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Lettere dalla prigionia

25/03/2008

Ho letto un libro di cui parlerò a lungo: “Lettere dalla prigionia”. Le lettere di Aldo Moro, in una nuova edizione a cura di Miguel Gotor, accompagnate da un lungo saggio – non solo, non semplicemente sulle lettere e sul caso Moro – ma di questo ho già scritto qui. Proprio la scrupolosa ricostruzione filologica di Gotor rischia però di rendere più difficile tornare a leggerle, quelle lettere, dopo avere imparato a riconoscere i segni della manipolazione cui furono sottoposte. Eppure la loro bellezza resiste. Anzi, in un certo senso, direi che ne viene quasi accresciuta. Mi hanno colpito subito, per esempio, alcune righe che pure avevo già letto e sentito milioni di volte: “Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo”. Così scriveva Moro alla moglie, alla fine. E chi lo sa, forse è vero, come sono vere la maggior parte delle leggende popolari, che giunti al nostro ultimo istante ci vedremo passare tutta la vita davanti, come un film – come si dice nei film. E come sembra accadere all’Italia da trent’anni a questa parte. Forse era a questo che pensava Moro quando scriveva, in un’altra lettera, che lui ci sarebbe stato ancora “come un punto irriducibile di contestazione e di alternativa”. Certo pensava innanzi tutto a se stesso, a cosa sarebbe stato di lui, dopo. Di lui, come di ciascuno di noi, quando ci passerà davanti il film della nostra vita. Ma se quello sarà davvero il nostro ultimo istante, se dopo non c’è proprio nulla, questo non significa forse che per noi, quali che siano le nostre convinzioni o la nostra fede, quel film, non finirà mai? Un ultimo istante – letteralmente – senza fine. In altre parole, l’eternità. Forse pensava proprio a questo Aldo Moro. Tutta la nostra vita in un istante, nel bene e nel male. Come capita nel sonno, quando i rimorsi si trasformano in incubi, svegliandoci di soprassalto. Quella volta, però, non ci sarà risveglio. E l’angoscia continuerà a crescere. Il silenzio non sarà interrotto dal suono della sveglia, nessuna mano amica verrà a scuoterci in tempo, l’oscurità non si dissolverà al sole che filtra dalle persiane. Mai più.
Ma se ci fosse luce, invece.

6 commenti leave one →
  1. fausto permalink
    25/03/2008 17:48

    credo sia il libro più angosciante che mi sia capitato di leggere. un buco nero.

  2. 25/03/2008 23:45

    un post bellissimo. ma prelude a una conversione?

  3. francesco cundari permalink
    26/03/2008 18:45

    Una conversione? Esiste forse una religione che parta dal presupposto che dopo la morte non c’è proprio nulla?

  4. Roberto permalink
    26/03/2008 18:48

    E quand’anche preludesse ad una conversione (a cosa, poi?) il giudizio sul post cambierebbe?
    Ed in ogni caso, parafrasando la iena di oggi (o di ieri? Ormai le rassegne stampa si sovrappongono e confondono …), chissenefrega se si converte o meno, purchè ci aiuti a riflettere.
    L’ultimo (?) istante è un problema: nessuno, credente o meno, è mai tornato ad aiutarci a risolverlo. Talvolta mi chiedo se vorrei morire cosciente, o se non sarebbe piuttosto meglio trapassare – da e verso ovunque sia – in perfetta incoscienza.
    Io non credo che – se cosciente – assisterò al film della vita che è stata: se fosse, potrei quasi auspicarlo. Ciò che temo è di vedere la proiezione di ciò cui non assisterò, o, meglio, di ciò a cui non prenderò parte: l’ansiosa attesa in sala d’aspetto, questa volta di un nipote, seguita da un pianto liberatorio e da una sigaretta accasciato sul davanzale di un ospedale qualsiasi e dallo sguardo distrutto ma luminoso di mia figlia o figlio; il ritorno a casa di una persona cara con la quale ho litigato e che temevo di non vedere più; la prima risata dei miei nipoti, se ne avrò; un momento sereno seduto sul ciglio di una collina, o nella fresca penombra di una chiesa deserta; il capo di mia moglie abbandonato sulla mia spalla; i suoi occhi luminosi il giorno in cui scese dall’auto sul sagrato in cui l’attendevo, sicura di sè e di me, che a volte, all’improvviso e per lo più senza un motivo a me comprensibile, ritrovo tuttora.
    Non ho ancora trovato niente che possa ricambiarmi di ciò che sicuramente perderò. Non vorrei, all’ultimo istante, averne un riepilogo: omissis, se possibile.

    Almeno però non ci sarà il TG, con le interviste a Di Pietro e le sue bavose, risibili e sgrammaticate invettive: o sì?

  5. unpuntoinmovimento permalink
    13/04/2008 13:36

    Distinti saluti, Mi permetto di segnalare

    http://unpuntoinmovimento.blogspot.com/2008/03/post-di-prova_16.html

Trackbacks

  1. Il Teatro è un piacere «

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