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Replay

18/04/2018

Se ascoltando le parole di Enrico Rossi sulla necessità di costruire un nuovo partito della sinistra provi una strana sensazione di già visto…

Se l’intervista in cui Carlo Calenda propone una bicamerale sulle riforme istituzionali ti dà una strana sensazione di già sentito…

Se leggendo le dichiarazioni di Paolo Virzì sui dirigenti della sinistra che non capiscono niente avverti un senso improvviso di già vissuto…

Ebbene, è giusto tu sappia che il problema non è nella tua testa! Perché tutto questo è effettivamente, ripetutamente e inesorabilmente già accaduto. Se vuoi saperne di più, giovedì 19 aprile, non mancare!

Déjà vu

18/03/2018

Se ascoltando le parole di Walter Veltroni sulla necessità che la sinistra ritrovi un rapporto col popolo provi una strana sensazione di già visto

Se leggendo le dichiarazioni di Massimo D’Alema sull’esigenza di costruire un nuovo centrosinistra avverti un senso improvviso di già vissuto

Se l’intervista di Dario Franceschini sulla necessità di riformare il bicameralismo e cambiare la legge elettorale ti dà una strana sensazione di già sentito

Ebbene, è giusto tu sappia che il problema non è nella tua testa! Perché tutto questo è effettivamente, ripetutamente e inesorabilmente già accaduto. Se vuoi saperne di più, lunedì 19 marzo, non mancare!

Appuntamento

13/03/2018

Si è arreso anche lui

09/02/2018

Roma, 2018.

Coming soon

03/02/2018

Una sinistra rossa e blu

28/04/2017

La liberazione dell’Italia dal nazifascismo, resa possibile dall’unità di tutte le forze antifasciste, quest’anno è stata celebrata dalle diverse anime della sinistra all’insegna della divisione e della reciproca delegittimazione. Un risultato davvero paradossale. Oltre all’incresciosa vicenda romana, ancor più incresciosa perché si ripete da alcuni anni, con la spaccatura tra l’Anpi e i movimenti palestinesi da un lato, la comunità ebraica e il Pd dall’altro, ad alimentare le polemiche è stata la manifestazione milanese. Qui i democratici hanno sfilato con bandiere e magliette dell’Unione europea, in piazza dietro lo striscione blu «Noi, patrioti europei» e su twitter dietro l’hashtag «#TuttoBlue».
Sul piano della coerenza storico-politica la scelta si può dire incontestabile: il collegamento tra la ricorrenza del 25 aprile e la lotta contro i risorgenti nazionalismi xenofobi appare piuttosto evidente (certo più del nesso, per esempio, con la questione israelo-palestinese). E tuttavia, in quel 25 aprile «tutto blue», c’era qualcosa che non suonava pienamente convincente (oltre al discutibile gioco di parole con «blu» e «Ue», s’intende). Se non altro, diciamo così, nel dosaggio.
Indipendentemente dalle intenzioni degli organizzatori, tra i quali molti esponenti della sinistra interna assolutamente insospettabili di “macronnismo”, l’impatto delle immagini comunicava l’idea di una contrapposizione tra blu e rossi, tra modernisti e tradizionalisti, tra simboli, parole e colori dell’impegno europeista di oggi e simboli, parole e colori delle lotte antifasciste di ieri. Una contrapposizione fuori luogo il 25 aprile, giorno in cui si celebra una vittoria che fu anche e in buona parte una vittoria delle bandiere rosse, ma forse ancora più fuori luogo nella battaglia di domani. Perché la battaglia di domani, a sinistra, si giocherà tutta lì: sulla capacità di tenere insieme rosso e blu, sinistra ed europeismo, storia e futuro. Uno sforzo indispensabile se si vuole evitare che l’impegno del Partito democratico per cambiare l’Europa senza rassegnarsi al ripiegamento nazionalista sia infine travolto dalla piena dell’alleanza rosso-bruna, che in Francia sembra fare le prime prove con le strizzatine d’occhio tra destra lepenista e sinistra populista, con il leader della France Insoumise, Jean-Luc Mélenchon, che rifiuta di dare indicazione di voto per il ballottaggio (rimandando a una consultazione sul web tra i suoi sostenitori: ricorda niente?) e il Front National che illustra nei suoi volantini i non pochi punti di contatto tra i due programmi. Una tendenza che si intravede anche da noi, nei commenti sul ballottaggio francese: dagli intellettuali antieuropeisti della sinistra radicalissima che fanno professione di equidistanza ai meno intellettuali antieuropeisti del Movimento 5 Stelle.
Impedire la saldatura tra istanze sociali della sinistra radicale e pulsioni xenofobe della destra populista dovrebbe essere la prima preoccupazione di un Partito democratico che non voglia restare stritolato nella stessa tenaglia che ha già messo fuori combattimento i laburisti inglesi nel referendum sulla Brexit e i democratici americani alle ultime presidenziali. Consegnare agli avversari simboli e bandiere della propria tradizione senza nemmeno combattere, pertanto, non sarebbe un’astuta opera di modernizzazione, ma il meno intelligente e il più dannoso di tutti i possibili modi di suicidarsi.

(l’Unità, 27 aprile 2017)

A margine del 25 aprile

25/04/2017

Certo che deve essere stata durissima, per Palmiro Togliatti, convincere militanti che venivano da vent’anni di clandestinità, che sotto il regime fascista e con la complicità della corona erano stati perseguitati, picchiati, incarcerati, della necessità di sostenere il governo del Maresciallo Badoglio e del re, perché prima c’era da liberare l’Italia e tutto il resto sarebbe venuto dopo. Un compito di una difficoltà mostruosa, che non voglio in nessun modo sminuire. Va anche detto, però, che i militanti ai quali Togliatti si rivolgeva quando annunciava la svolta di Salerno non avevano passato neanche un’ora su facebook.