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Chissà

17/04/2019

Di solito in questi casi si ricorda come ci si era conosciuti, che cosa si era fatto insieme, dove e come ci si era incrociati o mancati l’ultima volta. È un esercizio che risulta spesso maldestro, a volte grottesco, quasi sempre implacabilmente egoriferito, e che risulterebbe ancora più assurdo a proposito di una persona così poco egoriferita qual era Massimo Bordin. Forse bisognerebbe tacere e basta. Forse, non volendo tacere, parlare poco. Perché è difficilissimo scrivere anche solo un rigo, pensando a come lo avrebbe letto lui, e a come lo avrebbe chiosato. Probabilmente con un semplice: adesso non esageriamo. Chissà come avrebbe letto e chiosato, domani, i tanti articoli che già si stanno scrivendo su di lui. Probabilmente non ne avrebbe letto neanche uno – almeno non ad alta voce, non in radio – limitandosi a un riferimento ironico e affilato, distaccato ed elegante, asciutto e preciso, com’era lui.

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