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Strategia dei sorrisi e riformismo mondiale del Ganzo Giulio

11/03/2009

Roma. Per Giulio Tremonti questa è decisamente una fase di movimento. Prima le prese di distanza dal presidente del Consiglio sulla gravità della crisi economica, ancorché sempre corrette a breve distanza; quindi l’incontro riservato (sebbene non destinato a restare riservato a lungo) con Massimo D’Alema, per parlare dei possibili interventi a favore del Sud; ora l’annuncio di un proprio “team di giuristi”, anticipato in un colloquio sulla prima pagina del Corriere della Sera, per riscrivere le regole dell’economia mondiale (quella nuova Bretton Woods di cui parla da tempo) in vista del prossimo G8. Una squadra composta prevalentemente da esperti di orientamento democratico-progressista: da Guido Rossi a Giulio Napolitano (figlio dell’attuale presidente della Repubblica), fino a un esponente di primo piano del Partito democratico come Enrico Letta. L’ultima iniziativa tremontiana, nel Pd, viene guardata con attenzione, tanto dai dalemiani (che con Tremonti parlano da tempo) quanto dai popolari più vicini al nuovo segretario. Per il senatore Nicola Latorre, la mossa di Tremonti è “un segnale di apertura che va accolto positivamente”. Roberto Gualtieri (tra i dalemiani, un tremontiano della prima ora) la definisce “un primo passo molto apprezzabile”, perché “a una sfida di carattere costituente come quella immaginata da Tremonti sarebbe ridicolo applicare gli schemi del bipolarismo. E’ positivo, invece, che ci sia il concorso delle migliori energie politiche e culturali”. Ma anche per Francesco Garofani (deputato del Pd di area popolare), il ministro dell’Economia “si sta muovendo in maniera intelligente, perché ha capito da tempo l’impatto profondo che la crisi avrà anche dal punto di vista politico e culturale”. Di qui, secondo Garofani, il tentativo tremontiano di dare nuove basi a “una destra molto più in crisi di quanto non appaia… un tentativo che era evidente già nel suo discorso all’inaugurazione dell’Università Cattolica, tutto incentrato su questo tema”. Un tentativo evidentemente destinato a suscitare consensi e dissensi, a procurargli nuovi alleati (come il sindaco di Roma Gianni Alemanno) ma anche nuove accuse e sospetti. “Che partita sta giocando Tremonti?”, si domandano in molti. “Tante, spesso nemmeno coordinate tra loro”, risponde Bruno Tabacci. “E non sempre è facile decrittarlo”. L’ironia del deputato dell’Udc non è del tutto infondata. Tremonti conduce da mesi un dialogo a distanza, spesso a partire dai rispettivi articoli sul Messaggero, con Romano Prodi e con Carlo Azeglio Ciampi. Ma anche con D’Alema. Senza mai allentare, naturalmente, il rapporto con la Lega, vera garanzia della sua realtiva autonomia all’interno del governo. E la Lega ha una sola priorità: il federalismo. Per ottenerlo, si può trattare con tutti. Da parte di Tremonti, la riscoperta della questione meridionale e il dialogo con D’Alema si inseriscono dunque in questo quadro, a partire dalla consapevolezza che se è vero che attualmente il Nord riceve dallo stato meno di quanto paga, è anche vero che le regioni meridionali ricevono meno, in rapporto agli abitanti, rispetto alle altre (comprese le regioni settentrionali). La Lega insiste sul primo punto, D’Alema sul secondo, ma un canale di dialogo è aperto, come conferma anche il fatto che il prossimo seminario di formazione politica organizzato dalla fondazione ItalianiEuropei, a Milano, sarà concluso alla fine di giugno da un dibattito sulla crisi economica con D’Alema e Tremonti. (il Foglio, 11 marzo 2009)

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