Perché date del trotzkista a tutti quelli che non hanno la vostra idea di comunismo?”), senza dimenticare, naturalmente, problemi di più stretta attualità (“Non è sbagliata la linea del socialismo in un solo Paese sostenuta da Stalin?”).
Nell’ambito dei movimenti marxisti-leninisti attivi sulla rete va infine ricordata la pagina facebook del Partito Comunista Leninista Maoista Marxista di San Marino (Pclmmsm). Riferimento doveroso, se non altro, in omaggio a quella che su internet è nota come legge di Poe: “Le parodie dell’estremismo sono indistinguibili dalle autentiche manifestazioni di estremismo” (legge, apprendiamo da Wikipedia, formulata per la prima volta nel 2005 da tale Nathan Poe, a proposito delle incomprese parodie dei sostenitori delle teorie creazioniste, e successivamente estesa a ogni forma di estremismo, religioso o politico).
Incolmabile, in questo campo, il vuoto lasciato purtroppo dalle pagine de “L’Apparato”: improbabile incarnazione di un’antica saggezza burocratica e insieme isola di anticonformismo nel mare del nuovismo imperante. Come quando, all’indomani dell’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, twittava: “Gli italiani risparmieranno 1,52 euro grazie all’abolizione del finanziamento pubblico. Non bastano nemmeno per votare alle primarie” (e sempre a proposito di primarie, alle 17.03 del 28 aprile 2013, dopo che alla disastrosa non vittoria di Pier Luigi Bersani era infine seguita la formazione del governo Letta, sentenziava: “Cosa pretendevate per due euro?”).
In compenso, i liceali orfani dell’Apparato e i ventenni che hanno nostalgia della Prima Repubblica possono cercare conforto tra i tanti che condividono il loro dolore, come i ben 268.358 fan della pagina facebook “Avere nostalgia di epoche mai vissute”. Ma forse, prima di tutto, dovrebbero prendere a modello il vero capostipite di questa singolarissima forma di “ostalgie” telematica, il primo cantore di un tempo (e di un partito) che per ragioni anagrafiche poteva avere a malapena sfiorato, e nel quale i suoi video su youtube, i suoi post sul blog, le sue scorribande su facebook e twitter ‒ se anche ci fossero stati, a quel tempo, blog, facebook e twitter ‒ gli avrebbero garantito come minimo l’immediata radiazione. Stiamo parlando naturalmente di Diego Bianchi, in arte Zoro. Probabilmente il più nostalgico e anacronistico di tutti gli assurdi esuli in patria che vagano afflitti per la rete globale, ma che al contrario di loro ha saputo fare di tutto questo un mestiere, traslocando dal suo piccolo blog alla prima serata di Raitre con il suo “Gazebo”. Forse anche perché, lui per primo, testimone impotente del declino di quell’antica civiltà che fu il Partito comunista italiano, ha capito che era inutile fare il broncio ai propri tempi. E che alla fine dei conti, contrariamente al vecchio detto, forse soltanto una risata avrebbe potuto resuscitarlo.

(il Foglio, 4 giugno 2015)

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