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D come Domodossola

12/01/2009

Quando ero piccolo, in certi giochi televisivi tipo la Ruota della fortuna, i concorrenti dicevano: “D come Domodossola”, “B come Bari”, “P come Palermo”. Solo quando volevano una h, mancando città italiane che comincino per h, dopo una breve pausa, dicevano: “H di hotel”. Ma sono anni ormai che sento dire soltanto, dopo pause più o meno brevi e imbarazzate, “B come bacio” e “P come pallone”. D’altra parte, quando ero piccolo, ai giochi a premi trovavi sempre personaggi singolarissimi, dal piccolo nerd all’intellettuale frustrato, dal veterinario che sapeva a memoria tutte le costellazioni celesti al professore di provincia imbattibile sulla storia della marina britannica, ma ferratissimo anche sulla formazione dell’Olanda nel 1966 e sulle principali produzioni agricole della Guinea Bissau, perché era a domande del genere che occorreva rispondere. Ora al massimo ti rifilano una sorta di test a risposta multipla, come quelli su cui si diceva fosse fondato il sistema scolastico degli Stati Uniti, a parziale spiegazione del perché Ronald Reagan aveva potuto diventarne il presidente. Ma anche lì, davanti alle possibili risposte, quello che conta non è se la risposta giusta la sai o non la sai. Quello che conta è il ragionamento. Infatti, se per un caso della vita al concorrente capita di conoscere la risposta, ecco che il gioco sembra non funzionare più, e il presentatore ancora lì a pregarlo di spiegare il ragionamento, perché il fatto che la risposta esatta uno possa semplicemente saperla non è previsto, non è così che funziona, che poi il pubblico smette di seguire, non si identifica, non si appassiona più. Il punto più estremo di questa deriva è il gioco dei “pacchi”, dove non devi sapere niente, perché si tratta puramente e semplicemente di fortuna, perché tutto è affidato al caso. Ma pure lì c’è il ragionamento, anche se non ha nessun senso. “Cosa significa per te questo numero?”, “Perché hai scelto il 12 e non il 9?”, “Che ragionamento hai fatto?”. Qui il ragionamento, che nel quiz a risposta multipla aveva pur sempre una sua razionalità (partendo dal principio che il concorrente di norma le risposte non può che ignorarle, e dunque deve arrivarci con il ragionamento), si trasforma nel completo sdoganamento di qualsiasi superstizione, dalla numerologia casereccia al sogno della mamma alla quale la defunta zia ha certamente voluto mandare un segnale. Ora io non so esattamente di quale malattia tutto questo sia il sintomo, se abbia più a che vedere con la televisione o con il paese, ma so che in ogni caso con questo fenomeno la sinistra non potrà fare a meno di confrontarsi. E mi pare anche evidente, almeno a giudicare dai risultati delle ultime elezioni, che la strada omeopatica fin qui non abbia funzionato.

3 commenti leave one →
  1. DinoS permalink
    20/04/2011 09:43

    In un ipotetico “gioco dei pacchi” con solo 3 pacchi (e nessuna offerta di uscita) il ragionamento esiste ed è anche matematicamente ben noto: http://it.wikipedia.org/wiki/Problema_di_Monty_Hall

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  1. Centro anziani « Quadernino

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