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Bersani e l’Ing.

15/05/2010
Roma. Pier Luigi Bersani sarà forse disposto a “cambiare passo” e a rivedere questa o quella scelta, ma nemmeno dinanzi al trattamento cui è stato sottoposto negli ultimi tempi, specialmente da giornali, intellettuali e trasmissioni televisive “di area”, pare disposto a cambiare carattere. Essere emiliani, tuttavia, non significa essere fessi, è sembrato dire giovedì sera il segretario del Pd, ospite di Lilli Gruber a “Otto e Mezzo”, dinanzi al consueto e sempre più ricco elenco di attacchi, schiaffi e sberleffi a lui indirizzati. A cominciare dalle sprezzanti parole pronunciate da Carlo De Benedetti nel suo libro-intervista con Paolo Guzzanti, anticipato qualche giorno fa dal Fatto. “Io stimo moltissimo Bersani – ha dichiarato l’Ingegnere – è stato un eccellente ministro e di lui come persona e uomo di governo posso soltanto dir bene. Ma come leader? Suvvia, è totalmente inadeguato. Lui e D’Alema stanno ammazzando il Pd…”. Fortuna che lo stima moltissimo. Ma quell’agrodolce manifestazione di stima non è l’unica frase di circostanza, nelle parole di De Benedetti, perché pure del Bersani uomo di governo, a pensarci bene, forse l’Ingegnere non avrebbe da dire poi tutto quel bene, dal suo punto di vista. Almeno a giudicare dalla sibillina risposta di Bersani: “L’Ingegnere sa benissimo che così come non mi impressionavo quando ero un giovane ministro dell’Industria, tanto meno m’impressiono adesso che ho qualche anno in più”. Una replica che contiene un’allusione precisa. Così come la premessa: “Intanto è la prova che non mi ha scelto lui”. S’intende: come segretario del Pd. Ma, soprattutto, si sottintende: e questo è quello che non gli va giù, forse perché non ci è abituato. Il riferimento alla scarsa impressionabilità di Bersani da ministro dell’Industria è però facilmente verificabile. Basta andare a pagina 42 di “Primo Tempo”, libro autobiografico di Roberto Colannino (uno di quegli imprenditori additati dai giornali “di area” ora come esempio di raider senza scrupoli, ai tempi della scalata Telecom, ora come modello di imprenditore retto e dalla squisita vocazione industriale quando non partecipa alle scalate bancarie del 2005, e infine, di nuovo, come un mezzo farabutto, ai tempi della cordata Alitalia). Ma il riferimento di Bersani è invece al marzo del 1997, quando i giornali cominciano a scrivere di un’imminente uscita della famiglia De Benedetti dall’Olivetti, di cui Colaninno è amministratore delegato, e da appena un anno. Racconta dunque Colaninno: “Ci fu una cena nella casa romana di De Benedetti, presenti il figlio Rodolfo, il ministro Bersani e io. L’Ingegnere ci informò della sua volontà di disimpegnarsi dall’Olivetti. Dentro di me pensai: ‘Ecco, adesso sono proprio solo’. Il clima era molto teso. Bersani si espresse in maniera durissima con De Benedetti, usò parole pesanti, gli disse che non poteva uscire dal capitale dell’Olivetti in quel momento e gli chiese di restare almeno con una piccola quota per accompagnare il salvataggio dell’azienda. De Benedetti, evidentemente colpito dalle parole del ministro, alla fine accettò di restare, mantenendo il 5% del capitale”. Per restare, però, pretese che fosse il governo a chiederglielo pubblicamente. Cosa che Bersani fece il giorno dopo con una lunga intervista – a Repubblica, ovviamente – e così l’Ingegnere mantenne la sua piccola quota. Ma non se ne dimenticò, verrebbe forse da aggiungere. Di sicuro, a giudicare dalle sue parole a “Otto e mezzo”, non se ne è dimenticato Bersani. (il Foglio, 15 maggio 2010)
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  1. 19/05/2010 16:06

    CRISI ECONOMICA: 10 MILIONI DI EURO A SANTORO!

    Il Governo promette una lunga stagione di lacrime e sangue: stipendi, pensioni e liquidazioni congelate! La Rai, in perfetta sintonia con la crisi che attanaglia il Paese, ‘liquida’ Santoro e gli dà una BUONUSCITA DI 10 MILIONI DI EURO! Il conduttore di “Anno Zero” – da sempre di sinistra, da una vita paladino delle giuste cause di lavoratori, consumatori e pensionati, insomma strenuo difensore dei ceti deboli di questa società nella quale e sulla quale ha costruito le sue fortune professionali ed economiche – abbandona il suo ruolo di ‘dipendente’ del servizio pubblico radiotelevisivo e si prepara a un futuro di ‘collaboratore esterno’ con un accordo milionario. Il giornalista si dedicherà alle docu-fiction, probabilmente per Raitre. La decisione è stata presa dal consiglio di amministrazione della tv pubblica (7 voti a favore e 2 astenuti) che ieri ha approvato un accordo quadro per la “risoluzione consensuale” del rapporto di lavoro di Santoro. L’intesa prevede la realizzazione di nuovi progetti editoriali che verranno realizzati da Santoro nei prossimi due anni. Al giornalista andrà una BUONUSCITA DI DIECI MILIONI DI EURO! Che i vertici della Rai gettino denaro pubblico al solo scopo di stare tranquilli ed evitare che giungano loro le puntuali telefonate di Berlusconi per fermare Annozero, sostituendolo con un giornalista più malleabile e rispettoso degli ordini di scuderia, risponde solo agli interessi politici e non a quelli giornalistici ed economici della Rai. Ma con quale faccia, poi, la televisione pubblica si presenterà a chiedere il canone anche a persone che non riescono nemmeno a pagare l’affitto di casa?

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