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Per la cronaca

10/12/2008

Adesso voi direte che sono il solito dalemiano – ma da questa accusa conto di farmi scagionare molto presto, magari commentando il primo comunicato congiunto Veltroni-D’Alema, o meglio ancora il secondo, o meglio ancora la prossima direzione del Pd. Nel frattempo, però, vorrei dire a Luca Sofri che il divertente filmato da lui ripescato dimostra l’esatto contrario di quello che crede. D’Alema parla infatti di un partito democratico con dentro tutti, dai “verdi” ai “gustizialisti”, che era allora (1999) la proposta di Arturo Parisi e Romano Prodi. Dopo molte battaglie, a quella proposta D’Alema contrappose nel luglio 2003 l’idea del partito riformista Ds-Sdi-Margherita, che è poi quello che si è fatto (senza lo Sdi e con molta fatica, e non certo per colpa di D’Alema, che è stato a lungo l’unico a sostenerla), concedendo infine a Rutelli di chiamarlo “democratico” invece che “riformista” per permettergli di appoggiarlo dopo aver detto mai e poi mai al partito riformista fino al giorno prima del voto. Ma a guidare l’opposizione alla “fusione fredda” Ds-Margherita, in verità, era proprio Walter Veltroni, che ancora nel novembre 2006, cioè sette mesi prima di candidarsi alla guida di quello stesso partito, diceva: “Io avverto l’urgenza assoluta del partito democratico. Ma mi resta un dubbio: quando parliamo di partito democratico, intendiamo tutti la stessa cosa?”. No, infatti, non intendevano per niente la stessa cosa (tant’è che gli uni lo chiamavano “riformista”, gli altri “democratico”) come dimostra proprio il seguito di quell’intervista: “Io resto al mio schema del ’96. Per me allora era il partito dell’Ulivo, che poteva raggruppare il Pds, il Ppi, Rinnovamento italiano, i Verdi, lo Sdi. Questo era il perimetro. Una forza che aveva dentro di sé diverse culture (…) Io constato che quella di chi punta alla fusione Ds-Margherita è una via molto diversa”. Giusta osservazione.

Aggiornamento – Dalla replica di Sofri nei commenti mi viene il sospetto di essermi spiegato male. Ci riprovo: tanto il filmato su D’Alema da lui trovato quanto l’intervista di Veltroni che cito io dimostrano come la sostanza di tutte le attuali divergenze tra i due – sul modello di partito, su alleanze e “vocazione maggioritaria”, sulle riforme istituzionali, sulla legge elettorale per le europee – stia sempre lì, e come da allora nessuno dei due abbia cambiato posizione: da un lato il modello bipartitico/presidenziale all’americana, dall’altro il modello multipartitico/parlamentare alla tedesca (che poi entrambi abbiano cambiato idea mille volte su mille cose per mille ragioni è un altro discorso e non vuol dir nulla, su questo concordo con Sofri, e soprattutto nulla toglie alla sostanziale coerenza della posizione tenuta da entrambi in tutti questi quindici anni).

13 commenti leave one →
  1. 10/12/2008 21:56

    Perché, io cosa credo?
    Il problema di voi dalemiani è questo stato di paranoia permanente. A me quel video sembrava divertente: non sono un integralista della coerenza e neanche dell’incoerenza. E quindi non credo che dimostri niente: né “quello che credo”, né quello che credi tu. A volte capita, anche se capisco che una forma mentis solidamente addestrata non contempli la leggerezza. Ciao, L.

  2. francesco cundari permalink
    10/12/2008 22:10

    A volte ho l’impressione che il problema di voi veltroniani sia la comprensione del testo (questa è per legittima ritorsione). Il titolo del tuo post è “Si cambia idea, no?”. Di qui ho tratto la conclusione che questo per te dimostrasse il filmato, e cioè che d’alema aveva cambiato idea. Non vedo la paranoia. Che sia divertente l’ho detto pur io. E mica ho detto “ohibò”, “ribaldo”, “farabutto”. Ho detto solo: guarda che secondo me dimostra il contrario. Tutto qui.

  3. kerub permalink
    10/12/2008 23:20

    magari se si faceva il PD come voleva farlo Prodi si arrivava al 40%. E senza la Binetti.

  4. francesco cundari permalink
    10/12/2008 23:33

    certo che si arrivava al 40. Con il piccolo problema che in un simile schema bipartitico questo comporta che gli altri (Berlusconi e compagni) sarebbero arrivati al 60.

