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Ricordo

27/02/2008

Arrivato in non ricordo quale remota regione del Sud, inviato dal centro del partito per ristabilire i collegamenti, Nicola Cundari si vide accogliere da un compagno che lo rassicurò subito sul radicamento del Pci tra le locali masse popolari, grazie all’accordo che in paese avevano appena stretto con la mafia (accordo che ovviamente fece disdettare alla svelta). Di simili bizzarri episodi mio nonno ne ha visti parecchi, essendo stato un dirigente comunista negli anni della lotta di Liberazione, e in un ruolo non secondario, nel Mezzogiorno e specialmente in Sicilia (anche se non citato, perché confuso con altri, nella pur bellissima storia del Pci di Paolo Spriano). Ai tempi del primo processo per mafia contro Andreotti, quando io ero ancora in piena adolescenza – dunque in totale sintonia con la sinistra e con il paese, quando le procure di Milano e di Palermo apparivano a tanti di noi come angeli vendicatori – ricordo una discussione a tavola in cui lui da solo si opponeva strenuamente a figli e nipoti, quasi tutti di sinistra ma non comunisti (mio padre non c’era), con parole durissime contro quei magistrati che stavano distruggendo lo stato di diritto. Ricordo che uscendo mio fratello maggiore, poco più che adolescente, mi spiegò che bisognava capirlo, che era un uomo di un altro tempo, un uomo che il suo tempo lo aveva fatto e che il nostro non lo capiva più. Insomma, un vecchio comunista. E ne provai sincera compassione. Non molti anni dopo, ripensandoci, ne avrei provata per me e per tutti noialtri, traendone una grande lezione su giovani e vecchi, sulla politica, ma soprattutto sullo “spirito del tempo”.

Dove sia ora mio nonno non so. Non so se troverà, anche lì, qualche suo vecchio compagno ad accoglierlo. E magari a spiegargli che lì, data la specificità della situazione locale e considerati soprattutto i nuovi rapporti di forza, hanno ritenuto ragionevole cercare un accordo con i cattolici. Ma sono sicuro che anche in quel caso, da vecchio togliattiano, non si troverà male.

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