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Così il caso Soru riapre il dilemma delle doppie primarie del Pd

29/11/2008

Roma. La guerra tra le correnti, la contesa tra veltroniani e dalemiani o la sfida per l’egemonia tra ex comunisti ed ex democristiani, almeno stavolta, non c’entrano. Sulla crisi della giunta sarda, una crisi dalle origini antiche e tutta interna al Partito democratico, si direbbe anzi che i massimi dirigenti siano tutti d’accordo. E tutti schierati con il presidente dimissionario, nonché editore dell’Unità, nonché fondatore di Tiscali. Con Renato Soru, insomma, che da due giorni rilascia interviste e dichiarazioni a tutti i giornali contro quegli esponenti della sua maggioranza (e del suo partito) che in consiglio regionale, assieme all’opposizione, hanno bocciato un emendamento alla legge urbanistica. “Quel che non è riuscito alla destra – ha dichiarato Soru – lo voleva fare la mia maggioranza, cioè continuare a fare nelle zone interne e nell’agro lo scempio che si è fatto nelle coste”. O si arriva subito a un chiarimento, dice dunque il presidente, oppure si va al voto.
A Soru è arrivata subito la piena solidarietà di Walter Veltroni, che lo ha invitato a ripensarci e ha inviato Maurizio Migliavacca come mediatore. Ma è già la seconda volta nel giro di pochi mesi che Veltroni deve mandare qualcuno nell’isola per mettere pace tra i contendenti. La prima volta il compito era toccato a Giorgio Tonini, dopo le dimissioni del segretario regionale Antonello Cabras, senatore e storico oppositore di Soru (nemmeno un anno prima, infatti, Cabras aveva sconfitto di misura il presidente della Regione alle primarie per la guida del partito nell’isola).
Dinanzi a una crisi che minaccia elezioni anticipate, il Pd non mostra dunque esitazioni. Il capogruppo alla Camera Antonello Soro dice che al posto del presidente avrebbe fatto lo stesso, perché “se ti viene impedito di andare avanti sulla strada della coerenza, fai benissimo a dimetterti”. Enrico Letta teme che “si interrompa un percorso virtuoso”. E aggiunge: “Se l’atteggiamento che giudichiamo profondamente sbagliato in una parte della maggioranza continuerà a prevalere, le responsabilità di questa gravissima situazione ricadranno su chi l’ha provocata”. Tutti invitano Soru a ripensarci e gli esprimono solidarietà. Ma le sue accuse sono pesanti: a tradirlo sarebbe stata la “sinistra immobiliare”, che si opporrebbe alla difesa del territorio.
“L’accusa di essere ‘amici dei palazzinari’ – replica Giulio Calvisi, deputato del Pd ed ex segretario regionale dei Ds – sarebbe già grave se rivolta ad avversari politici, gravissima nei confronti di un alleato, ma è semplicemente inaudita verso persone del proprio stesso partito”. Il presidente del consiglio regionale, Giacomo Spissu, denuncia le ricostruzioni “grottesche” fornite dai giornali. “Lo scontro palazzinari contro ambientalisti è un’invenzione”, conferma Cabras. “Lo scontro è stato tra chi sosteneva che per l’approvazione del piano paesaggistico delle zone interne occorresse seguire le regole della nuova legge urbanistica che si stava approvando, e chi, come Soru, voleva seguire la vecchia procedura, dettata dall’emergenza, che dava tutto il potere alla giunta”. In pratica, si sarebbe trattato di stabilire se nell’approvazione del piano la giunta avrebbe dovuto coinvolgere i comuni interessati, come previsto dalla nuova legge, o no. E siccome il capogruppo in consiglio regionale aveva dichiarato che la giunta intendeva seguire la vecchia normativa, una parte del Pd ha votato con l’opposizione. “Come si fa a dire che chi vuole il coinvolgimento dei comuni è per la cementificazione e chi non lo vuole è per la tutela dell’ambiente?”, protesta Cabras. Ma il problema coinvolge ormai tutto il Pd.
Il caso della Sardegna è infatti l’ultimo di una lunga serie. Anche qui, come a Torino, la questione dei rapporti tra amministratori e partito s’intreccia a quella della democrazia interna (e più in generale del modello di partito). Il meccanismo delle “primarie in un partito solo” (peraltro non sempre applicato, con conseguenti, ulteriori polemiche, come nel Lazio) produce infatti un equilibrio instabile, in cui spesso si fronteggiano due autorità che possono dirsi entrambe, sebbene a diverso titolo, “elette dal popolo”. E così può capitare che un presidente eletto (Soru) sia sconfitto alle primarie di partito, e che il vincitore (Cabras) sia costretto a dimettersi. Con l’ulteriore paradosso che allora, alle primarie, Soru sosteneva Letta, mentre Cabras appoggiava Veltroni. E con le conseguenze che il Pd si trova ora ad affrontare, non solo in Sardegna. (il Foglio, 29 novembre 2008)

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