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Un’immaginazione povera e monotona /2

31/03/2010

Repubblica di oggi. A pagina 12, Nichi Vendola spiega che “non c’è futuro per i partiti”, definiti “ossi di seppia, luoghi pieni di detriti, posti senza anima”. A pagina 13, articolo su Beppe Grillo, secondo il quale i partiti sono “anime morte”, e sul successo del movimento grillino, con “i blog al posto delle sezioni”. A pagina 15, articolo di Ilvio Diamanti sul successo della Lega, che si afferma come partito “normale”, non “mediatico” (per farla breve: niente blog, più ossi di seppia). In prima pagina, editoriale di Ezio Mauro, che dice più o meno le stesse cose di Vendola e Grillo, per concludere che al Pd serve un “papa straniero”.

Trattandosi di papa, immagino che a sceglierlo debba essere lo spirito santo, visto che quello scelto appena cinque mesi fa dalle primarie, evidentemente, non va più bene. Del resto, Mauro lo dice da molto prima di Vendola e Grillo, che i partiti sono ossi di seppia, anime morte, orgoglio e pregiudizio, e che se solo volesse potrebbe fare delle loro stanze sorde e grigie un bivacco di editorialisti, chirurghi, conduttori e cabarettisti. In attesa dell’intervista a Di Pietro, in cui immagino che l’ex pm ci spiegherà che i partiti sono i promessi sposi, mi domando però se il Partito democratico, più che di un papa, non avrebbe bisogno di un giornale straniero.

Prima che qualcuno mi prenda sul serio, però, ci terrei a chiarire: possibilmente, non il Financial Times.

5 commenti leave one →
  1. 31/03/2010 21:23

    insieme ai chirurghi e ai cabarettisti mi pare che metterebbero pure le archistar, anzi ce le hanno messe, anzi ieri fuksas mi pare abbia esemplificato tutti i problemi della sinistra formato La Repubblica

  2. Pachi permalink
    31/03/2010 22:03

    A me pare un po’ eccessiva la sintesi che condividi, di tutto il ragionare di Mauro e di Vendola.
    E per la verità anche da molti altri. E mi trovo anche d’accordo sia con quello che dice Vendola, sia in parte con quello che dice Mauro. Se volessimo fare un’analisi serena dei problemi del PD l’elenco sarebbe lungo. Per cominciare però si potrebbe correggere un’affermazione fuorviante. Non è esatto che il segretario è stato eletto dalle primarie. Il segretario è stato indicato dalla dirigenza del Partito. C’è stato un congresso molto conflittuale. Non sono stati direttamente e liberamente gli iscritti a scegliere il segretario. Ha ragione anche Marino in questo. Il PD va avanti per la sua strada con un’idea del Paese che però non verifica. Continuano nel progetto fallimentare di sostituire la Democrazia cristiana, ‘sfondamento al centro’ lo chiamano. Ma Vendola, tanto per citare un nome, li ha superati a sinistra e ha vinto le elezioni. Questo è un fatto concreto e reale. Vendola ha avuto contro tutto il PD. Ora, da rieletto, il PD dichiara che occorre ‘riaggregarlo’.
    Senza andare troppo ad analizzare, mi pare evidente che il PD è pieno di zombie lontani dalla realtà. Non ascoltano. Non vogliono sapere, nè capire, nè confrontarsi con una realtà che continua ad allontanarsi da loro.

