Skip to content

I 20 anni che non sconvolsero nulla

07/07/2015

unitaA che punto è la sinistra? Dove si collocano il Partito democratico di Matteo Renzi e il suo governo? Al termine di una parabola plurisecolare, dicono gli oppositori. All’inizio di una storia completamente nuova, ribattono gli apologeti. Nel pieno di una vicenda lunga e complessa, che ha un prima e avrà necessariamente anche un dopo – diciamo noi – perché è parte della storia d’Italia. Dunque, la domanda diventa: a che punto è l’Italia? Siamo forse in uno di quei momenti, come sembra dire Romano Prodi nel suo ultimo libro-intervista con Marco Damilano (Missione incompiuta, Laterza), in cui “l’Italia ha bisogno di un’auto-illusione ed è disposta a non guardare dentro se stessa per continuare a illudersi”? O forse l’Italia di oggi è semplicemente “sospesa nel vuoto”, come appare ad Alfredo Reichlin, che in un altro saggio appena uscito (La mia Italia, Donzelli) la descrive come “un paese senza”: senza passato, senza “una base politica e costituzionale certa”, senza “un’ipotesi chiara del futuro”? O dobbiamo invece dar retta a Giuliano da Empoli quando si dice convinto, anche lui in un libro di recente uscita (La prova del potere, Mondadori), che la “rivoluzione generazionale” vada presa sul serio, nonostante “i suoi limiti e le sue contraddizioni”?
Nessuno dei libri citati offre risposte scontate. Gli autori non si lasciano imprigionare nei rispettivi cliché del padre dell’Ulivo, del vecchio comunista e del giovane renziano. Anche Romano Prodi, che dei tre è certamente il più critico con l’Italia di oggi e con il Pd di Renzi, è capace di spiazzare il lettore. Non tanto quando mostra di condividere un’opinione che a Renzi è costata infinite polemiche – pura coincidenza, il libro era già uscito – a proposito del fatto che “un sindacato unico sarebbe più forte e più responsabilizzato: un grande guadagno per il paese”; quanto piuttosto, su un terreno ben più difficile, quando parla dei metodi utilizzati dai pm di Mani Pulite nel ’92-93, che “pur inserendosi in una doverosa e lungamente attesa campagna di pulizia, segnarono l’inizio della stagione di un populismo senza freni”.
Va detto che per il resto la ricostruzione prodiana dell’ultimo ventennio non offre particolari sorprese. All’origine di buona parte dei mali del paese c’è il berlusconismo, il cui successo si deve secondo il Professore a quell’inclinazione italiana all’autoillusione di cui abbiamo già detto. All’origine di tutto quel che di buono si è ottenuto, invece, ci sono il maggioritario e il bipolarismo, da sempre alfa e omega dell’idea prodiana di rinnovamento.
E l’Ulivo? “Non ha fallito. È stato sconfitto”. Sconfitto perché “alla fine i vecchi partiti e le vecchie correnti ne hanno indebolito le radici”. L’unico errore che in merito si rimprovera Prodi è di “non aver lanciato un partito veramente nuovo, che si fondasse su queste basi”, la notte delle primarie del 2005. Senza l’Ulivo, comunque, non sarebbe mai nato il Pd, che ne ha ereditato “l’obiettivo di mettere insieme tutti i riformismi”, eredità che però “valorizza a giorni alterni”.
Più spiazzante la lettura che del ventennio dà il “vecchio comunista” Reichlin. A partire da una citazione di Pietro Scoppola che negli anni novanta invitava a non immaginare “la transizione italiana a un livello esclusivamente politologico”, come se il passaggio al maggioritario e al bipolarismo garantisse di per sé il compimento di quel “processo fondativo della democrazia italiana” rimasto sempre incompiuto, dopo il Risorgimento e anche dopo la Resistenza e la Costituzione. Un compito, prosegue Reichlin, che la Seconda Repubblica non ha saputo portare a termine, “e credo si debba dire per colpa, in gran parte, degli ex comunisti, perché essi erano i più forti e avevano le responsabilità principali”.
