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Il Pd esce dalla Terza via e si butta sul modello cileno

27/03/2009

Roma. L’appuntamento era stato fissato mesi fa, quando segretario del Partito democratico era ancora Walter Veltroni. Ciò non toglie che il seminario dei progressisti di tutto il mondo organizzato in questi giorni da Policy Network – il think tank blairiano guidato da Peter Mandelson – non poteva capitare in un momento più propizio, per Dario Franceschini e per tutto il Pd. E cioè a poche settimane dall’apertura della campagna elettorale per le europee. Non per nulla, nel corso di un acceso diverbio televisivo con Fabrizio Cicchitto, che accusava i democratici di non sapere nemmeno dove sedersi nel Parlamento europeo, stranieri in patria e all’estero, Massimo D’Alema non ha mancato di sfruttare l’occasione per dimostrare come il segretario del Pd s’incontri invece con “i leader progressisti di tutto il mondo”. Socialisti e democratici, tutti insieme, proprio come nel Pd. Quasi a dire che Franceschini, a capo di un partito che socialisti e democratici li riunisce già in se stesso, se non è il primo della classe, certo è quello che si è portato più avanti coi compiti.
Il seminario di Policy Network non appare provvidenziale, però, soltanto per il momento, ma anche per il luogo, il Cile. E così, non solo la prima uscita internazionale del neosegretario in vista delle europee sarà a un incontro, per ovvie ragioni, ben più agevole di una riunione, poniamo, del Pse o dell’Internazionale socialista (che avrebbe inevitabilmente riaperto una straziante discussione sull’andare o non andare, e se andarci come ospite, come osservatore o come padrone di casa), ma pure nella patria d’adozione di tutti i militanti di sinistra del mondo dai tempi del golpe di Pinochet. Quel golpe che ispirò in Enrico Berlinguer la serie di articoli su Rinascita (“Riflessioni sui fatti del Cile”) in cui per la prima volta formulava la proposta del compromesso storico tra comunisti e democristiani. Il Cile, peraltro, è stata anche una delle più intense infatuazioni del vecchio Ppi, sin da quando era ancora nel Partito popolare europeo, e per contrastarne l’allargamento a destra, non essendoci in giro molti altri esempi di partiti democristiani alleati dei socialisti, teorizzava accanitamente il rilievo mondiale del “modello cileno”. Perché in Cile la coalizione tra democristiani e socialisti funziona a meraviglia, secondo un’alternanza che vede alla sua guida una volta un democristiano e una volta un socialista. Un po’ come il Pd (a parte il dettaglio che lì si tratta di una coalizione, e di una coalizione che le elezioni le ha vinte).
Certo non si può dire che il momento sia altrettanto propizio per gli organizzatori del seminario, e cioè quel gruppo politico-intellettuale da cui è nata la Terza via (all’incontro parlerà ovviamente Anthony Giddens, suo primo teorico), in stretti rapporti con i democratici americani (clintoniani come John Podesta, anche lui tra i relatori). In un certo senso, è come se gli anni Novanta, quando in vista delle europee Tony Blair e Gerhard Schröder lanciavano un manifesto che oggi si definirebbe un monumento al “mercatismo selvaggio”, fossero appena finiti. Ma finiti male, sotto le macerie di Wall Street e delle politiche liberiste che oggi non difende più nemmeno la destra, figurarsi la sinistra. “La riforma fiscale e i tagli alle tasse possono giocare un ruolo critico nell’ottenere più vasti risultati sociali”, diceva il testo di quel piccolo manifesto della sinistra antistatalista. Altri tempi, certo. “Il Pd ha altro da pensare – scriveva ieri Europa – ma in Cile se ne parlerà: si deve tornare socialisti?”. Certo è che il Pd della “svolta a sinistra”, in cui Franceschini parla solo di precari e disoccupati, D’Alema dice che non bisognava bombardare Belgrado, il gruppo del Pd al comune di Roma occupa il Campidoglio cantando “Bella Ciao” e Pier Luigi Bersani ha già cominciato a dire che il premier “deve celebrare il 25 aprile”, in fondo, con il mondo nuovo sembra già in piena sintonia. Come se lo conoscesse da sempre. (il Foglio, 27 marzo 2009)

2 commenti leave one →
  1. 27/03/2009 22:30

    Basta che non ci tirino fuori anche loro la riforma della previdenza di Pinochet, che è come dire…un po’ carsica. Ogni tanto qualcuno la riscopre e ci fa 2 palle così. Tralasciando che il riformatore non era esattamente un beniamino della sinistra, qui da noi non ci riuscirebbe neanche lui, coi carri armati, gli stadi e tutto l’ambaradam.
    In cile è stata una passeggiata, mica aveva l’inps e i sindacati da sconfiggere.

