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Un dettaglio

10/04/2009

Tralascio, perché ne ho già parlato più volte, le ragioni di principio che mi fanno rabbrividire di fronte alla richiesta dell’election day, giustificata dal Pd con l’esigenza di risparmiare soldi da dare ieri alle forze dell’ordine, oggi ai terremotati e domani alle vittime della prossima tragedia che la tv avrà adeguatamente riportato. Tralascio anche le ragioni di merito (il quorum non è un capriccio che i costituenti hanno aggiunto tanto per divertirsi, l’election day è un modo per aggirarlo e se Franceschini invece di giurare di difendere la costituzione davanti alle telecamere si limitasse a difenderla quando occorre, secondo me, non farebbe un soldo di danno – va bene, avevo detto che tralasciavo). Tralascio pure le ragioni di semplice logica (come dice lui: “Non esiste una voce di bilancio con scritto ‘disastri naturali e referendum’, che se do a una devo togliere all’altra”). Tralascio tutto e dico solo: forse al Pd e a tanti promotori del referendum, in buona parte campioni dell’antiberlusconismo e della lotta contro il “regime”, è sfuggito un dettaglio. Se si fa l’election day, si raggiunge il quorum. E se si raggiunge il quorum – con Pd e Pdl, giornali e tv, Confindustria,  cabarettisti, blogger [aggiungete qui chi preferite] schierati per il sì – vince il sì. E se vince il sì, questo vuol dire che dal giorno dopo in Italia vige una legge elettorale per la quale la singola lista che prende più voti si prende anche la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento. Certo, c’è la Lega che è contrarissima e fin qui ha ottenuto che l’election day non venisse fissato, con la minaccia che altrimenti farebbe cadere il governo. Ma secondo voi, se Berlusconi raccogliesse l’appello del Pd e dicesse che va bene, se proprio insistete, facciamo l’election day – come negli ultimi giorni si è detto disposto a fare – ecco, secondo voi, cosa succederebbe? Certo, l’apertura di questi giorni potrebbe essere solo un bluff, una minaccia da agitare verso la Lega per ridurla a più miti consigli – ma scusate un momento, non era la Lega a minacciare? Non aveva lei il coltello dalla parte del manico, e cioè la caduta del governo? E allora, quale sarebbe la minaccia di Berlusconi?

Secondo me, la minaccia di Berlusconi è chiara. Se passa il referendum e la Lega fa cadere il governo, lui invoca subito le elezioni, perché “il parlamento è delegittimato”. Elezioni da tenersi quindi con la legge “voluta dagli italiani”, e guai a cambiarla, perché significherebbe “tradire lo spirito del referendum”.

Certo, c’è anche la possibilità, se i referendari del Pd non ci si mettono di mezzo, che in parlamento si riesca a racimolare una maggioranza trasversale per tenere in piedi un governo qualsiasi con il compito di cambiare la legge prima di tornare al voto. Con Berlusconi che a quel punto reciterebbe la parte che gli riesce meglio: griderebbe al ribaltone, al tradimento della volontà popolare, alla “casta” attaccata alla poltrona che fa di tutto per autoperpetuarsi. Ma ammesso e non concesso che una maggioranza trasversale formata da Pd, Italia dei Valori, Lega e Udc sarebbe in grado di reggere, a quel punto, mi spiegate che legge elettorale fa, che sono in quattro e vogliono sette sistemi diversi? In ogni caso, non credo sarebbe un bello spettacolo. Di sicuro non sarebbe il genere di spettacolo da mettere in scena pochi mesi prima di una campagna elettorale, con Berlusconi che bombarda ogni giorno da tutte le televisioni, in Parlamento e nelle piazze. Insomma, mi auguro di sbagliare, ma non vedo come si potrebbero realisticamente evitare elezioni anticipate in autunno. E cioè, praticamente, adesso. Con la legge uscita dal referendum. E ora ditemi secondo voi quale partito prenderebbe il premio di maggioranza, e chi sarebbe il presidente della Repubblica eletto da un parlamento in cui il Pdl da solo avrebbe la maggioranza assoluta (e in cui l’opposizione sarebbe formata da Lega, Udc, eccetera). E ditemi pure se a quel punto non sarebbe una passeggiata, per Berlusconi, riprendersi tutti gli alleati, ormai in condizione di non nuocere, potendo così finalmente contare su quei famosi due terzi che consentono di cambiare la costituzione senza nemmeno il rischio del referendum confermativo. Ma soprattutto, ditemi se una cosa del genere non somiglia tremendamente a quel famoso “regime” che tanti sostenitori del referendum hanno denunciato a sproposito per quasi quindici anni, e che in questo modo, dopo tanti sforzi, sarebbero finalmente riusciti a generare.

Dite che ci sono infinite variabili di cui non ho tenuto conto? E’ vero. Ma per tornare alla posizione del Pd, il punto non è quanto lo scenario che ho appena descritto sia probabile. Il punto è se la campagna sul referendum e sull’election day lo abbia reso anche solo lontanamente immaginabile. Perché se è così, allora le cose sono due: o sono dei fessi, o sono degli irresponsabili. E sarei davvero felicissimo di scoprire che il fesso, invece, sono io.

5 commenti leave one →
  1. 11/04/2009 00:14

    ok, ok: mi hai VERAMENTE spaventato

  2. Klinf permalink
    13/04/2009 10:23

    Volendo fare i complottisti a tutti i costi, potrebbe essere un ottimo metodo per dare alla luce quel progetto dalemiano di blocco costituzionale, che vada da Casini a Vendola, e che possa proporsi come unica scialuppa di salvataggio contro il rischio autoritario e a difesa della costituzione.
    Ma forse sto esagerando, o semplicemente sopravvalutando l’ex ministro degli Esteri

  3. Gianni DX permalink
    14/04/2009 12:13

    “…Ma soprattutto, ditemi se una cosa del genere non somiglia tremendamente a quel famoso “regime” …”
    Regime? Quale regime? La democrazia deve essere governante nell’interesse di 60 milioni di concittadini. Ed è un fatto elementare constatare che il “blocco costituzionale” (ma per favore…., il PDL ne sarebbe fuori?) da Casini a Vendola non sarebbe in grado di governare per la stessa ragione che non si possono cantare tre o quattro canzoni contemporaneamente. La vittoria del PDL alle possibili prossime elezioni non sarebbe la vittoria di un pugno di dittatorelli a dispetto della maggioranza dei bravi cittadini, ma la conseguenza della scelta ragionata e meditata di gran parte dei cittadini.

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