Ancora più spiazzante, su questo terreno, il giudizio del “giovane renziano” da Empoli, convinto che “se non riusciamo più a vedere una prospettiva è perché abbiamo smarrito la memoria”. E non abbiamo memoria perché le élite che hanno governato l’Italia negli ultimi due decenni hanno fatto di tutto per cancellarla: “A furia di svolte e di rifondazioni, di continui cambi di nome e di posizione, risoltisi il più delle volte in patetiche scopiazzature di modelli stranieri, i cosiddetti leader della Seconda Repubblica hanno prodotto una sorta di Alzheimer collettivo, il cui principale risultato è stato condannare il paese all’eterna ripetizione degli stessi dibattiti e degli stessi errori”. Uno stallo che ha favorito “l’infinito galleggiamento, e il ciclico ritorno, di una classe dirigente senza qualità e senza idee”. Di fatto, il bipolarismo è stato dunque una “faida tra berlusconiani e antiberlusconiani”, una “recita a soggetto che ha permesso agli uni e agli altri di galleggiare senza mai incidere sulla realtà”.
E così il convinto sostenitore della “rivoluzione generazionale” in corso rovescia le accuse tradizionalmente rivolte ai rottamatori – superficialità, cinismo, spregiudicatezza – sui loro accusatori, e cioè sulla generazione che ha governato non solo la politica, ma “i giornali, la televisione, la cultura degli ultimi vent’anni”. Dopo avere rivoluzionato i costumi, “gli orgogliosi combattenti del Sessantotto e del Settantasette si sono affacciati alla ribalta all’inizio degli anni novanta”, appena in tempo per dare il colpo di grazia alla Prima Repubblica e proclamare l’avvento di una nuova era, naturalmente “senza nulla in comune con la precedente, quella dei ladri, degli accumulatori di debito pubblico e di preferenze”, al punto da “autoproclamarsi Seconda Repubblica, pur in assenza di alcuna significativa modifica costituzionale”. Fondata sul principio che bastassero “le facce nuove e le migliori intenzioni per assicurare la rinascita delle istituzioni e della politica”.
Per Reichlin, alla radice del “nuovismo” che ha caratterizzato la Seconda Repubblica c’è il cedimento culturale dei gruppi dirigenti della sinistra di fronte al neoliberismo. Da Empoli, che in quel cedimento vede probabilmente un progresso, dà però un giudizio ugualmente severo di quegli anni. A cominciare dalla loro caratteristica “passione delle riforme”, un “fervore quasi calcistico che nasce nelle aule universitarie” (e che oggi certo non è estraneo alla retorica renziana, aggiungiamo noi) mentre “la verità è che da una ventina di anni in qua non abbiamo fatto altro che riformare. Dal titolo V della Costituzione alla legge elettorale, dalla disciplina del lavoro a quella dell’università, non c’è ministro che non abbia legato il proprio nome a una riforma epocale”.
Se dunque per Prodi non c’è che da tornare all’Ulivo e alle idee forza degli anni novanta (questa la missione lasciata finora colpevolmente “incompiuta”), tanto Reichlin quanto da Empoli sembrano dire, sia pure da punti di vista diversi, che il problema è anche, se non soprattutto, la missione che il centrosinistra di questi venti anni si è dato.
E oggi? Per Reichlin bisogna ripartire da un’analisi più seria della “questione sociale”. Da Empoli, invece, la mette così: “Se la Seconda Repubblica è stata, fino a ieri, una gerontocrazia governata dal culto della giovinezza, oggi serve l’esatto contrario. Una classe dirigente giovane che abbia la forza di essere adulta fino in fondo”.
Programma ambizioso, non sapremmo dire quanto condiviso dalla nuova generazione attualmente al potere. Ma un buon metro per misurarla potrebbe essere proprio la sua capacità di allontanarsi, anche nel linguaggio, dagli schemi consolidati della Seconda Repubblica, dai suoi tic e dai suoi eterni luoghi comuni.
“La dimissione dei maestri e dei padri – scrive da Empoli – ha costretto trentenni e quarantenni a scavare più a fondo, ad andare a cercare modelli più indietro nel tempo. Così, molto spesso hanno finito con l’imbattersi nei nonni…”. E chissà che un giorno o l’altro, approfondendo le ragioni della loro critica alla generazione precedente, non finiscano per imbattersi proprio in qualche vecchio comunista alla Reichlin. Non è detto che faccia male, a nessuno dei due.

(l’Unità, 6 luglio 2015)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...