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Fini spara sui pianisti per colpire il Cav. Caccia agli ultimi irriducibili

13/03/2009

A l terzo giorno di votazione con il nuovo sistema delle impronte digitali – o delle “minuzie”, per essere precisi – il piccolo gruppo di onorevoli irriducibili, decisi a difendere fino all’ultimo la privacy dei propri polpastrelli, è riuscito ieri a beffare il Grande Fratello digitale. Assenti agli occhi dei presenti, ma presenti e votanti agli occhi del sistema, ben due di loro hanno espresso infatti la propria contrarietà alla mozione Franceschini sull’assegno ai disoccupati e la tassa ai ricchi, esposta in Aula dal segretario del Pd, semplicemente restandosene a casa (o comunque altrove). La mano furtiva di due compiacenti colleghi, uno della Lega e l’altro del Mpa ha votato per loro (non avendo gli irriducibili depositato le proprie impronte, i pulsanti continuano a funzionare come prima). E così, dopo tante polemiche, i pianisti hanno messo a segno la loro prima vittoria. Probabilmente, l’ultima. Almeno a giudicare dalla prima reazione del presidente della Camera Gianfranco Fini, che ha ricevuto la notizia durante la registrazione di “Porta a Porta” e non ha esitato ad annunciare sanzioni per i due reprobi, che sono stati subito identificati dalle agenzie.
A colpire era però in particolare il pianista della Lega. Dinanzi a un deputato che nel votare per il collega assente copre pudicamente la mano con la Gazzetta dello Sport, infatti, la prima cosa che viene in mente è che poteva usare almeno il Sole 24 Ore. In fondo, è anche da questi particolari che si giudica il senso del pudore. Come in quel film in cui Woody Allen si presenta all’edicolante con una pila di impegnative letture: Time Magazine, Scienza e letteratura, la Rivista della fede, Newsweek… ma tutto precipita quando il cassiere, non trovando il prezzo dell’ultima rivista nascosta in fondo al mucchio, urla al collega dall’altra parte del locale: “Ehi, ti ricordi quanto viene Orgasmo?”. “Cosa?”. “Or-ga-smo… l’ha preso questo giovanotto”.
E così l’irriducibile pianista armato di  Gazzetta, nonostante tante precauzioni, è stato smascherato subito dalla lucina accesa davanti al posto, vuoto, del suo collega. Sotto gli occhi di un “noto vignettista presente nella tribuna stampa” (come ha scritto la Velina rossa, che per prima ha dato la notizia, senza dire di più circa l’identità del misterioso testimone).
“Se questo è veramente accaduto, e stiamo facendo le verifiche necessarie – ha detto Fini – chiederò all’ufficio di presidenza di sanzionare ogni irregolarità”. Ma già ieri i nomi dei pianisti e degli irriducibili assenti – che non citiamo, sapendo quanto tengano alla loro privacy – erano su tutte le agenzie. E non stupisce che tra loro non ci fosse nessun deputato di An. Perché la questione, all’interno del Pdl, è ben più seria di quanto possa apparire, dopo lo scontro che ancora una volta ha opposto il presidente della Camera al presidente del Consiglio. Silvio Berlusconi, infatti, non ha affatto gradito l’innovazione portata nel sistema di voto. E si capisce. I pianisti costituiscono un potente fattore di stabilizzazione degli equilibri usciti dalle urne. Vinta la partita alle elezioni e acquisita la maggioranza dei seggi, perché mai rigiocarsela ogni volta alla lotteria delle presenze in Aula, quando con poche sapienti mani si possono coprire tutti i buchi della propria formazione? Anche l’idea accennata due giorni fa dal premier sulla possibilità di far votare soltanto i capigruppo, in fondo, andava nella stessa direzione. Ma è stata subito bocciata da Fini, e con parole di una certa asprezza.
La lotta contro i pianisti nasconde insomma uno scontro non banale sul ruolo del Parlamento. “Il presidente della Camera ha espresso un’esigenza di trasparenza, il presidente del Consiglio un’esigenza di efficienza”, riassume equanime il senatore Gaetano Quagliariello. Ma subito aggiunge: “Ora si tratta di coniugare entrambe queste esigenze in un progetto coerente di nuove regole, fino alla riforma della Costituzione che dovrà essere il piatto forte della seconda parte della legislatura”. Questione seria, come si vede. A volte però anche le battaglie più serie si combattono in modo un po’ comico.  “All’inizio – ha ammesso Fini – c’è stata un po’ di effervescenza, un po’ di goliardia e qualche tentativo di boicottaggio”. E i giornali ci sono andati a nozze, riportando o integrando, a soggetto: “Presidente, il sensore non riconosce il mio dito”, “Presidente, non mi funziona il dito”, e via di questo passo. “Come mai tanti problemi tecnici si verificano soltanto nei banchi di centrodestra?”, ha domandato il capogruppo del Pd, Antonello Soro. Non tra i deputati di An, però. Da giorni debitamente preavvisati che il presidente non avrebbe gradito incidenti, alla prova del nuovo sistema non hanno sbagliato un colpo. La campagna degli irriducibili aveva comunque strappato, se non altro, un posto libero dal controllo digitale per i segretari di gruppo, con l’argomento che questi avevano bisogno di entrambe le mani per dare le indicazioni di voto. Ma proprio i due pianisti di ieri dimostrano che per votare, anche col nuovo sistema, di mano ne basta una (e ne avanza pure un’altra). (il Foglio, 13 marzo 2009)

3 commenti leave one →
  1. 13/03/2009 23:17

    Mamma mia, il deputato che copre il voto farlocco con la Gazzetta dello Sport è il simbolo del nostro tempo: se domani Totti passasse dalla Roma ad un’altra squadra la cosa farebbe più rumore, nei media e tra la gente reale, di quanto la farebbe l’abolizione delle elezioni politiche, ultimo rantolo di una cosa chiamata democrazia

  2. 17/03/2009 09:36

    Dovrebbe esserci privacy-zero per i parlamentari durante l’esercizio delle loro funzioni.

    I rom a cui sono state prese le impronte non avevano diritto alla privacy?

Trackbacks

  1. Le Barbie del Museo di Diocleziano « Ed ora qualcosa di completamente uguale

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