  3. francesco orofino permalink
    01/04/2010 11:56

    A PROPOSITO DELLA RIFLESSIONI DI CUNDARI:

    Leggo da più parti commenti sulla “morte dei partiti” sancita da queste elezioni.
    Mi sembra che il risultato conseguito dalla Lega dimostri esattamente il contrario.
    La lega è forse l’unica forza che mantiene intatta la struttura e l’organizzazione tradizionale di un partito quasi di stampo leninista.
    Un partito fortemente organizzato, con articolazioni capillari nel territorio, rapporti quotidiano con le comunità locali, un forte impegno nelle amministrazioni locali, percorsi di selezione della sua classe dirigente, una struttura gerarchica definita. Insomma una strutturazione che a volte ricorda il vecchio PCI.
    Altro che partito liquido.
    Credo altresì che la Lega abbia capito che è inutile inseguire Berlusconi sulla linea del partito leggero, della leadership esasperata, del partito.azienda. La Lega “tiene” anche rispetto alla PdL proprio grazie al suo modello direi “tradizionale” di organizzazione del consenso.
    Se quindi queste elezioni possono indicare un percorso al Partito Democratico allora occorre proseguire sulla strada di una riorganizzazione capillare della nostra presenza sul territorio.
    Ridare slancio al lavoro ed alla presenza dei circoli, dai quartieri della grande metropoli al paesino sperduto di montagna, investire risorse nell’organizzazioni di micro-iniziative sui problemi minuti delle comunità locali, tornare a fissare i temi della politica a partire dal dialogo con i cittadini e non in perenne inseguimento dell’agenda dettata dai vertici della maggioranza.
    Attraverso la “fatica” di questo modo di far politica tornare a selezionare la classe dirigente del partito evitando la tentazione di acclamare come prossimo salvatore della patria chiunque abbia la fortuna di veder puntato su di sé per qualche minuti i riflettori di un qualsivolglia strumento mediatico.
    La volontà di tornare ad essere un “partito popolare” passa attraverso questa strada e non attraverso improvvisati predicatori della rete internet, elitari popoli viola e simili.
    Il vecchio PCI riusciva ad essere un partito popolare dialogando contemporaneamente con il mondo degli intellettuali e con 10 anziani seduti al tavolo della sezione più sperduta.
    Per far ciò occorre avere una linea politica nazionale chiara, non ondivaga, fatta di alcuni valori forti in grado di far sintesi dei mille problemi che il paese, nelle sue complesse articolazioni, pone.
    Lavoro, lotta alla povertà, reddito, ricerca, formazione, cultura, laicità.
    So che questo è un percorso lungo, che non ottiene risultati immediati, che richiede molto più impegno. Qualcuno può pensare che 10 apparizioni efficaci nei talk show televisivi producono un effetto molto più incisivo ed immediato nella costruzione del consenso.
    Ma su questa strada – spero si sia capito – c’è chi è molto più potente e più bravo di noi.

  4. Fabrizio permalink
    01/04/2010 13:33

    PACHI: “Non è esatto che il segretario è stato eletto dalle primarie. Il segretario è stato indicato dalla dirigenza del Partito. C’è stato un congresso molto conflittuale. Non sono stati direttamente e liberamente gli iscritti a scegliere il segretario”.
    Ma cosa significa?

    a) le primarie ci sono state. Anche se magari il risultato non ti è piaciuto.
    Ora se la gente ha scelto “il triste burocrate emiliano”, invece dell'”intellligentissimo chirurgo” o il “figlioccio dell’OBAMA bianco”, ciò non significa che non ci sia stata democrazia.

    b) poi parli di iscritti . Che c’azzecca, direbbe Di Pietro. Proprio come aveva richiesto l’OBAMA bianco il congresso degli iscritti è stata sola una consultazione, visto che la le “primarie” del popolo dovevano decidere il segretario.

    In questa tua intepretazione dei fatti si spiega perchè a sinistra si continua a perdere da anni:
    noi (voi?) siamo i depositari della verità e se le cose non vanno come noi crediamo allora è colpa della gente o di qualche infiltrato “inciucista”…

    PS: le liste di Sinistra e Libertà con scritto sopra Vendola a caratteri cubitali, hanno raccolto al nord tra l’1% e il 2%. Ecco questa è proprio la strada per riconquistare la parte produttiva del paese…

  5. roberto permalink
    02/04/2010 21:46

    Pachi, a proposito di zombie e di mancanza di voglia di analisi, ma hai presente il concetto di specchio ?

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