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Demonizzazioni

09/02/2017

Goya.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha attaccato su twitter una catena di distribuzione che si è permessa di ritirare la collezione creata da sua figlia. Il tenore del tweet farebbe anche sorridere, venendo da uno degli uomini più potenti del mondo («Mia figlia Ivanka ha ricevuto un tratttamento così ingiusto…»). Ma questo è solo l’ultimissimo e forse persino il meno grave episodio di una lunga serie, che ci ricorda quotidianamente il gigantesco conflitto d’interessi di cui il presidente è fiero e indisturbato portatore. E a me ricorda anche tutti gli intellettuali e giornalisti che per venti anni ci hanno spiegato che il conflitto di interessi di Silvio Berlusconi sarebbe stato impossibile in qualunque altro paese moderno, che una cosa simile poteva succedere «solo in Italia», che in America non sarebbe stato neanche pensabile e che per sistemare le cose sarebbe bastato copiare le loro rigorosissime norme antitrust (e dunque, se non lo si faceva in un baleno, era perché la sinistra era venduta e corrotta). Fake news.

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Intervistato da Repubblica, Massimo D’Alema spiega di non essere «rancoroso», bensì «addolorato». A farlo soffrire è lo stato in cui è ridotto il Partito democratico, un partito ormai «diroccato», che Matteo Renzi ha portato irresponsabilmente sull’orlo dell’abisso. «L’82 per cento dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni ha votato No al referendum», spiega l’addolorato presidente dei comitati «Scelgo No».

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Sulla vergognosa vicenda della lista di proscrizione dei giornalisti sgraditi stilata da Luigi Di Maio e su come i giornalisti dovrebbero rispondere a simili provocazioni ho scritto oggi sull’Unità. Qui aggiungo solo una cosa. Anzi, una e mezza. La prima riguarda la bonaria risposta dell’Ordine: «La smettano con la demonizzazione generalizzata dei giornalisti». Si limitino alla demonizzazione generalizzata della politica e delle istituzioni democratiche – dico io – che peraltro hanno imparato da noi (ragion per cui continuo a pensare che l’unica replica davvero sensata consisterebbe di una sola parola: ingrati). La mezza cosa che volevo aggiungere è che tutto questo vale a maggior ragione per il Corriere della sera, da cui è nata l’intera campagna contro «la casta» e che ora si sente accusare dai cinquestelle di far parte, assieme agli altri giornali, di «una casta intoccabile». E non gli pagano nemmeno la Siae.

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