  5. massimo permalink
    11/12/2008 10:02

    Insomma ne deduca che si è fatto ciò che D’Alema voleva, con a capo colui che invece era contro. Chiamasi eterogenesi dei fini, o meglio, omogenesi degli opposti.

  6. 11/12/2008 11:27

    Ciccio, perdonami ma dissento dalla tua ricostruzione. Nella stessa intervista che citi tu Max dice: “Innanzitutto, cosa si intende per lista dell’ Ulivo: se intendiamo una lista alla quale devono aderire tutti i partiti e i movimenti dell’ Ulivo, già non sarebbe possibile, visto che formazioni come Verdi, Comunisti italiani, Udeur hanno annunciato la loro contrarietà” Che è un po’ diverso da come l’hai messa giù tu.

    E a scanso di equivoci aggiunge: “Io non voglio escludere nessuno, ma un simile progetto non può essere precluso a chi è disponibile e in primo luogo alle forze maggiori”.

  7. francesco cundari permalink
    11/12/2008 12:28

    Cioè, secondo te cosa avrebbe dovuto dire: “Fuori quei puzzoni”? “A Romà, questi me li cacci”? Tutta la partita tra d’alema da un lato e prodi-parisi dall’altro, allora e per lunghi mesi, verteva (ha vertuto? vertette?) proprio su questo: che Prodi voleva semplicemente una lista elettorale unica (parisi il partito unico e il bipartitismo – ma sulle differenze tra prodismo e parisismo vi intrattengo un’altra volta), mentre d’alema diceva lista e partito, ma non “unico” di tutto il centrosinistra, bensì dei riformisti (cioè, di nuovo, siamo sempre lì: no alla concezione bipartitica, no al partito unico autosufficiente, ma partito riformista che a sua volta si allea ecc. ecc.)

  8. 11/12/2008 13:24

    Ohibò! Ribaldo! Farabutto!

  9. 11/12/2008 13:31

    no, avrebbe dovuto dire che la sua idea era diversa da quella di prodi e veltroni. ora tutto sarebbe più chiaro e forse il segretario del pd sarebbe un altro

    oppure non ci sarebbe il pd, ma inizio a pensare (io che ci ho creduto) che non sarebbe necessariamente una brutta notizia

  10. dalemiano permalink
    11/12/2008 20:46

    “Dalemiano” è così male?

  11. 14/12/2008 18:49

    Solo un appunto, ciccio, perchè qui si cita ma si nega una delle svolte a mio modo peggiori e più sconvolgenti di D’Alema (dopo quella di non incontrare il Dalai Lama in Italia come Min.degli Esteri..), che è quella verso il modello tedesco.
    Non puoi farci credere che il maggioritario alla francese (non mi pare strettamente bipartitico..) non sia stato una delle sue (e nostre) battaglie, una di quelle da interviste e controinterviste perse prima di essere cominciate, nonchè uno dei volani su cui è stato pensato il Pd.
    Che D’Alema sia sempre stato a favore del modello tedesco è boiata pazzesca, qualcosa che non sta in piedi da tanto è falsa, anzi, era una delle principali paure (centro come asse degli esiti elettorali, trattini che si credevano cuturalmente da superare ecc.) sue e nostre..e per quanto mi riguarda, ancora attuali! O sbaglio?
    Ebbene, farsi oggi alfieri di un altro sistema solo perchè è quello che ha più probabilità di vincere, mi dà la stessa sensazione dei miei amici che quando il milan era in b tifavano juve solo perchè aveva più possibilità di vincere il campionato..e io juventino non sono mai diventato, grazie a loro.
    sg

  12. francesco cundari permalink
    15/12/2008 10:59

    e chi ha detto che d’alema è sempre stato per il modello tedesco?? io parlo semplicemente della scelta di fondo tra un sistema bipartitico-presidenziale all’americana (partiti leggeri, leadership carismatiche, ecc) e un sistema multipartitico-parlamentare alla tedesca (partiti pesanti e strutturati, più debole personalizzazione della politica, ecc.). Per il resto, al di là delle opzioni di fondo che ho appena elencato, che ovviamente contano eccome, trovo un segno di impoverimento (per non dire follia) fondare un’identità, un’appartenenza, un partito su un modello di ingegneria elettorale o istituzionale piuttosto che un altro, e ricordo pure che al “modello francese” d’alema e tutti gli altri ci arrivarono sostanzialmente per caso, in seguito al blitz della lega in bicamerale, facendo di necessità virtù

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