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Dove eravamo rimasti (non è una domanda)

07/11/2010

Leggo qui e là i commenti compiaciuti di varie persone che conosco e che stimo, dentro e intorno al Partito democratico, per l’intervento del giovane Cosimo Palazzo all’assemblea dei circoli. Quello che secondo i telegiornali è stato “il più applaudito” e che pertanto è già stato ribattezzato “il nuovo Serracchiani”. Capisco il compiacimento dei miei amici, considerando che per una volta il giovane in questione difendeva i partiti, contestava i cantori della “società civile” e la personalizzazione della politica, e cose così. Cose, queste, che io stesso condivido pienamente. Eppure non mi ha convinto. Anzi, qui mi ha convinto anche meno di quando ha cominciato a parlare di cose che non condivido per niente. Innanzi tutto perché quelle affermazioni le faceva all’assemblea dei circoli, ed esiste anche una specifica forma di “demagogia di partito” che può essere non meno insidiosa della demagogia antipolitica che va di moda altrove, e forse anche nel Pd, perché speculare e niente affatto incompatibile con quella. Lo dimostra, a mio parere, il passaggio sulla base-che-vuole-l’unità e contro “le interviste fatte solo per distinguersi”, cioè per dissentire dal segretario (traduzione mia). Un tipico esempio di “demagogia di partito”, peraltro in assoluta e irriducibile contraddizione con tutto il discorso precedente, a proposito dei partiti personali contrapposti all’orgoglio del Pd come partito realmente democratico. Gli applausi sono scrosciati quando Palazzo esaltava l’alterità del Pd rispetto al modello monocratico del partito personale e sono scrosciati ugualmente quando invitava i dirigenti a non rilasciare interviste “per distinguersi”. Non mi è sembrato un buon segno. Io, personalmente, rifiutavo la retorica dei giovani che inveivano contro le interviste fatte per dissentire dal segretario quando segretario era Veltroni o Franceschini – e a raccogliere simili applausi, in una circostanza analoga e con identici argomenti, era Debora Serracchiani – e adesso, sinceramente, pure.