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E’ arrivato il 25 luglio del Cav.?

02/11/2010
Sul fatto che il lungo ciclo berlusconiano vada verso la conclusione, personalmente, non ho dubbi. Considerando le ultime mosse del Pd e anche l’intervista di Walter Veltroni su Repubblica di ieri, però, mi viene da pensare che sarà una fine lenta. E anche dolorosa, per tutti meno che per Silvio Berlusconi, il quale non sembra proprio aver perso la voglia di divertirsi.
C’è poco da fare, il ventennio che va da Mani Pulite alla scadenza naturale di questa legislatura, comunque finisca, sarà ricordato come il ventennio berlusconiano. La stessa espressione “Seconda Repubblica” sarà abbandonata come un sinonimo inutile. Sono sedici anni che Berlusconi grida al colpo di stato e chiede elezioni anticipate un minuto dopo l’entrata in crisi della sua maggioranza, facendo appello alle regole non scritte di una presunta Costituzione “di fatto” (a cominciare dalla finzione dell’elezione diretta del premier). Una pretesa che è, questa sì, poco meno di un golpe. Purtroppo, però, molti esponenti del centrosinistra, con fior di giuristi, giornalisti e intellettuali progressisti, questa stessa torsione para-presidenzialistica sul modello americano, o per meglio dire sudamericano, l’hanno teorizzata e difesa in ogni modo. Ancora ieri, parlando di una nuova legge elettorale, Veltroni diceva che tutti sono d’accordo sul fatto che “bisogna lasciare agli elettori la facoltà di scegliere il governo, con alleanze dichiarate prima del voto”. E non si capisce allora a che serva cambiare la legge attuale, che questo bel principio lo garantisce alla grande, come tutte le precedenti, dai referendum degli anni Novanta in poi. E’ proprio su questo principio che si basa la presa di Berlusconi e del modello berlusconiano, questo presidenzialismo carismatico insofferente di qualsiasi contrappeso. Ma finché la stessa opposizione non sarà in grado di porre la questione del sistema elettorale e istituzionale per quella che è, non se ne uscirà mai. E non ne uscirà, soprattutto, Berlusconi, che di questo “bipolarismo coatto” è tanto beneficiario quanto vittima, come il tossico dipendente è vittima della droga che pure lo fa sentire, e spesso anche apparire all’esterno, praticamente invincibile. (il Foglio, 2 novembre 2010)
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