Skip to content

Gira e rigira, è sempre il morbo giustizialista

31/07/2010

Ancora una volta, a leggere i giornali, sembra che le sorti del governo dipendano da uno scontro sulla giustizia. A questo proposito è uscito da poco in libreria un piccolo saggio, che non sarebbe apparso meno attuale tre, cinque o quindici anni fa. Pubblicato da Marsilio, parla dei veri problemi della giustizia italiana, e cioè di politica, con un titolo piuttosto esplicito: “Il morbo giustizialista”. Titolo che potrebbe facilmente trarre in inganno, a causa di quell’anomalia italiana – naturalmente, essa stessa, al centro del saggio – che colloca garantisti a destra e giustizialisti a sinistra. Di sinistra sono infatti entrambi gli autori, l’ex senatore ds Giovanni Pellegrino e il giornalista Giovanni Fasanella.
Fasanella si occupa da anni di crimini di stato e misteri italiani, Pellegrino è stato presidente della commissione stragi. Il loro libro precedente, dedicato proprio a questi temi (“Segreto di Stato”, Einaudi), partiva dalle violente polemiche che avevano visto il lavoro della commissione attaccato dal Corriere della Sera come complottista e dai familiari delle vittime, al contrario, come arrendevole e giustificazionista. A Dio spiacenti e a’ nemici sui, entrambi gli autori dovrebbero aver fatto il callo questa condizione, in cui si ritrova invariabilmente chiunque in Italia voglia affrontare seriamente problemi seri, al contrario dei tanti che preferiscono affrontare comicamente problemi comici, e sono generalmente molto apprezzati (figli di papà in lotta per la meritocrazia, oligopolisti squattrinati in difesa del mercato, rampolli spiantati e vecchi burocrati che si battono per il rinnovamento, e così via).
La tesi del libro è presto detta: a paralizzare il sistema politico, ma anche lo sviluppo economico, è lo scontro tra giustizialisti e antigiustizialisti che va in scena da oltre quindici anni, e cioè dalla fine della Prima Repubblica. Uno scontro che nessuno ha davvero interesse a fermare: non Silvio Berlusconi, che ne trae forza, funzione e legittimazione (almeno agli occhi di una parte del paese); non i magistrati (idem); non la sinistra, che in verità ne trae solo debolezza, impossibilità di muoversi e una fonte di costante delegittimazione (agli occhi di una parte e dell’altra), e proprio per questo appare troppo debole per uscire dalla tenaglia, come dimostra anche l’esito infausto dei pochi, seri tentativi (ancorché, a tratti, velleitari) di cercare una soluzione razionale, a partire dalle lunghe e complicate vicende della Bicamerale D’Alema.
Le cronache di questi mesi e di questi ultimi giorni, la surreale ipocrisia e le tonnellate di retropensieri che ammorbano il dibattito pubblico, politico e giornalistico, sono la migliore dimostrazione della tesi. Lo scontro furioso che da oltre quindici anni si ripete ciclicamente, sempre uguale a se stesso, è lo specchio di un equilibrio perfetto, per quanto perverso. Equilibrio di forze a prospettiva catastrofica, dicevano i classici.
Per rompere un simile equilibrio occorrono innanzi tutto personalità capaci di dare scandalo nel proprio mondo, provando a cambiarne i riflessi condizionati, e l’eterna coazione a ripetere. L’ex senatore ds Pellegrino, per esempio, scrive a chiare lettere che sì, è evidente che Berlusconi è stato oggetto di una serie interminabile di iniziative giudiziarie dal giorno in cui ha deciso di entrare in politica, e non un minuto prima. Ma con altrettanta chiarezza scrive pure che quella stessa degenerazione del ruolo delle procure Berlusconi ha tentato di cavalcarla, alimentandola e strumentalizzandola in ogni modo, prima che gli si rivoltasse contro. E non solo per il ruolo non piccolo svolto da Mediaset nella campagna a sostegno di Mani Pulite, con il Tg4 di Emilio Fede in prima linea. Basta ricordare tutta la retorica della prima “discesa in campo”, culminata nell’offerta del ministero della Giustizia ad Antonio Di Pietro, quando era ancora pm. E scusate se è poco.
Dall’altra parte, la sinistra ha fatto lo stesso e di più, come è noto. Il risultato, tra l’altro, è la mancata riforma della giustizia. Misure di carcerazione preventiva e sequestro cautelare dei beni che qualunque singolo pm, da ogni parte di Italia, può assumere come niente fosse, senza di fatto risponderne a nessuno, che si trasformano in altrettante pene preventive, le cui prime vittime sono le amministrazioni locali, le imprese e lo sviluppo del paese (oltre che la certezza del diritto). Ma di questo nessuno sembra preoccuparsi, perché tutto è paralizzato, in questa meravigliosa Seconda Repubblica bipolare e maggioritaria, all’insegna della governabilità e della politica del fare. E adesso si avvicinano, non casualmente insieme, l’ennesima crisi di governo sulla giustizia e il ritiro del contestato ddl sulle intercettazioni. La maggioranza avrebbe potuto ripresentare l’assai più equilibrata legge Mastella, votata da tutto il governo Prodi, e incassare l’appoggio del Pd, che a sua volta avrebbe potuto rivendicare il cambiamento ottenuto, a cominciare dalla tutela dei poteri di indagine dei pm, distinguendosi al tempo stesso dalle correnti giustizialiste, inchiodandole alle loro contraddizioni. Lo avevamo proposto su questo giornale all’inizio della vicenda, prevedendo, ed era facile, come sarebbe andata a finire altrimenti. Conveniva a tutti, a destra e a sinistra, alla giustizia e al paese. Non si è fatto.
Sulle ragioni di questo insondabile mistero, il libro di Pellegrino e Fasanella offre tutte le risposte che servono, per chi ha voglia di litigare. (il Foglio, 31 luglio 2010)

