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Veltroni lancia Franceschini, Bersani acconsente, i veltroniani no

19/02/2009

Roma. “A chi verrà dopo voglio dire che per me vale un principio… non posso dire: non fare agli altri quello che non vuoi sia fatto a te… posso dire: non farò agli altri quello che è stato fatto a me”. Così, nel corso di una lunga conferenza stampa in cui però non sono ammesse domande, Walter Veltroni parla delle sue dimissioni. E benedice con calore, sia pure implicitamente, l’ipotesi di affidare al vicesegretario Dario Franceschini la reggenza del Pd (fino al congresso di ottobre). Seduti in prima fila ci sono Walter Verini, Massimo Calearo, Marianna Madia, Achille Serra, Paola Concia. In piedi, poco distanti, il capogruppo Antonello Soro e Pina Picierno, entrambi con le lacrime agli occhi. Come Piero Fassino, che alcuni hanno visto commuoversi dall’altra parte della sala. Altri sono più freddi, come Pier Luigi Bersani, in piedi a destra del palco da cui parla Veltroni, con l’aria di chi lo tiene d’occhio. Altri, semplicemente, non ci sono. Come Massimo D’Alema e Francesco Rutelli.
Veltroni ripete più volte di essere “assolutamente sereno”. Ma secondo il Corriere della Sera, lui e Bersani sono quasi arrivati alle mani, martedì, dopo che il leader dimissionario, incrociando l’altro in corridoio, gli avrebbe detto: “E’ stata tutta colpa tua”, alludendo all’annuncio della sua candidatura al prossimo congresso. Ora però tutto torna in ballo. E lo stesso Bersani sembra voler lasciare a Franceschini il compito del “traghettatore” attraverso la difficile campagna elettorale. Una tentazione che accarezzano in molti, a cominciare da Anna Finocchiaro, nella convinzione che lasciare al vicesegretario l’onere di una leadership a termine, nel momento più difficile, sia il modo migliore per arrivare al congresso di ottobre lasciando intatte tutte le rispettive ambizioni. “Sono contrarissimo, è una soluzione burocratica”, protesta Filippo Penati, dando voce a un malcontento diffuso, a livello locale. Un “livello” piuttosto influente, nella Costituente che sabato dovrà decidere chi, come e fino a quando guiderà il Pd. Ma probabilmente impotente di fronte all’accordo “unitario” che si profila. Dai popolari, naturalmente, fioccano dichiarazioni a favore di Franceschini.
Nel coordinamento di ieri solo i veltroniani Goffredo Bettini e Giorgio Tonini hanno preso una posizione diversa (diversa, dunque, anche da quella di Veltroni). Primarie subito, hanno detto, per affrontare la campagna elettorale con un segretario a tutti gli effetti. Ma se Enrico Letta invita a scongiurare “un clima da 8 settembre”, resta l’impressione che dopo tanto parlare di correnti, trame e agguati sempre imminenti, alla caduta di Veltroni, quei famosi eserciti si siano già liquefatti. O forse, semplicemente, accordati. (il Foglio, 19 febbraio 2009)

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