    Su Blair sarà meglio stendere un velo, almeno su quello odierno, il tedesco se lo sono comprato i russi, gli americani se ne fottono dell’europa, essendo a loro incomprensibile, veltroni è andato, rutelli sta poco bene…..mi sa che quella stagione è un po’ tramontata.
    E meno male che era il berlusca che guardava al passato :-)

  2. Roberto permalink
    28/03/2009 16:31

    Cos’è la tua, ironia, sarcasmo? Nel giorno in cui Fini parla a tutti e dimostra di comprenderli assai meglio, sfidandoli anche nei loro istinti peggiori e dimostrando che una risposta diversa è possibile? Dai, è finito un mondo ed il nostro 25 aprile del 2009 è quello che ci libera da questi risibili soloni. Siamo nel 2000 e la nostra terza via è quella di chi considera liberazione quella dai rottami del novecento. Il PD occupi pure il consiglio comunale al grido di bella ciao, ma non pretenda di conoscere il mondo nuovo: non ne capisce un accidente. A forza di cantare bella ciao finisce come quell’iscritto del PDCI, che, dopo le elezioni, spiegò (alla Stampa, non al Giornale): c’era Diliberto a Sassuolo, gli dissi, compagno, mia moglie ha paura di andare a fare la spesa, mi rispose con un sacco di ismi, al terzo avevo deciso di iscrivermi alla Lega Nord e così ho fatto. A Cavriago, dico, a Cavriago, la Lega Nord ha fatto il 7%: il PD, evidentemente, quando canta bella ciao si riferisce alla tessera che se ne va, è tutta propaganda per Bossi e compagni. Il PD si faccia la sua lenzuolata: mi piacerebbe sapere perchè, quando denigri gli Alesina ed i Giavazzi, non parli anche di Bersani. Sull’Alitalia c’erano due visioni diametralmente diverse. Prodi & C., in due anni, non sono riusciti a venderla, come pure volevano. Berlusconi, a torto od a ragione, secondo me a torto ma io non conto niente, puntava sulla compagnia di bandiera. In sei mesi è arrivato in porto, ed era più difficile che regalarla ai francesi, se si considera che, nello stesso tempo, finiva l’AV e l’unica tratta redditizia, la MI-RO, perdeva i suoi vantaggi. A Napoli non si raccoglievano nemmeno più i rifiuti. Berlusconi non ha fatto un’ostrega: però in pochi mesi sono ripartiti i treni per la Germania ed in meno di un anno ha aperto Acerra. Secondo te, tra chi vuole – forse, e dico forse – la cosa giusta ma non è capace di farla, e chi, eletto per governare, le cose le fa, condivisibili o meno, chi voteranno gli italiani al prossimo giro, i nullafacenti od i facenti, qualsiasi cosa essa sia? Franceschini va in Cile, ma pensa davvero che ciò evocherà negli Italiani l’equivalenza Berlusconi-Pinochet? Maddai, il PD ha una classe dirigente ridicola. Ha silurato Veltroni e ha eletto, senza primarie, cioè negando uno dei suoi principi fondamentali, il suo vice, che, vedi legge elettorale maggioritaria a doppio turno, era più estremista di lui sulla strada del “nuovo”. E tutti a cantarne le lodi, compreso il “mitico” Civati … Perchè? Perchè, ad esempio, chiede il sussidio di disoccupazione per tutti, che ben avrebbe potuto essere pagato con la modesta riforma delle pensioni del centrodestra, subito abrogata, in evidente dispregio della demografia, dal centrosinistra. Ovvero chiede l’una tantum sui “ricchi”, il che suona tanto come “anche i ricci piangano”. E perchè mollare rifondazione, allora, scelta che vedeva Franceschini fra i suoi massimi pasdaran? Un partito patetico

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