7 commenti leave one →
  1. Stefano permalink
    02/08/2010 14:08

    Il fatto che le inchieste di Berlusconi siano cominciate solo “dal giorno in cui e’ entrato in politica, e non un minuto prima” e’ un’interpretazione interessante, ma soggettiva del rapporto fra causa e effetto.
    Valida quanto quella per cui “Berlusconi sapeva di essere oggetto di inchieste, e che queste inchieste erano solide al punto da fargli ragionevolmente temere conseguenze negative, e quindi ha deciso di entrare in poiltica.

    Entrambe le interpretazioni sono peraltro irrilevanti perche’ la premessa e’ falsa. Le inchieste erano cominciate ben prima che entrasse in politica, e hanno seguito il naturale, lentissimo decorso della giustizia italiana.

    Cosi’, tanto per parlare di giustiza in modo razionale e intellettualmente onesto.

  2. Massimo S. permalink
    02/08/2010 15:14

    Concordo con Stefano.

  3. francesco cundari permalink
    03/08/2010 11:06

    capiamoci. io non penso affatto che berlusconi sia estraneo a tutte le accuse che sono state formulate contro di lui, anzi. penso che la fondatezza di molte di quelle ipotesi accusatorie (e non di altre), ferma restando naturalmente l’innocenza fino all’ultimo grado ecc. ecc., sia stata ampiamente dimostrata nel corso di alcuni processi (e non di altri). detto questo, se vogliamo discutere seriamente, vi faccio notare che per quanto riguarda la fase che precede il processo, la giustizia italiana è velocissima, praticamente istantanea. e qui stiamo parlando, per l’appunto, delle inchieste, delle iniziative dei pm, non dei processi. di conseguenza, l’obiezione sulla storica lentezza della giustizia italiana e l’idea che questo sarebbe il suo normale decorso non sta in piedi, perché non è vero, basta leggere i giornali. berlusconi è berlusconi da alcuni decenni, peraltro, e cioè da molto prima di entrare in politica “direttamente”. e molti dei fatti di cui è accusato risalgono a quel periodo (la vicenda mondadori, per dirne una).

  4. Stefano permalink
    03/08/2010 12:29

    « Risulta dall’esame degli atti che, contrariamente a quanto si desume dalle prospettazioni del denunciante, le iniziative giudiziarie […] avevano preceduto e non seguito la decisione di “scendere in campo” »
    (Carlo Bianchetti, giudice per le udienze preliminari di Brescia, ordinanza di archiviazione della denuncia, 15 maggio 2001)

    Prima che si pensi che Bianchetti e’ una toga rossa, l’ordinanza si fondava su una serie corposa di riscontri che non sto ad allegare…

  5. francesco cundari permalink
    03/08/2010 15:51

    silvio berlusconi fino al 1994 non ha mai ricevuto nemmeno un avviso di garanzia, e fino al 1994 – io penso, ma sono sicuro che su questo siamo d’accordo – ne ha combinate parecchie, da imprenditore, che avrebbero forse meritato almeno un accertamento, e per almeno tanti anni quanti ne sono passati dal 1994 a oggi. dal 1994 a oggi berlusconi è stato oggetto di iniziative giudiziarie per una enorme quantità di fatti, remoti, recenti e recentissimi, di cui abbiamo letto ogni giorno sulla stampa. fino al ’94, manco uno. sostenere che questo si spieghi con il fatto che dai primi anni ottanta fino al 1994 la magistratura avrebbe passato il tempo a indagare su di lui senza dir niente a nessuno, per passare poi i successivi sedici anni a chiamarlo in causa con ogni genere di accusa, non va solo contro la magistratura (che si sarebbe comportata in modo contrario a ogni legge) ma innanzi tutto contro il buon senso, e pure contro la cronaca, giacché molte delle vicende per cui è stato chiamato in causa sono, appunto, recenti e anche recentissime. perché la verità è che la giustizia italiana è lenta solo nel fare i processi, arrivare all’accertamento dei fatti ed emettere le relative sentenze. Ma nell’avviare grandiose e clamorose indagini, formulare accuse spesso fumose e sproporzionate, e nel far scontare a chi ci capiti in mezzo senza avere gli avvocati e i soldi e i poteri di berlusconi vere e proprie condanne senza processo (con la carcerazione preventiva, il sequestro dei beni, eccetera), in questo, purtroppo, la giustizia italiana è rapidissima.

    • 17/08/2010 09:54

      Berlusconi prima del ’94 ha fatto a tempo a essere condannato e anche amnistiato, altro che “non ha mai ricevuto nemmeno un avviso di garanzia”. Cundari, io condivido molte delle cose che dici, anche sulla giustizia, ma non metterti su questo piano se non ne sai abbastanza…

      • 17/08/2010 09:56

        Inoltre il ’94 non è un anno a caso: è la fase immediatamente successiva a Tangentopoli, quella in cui alcuni magistrati tentarono di allargare le inchieste sulla corruzione dai politici alle imprese, e fallirono (vedi Romiti, ecc.). Politica o non politica, Berlusconi sapeva benissimo che dal ’94 sarebbe toccato a lui.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...