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Perché il Pd non ha perso solo le primarie (che aveva vinto)

28/01/2011
Lo spettacolo cominciato a Napoli dopo la chiusura delle primarie è tale che chiunque abbia mai avuto a cuore anche solo per un giorno le sorti della sinistra non può nemmeno farne il riassunto, senza provare dolore. E’ straziante vedere autorevoli dirigenti del Pd dire in tv che in sostanza il vincitore delle primarie – con buona parte dei suoi sostenitori, cioè buona parte del Pd – è poco meno di un criminale. Mai si era arrivati, nella lotta di corrente, a un simile grado di autodelegittimazione. Figurarsi se poi si arrivasse alla comune e unitaria conclusione, casomai qualcuno non si fosse ancora deciso a votare per Silvio Berlusconi, che l’unica soluzione è candidare un magistrato, come chiede Roberto Saviano attraverso Repubblica. O Repubblica attraverso Roberto Saviano, fate voi. 
Qui non c’è solo la nemesi delle primarie: strumento nato per togliere il potere di scegliere i candidati a pochi dirigenti di partito e affidarlo a tutti gli elettori, che produce la nomina di un ottimate, decisa da altri ottimati, senza che nessuno abbia eletto da nessuna parte né l’uno né gli altri. Non c’è solo la nemesi del partito senza correnti, che ha prodotto, come è ormai sotto gli occhi di tutti, le correnti senza il partito. Ma c’è anzitutto un formidabile contrappasso per chi ha sempre sostenuto la necessità di ritornare ai fondamentali della politica e della democrazia dei partiti, e oggi si vede costretto a riconoscere che chi faccia il segretario del Pd, su quale piattaforma venga eletto e come, fa purtroppo pochissima differenza, perché ben poca resistenza potrà opporre alle “correnti” di opinione pubblica, per dir così, che per mille vie lo trascineranno sempre allo stesso punto. Un contrappasso non da poco, per chi ha sempre visto in tutto questo il minimo della partecipazione e della trasparenza, e il massimo della manipolazione. Per chi l’ha sempre pensata così e oggi deve però accettare la battaglia sul terreno su cui si svolge, che gli piaccia o no. E provare a organizzare lì, se ne è capace, non dico la riscossa, ma almeno un’ultima, disperata, dignitosa trincea.
In altri termini, non è questione di apparati o società civile, iscritti o elettori, sezioni o giornali (o televisioni). No. E’ che una volta data per persa la battaglia delle idee, una volta deciso che certe cose non si possono dire, di apparati, iscritti, giornali e tv non sapresti comunque cosa fartene. (il Foglio, 28 gennaio 2011)
23 commenti leave one →
  1. 28/01/2011 09:58

    solo per aggiungere un tema che non mi sembra sia stato sviscerato abbastanza

    1) Le primarie vanno benissimo a Bologna
    2) Le primarie vanno malissimo a Napoli

    mi verrebbe da dire che il problema non sono le primarie ma l’applicabilità delle stesse in contesti come quello di Napoli o anche solo in alcuni dei suoi quartieri.

    mi sono poi ricordato anche del primo tesseramento PD con una percentuale abnorme di iscritti in Campania ( e tessaramenti più “plausibili” in altre parti d’Italia).

    A questo punto dovremmo accettare la non applicabilità a Napoli (per capirci) di questi strumenti di democrazia e rappresentatività (primarie e tesseramento).

    Oppure la non applicabilità o utilità degli stessi (di ambedue) a livello nazionale.

    • francesco cundari permalink
      28/01/2011 10:35

      Il solo fatto che questa storia abbia ridato fiato a questo genere di campagne “nordiste” (per usare un eufemismo) contro Napoli e il Sud per me già basterebbe come argomento per cancellare le primarie dalla faccia della terra. E no, non ci siamo capiti: il punto non è “quello che è successo a Napoli”, ma quello che è successo – o non è successo – a Roma. Altrimenti qualcuno mi deve spiegare la differenza con le fantastiche primarie di Firenze dove vinse Renzi e tutti dissero e scrissero che era un grande segnale di rinnovamento, ignorando, GIUSTAMENTE, le tante voci di quelli che dicevano che avevano votato esponenti del centrodestra, che aveva preso i voti di Comunione e liberazione, che aveva preso voti in zone dove tutto il Pd ne prendeva di meno, e tutti, dico tutti, gli argomenti che abbiamo sentito usare per Napoli e per mille altri casi, al sud come al nord. Ma in quello e negli altri mille casi, GIUSTAMENTE, quelle voci furono ignorate e zittite, perché qualunque partito degno di questo nome, o accerta che ci sono stati davvero comportamenti illegali, e allora i responsabili li manda in galera senza passare dal via, oppure, se si tratta di voci e di singoli episodi poco chiari in questo o quel seggio come se ne verificano a ogni elezione, non permette una simile campagna contro se stesso, contro una città e contro un’intera parte del paese. E il motivo più specifico per cui non può fare altro è proprio il principio per cui alle primarie possono votare tutti, che i sostenitore delle primarie sostengono (giustamente) essere la caratteristica essenziale delle primarie come le facciamo noi, ed è il motivo per cui io dico di abolirle: perché se il principio è che deve poter votare CHIUNQUE, mi spieghi che razza di verifiche vuoi fare? Se Silvio Berlusconi in persona si presenta al seggio delle primarie per votare, regolamento alla mano, non c’è nessuna base per impedirglielo. Non so se mi spiego.

  2. 28/01/2011 10:41

    mi hai risposto.

    le primarie non si devono usare né al sud né al nord.

    però nemmeno il tesseramento, allora.

    e allora come si fa a fare un partito?

    non si fa.

    • Anonimo permalink
      01/02/2011 19:45

      Nessun dirigente pero’ ha annullato il tesseramento al pd di Napoli: la differenza, o meglio, la sostanza del ragionamento sta tutta qui

      • 02/02/2011 00:06

        macché dirigente (se non l’hanno fatto, e mica solo a Napoli, hanno sbagliato).
        io ti sto dicendo, più in generale, che anche il tesseramento (alla vecchia maniera) può essere uno strumento non applicabile.

        e che è illusorio rifiguarsi nell’idea di un partito “alla vecchia maniera”, quando “si credeva in qualcosa”, c’erano dei “punti fermi”, fatto col tesseramento “sul territorio” e non con le primarie eccetera.

  3. 28/01/2011 10:51

    Insomma, il problema del PD non sono le primarie, ma il fatto di non avere idee? Temo di essere, purtroppo, molto d’accordo.

    Poi ci sono delle cose che non capisco: che vuol dire che le primarie favoriscono la nomina di un ottimate?

    Nelle primarie si presenta non il primo che passa, ma chi è sostenuto nell’Assemblea corrispondente da una certa percentuale di membri. Il punto non è scegliere “uno qualsiasi” o “uno del popolo” (allora potremmo fare a sorteggio come nell’antica Atene democratica), ma far sì che i candidati siano costretti ad esporre le proprie idee, le proprie capacità e i propri progetti.

    Lo si può chiamare ottimate o leader, ma non c’è niente di male.

    Di qui, una maggiore trasparenza. Per assurdo, oggi, grazie alle primarie, sappiamo che a Napoli c’è un problema. Ci sono le basi per capire cosa è successo e trarne le conseguenze.

    Guardiamo al passato: Bassolino, De Luca e altri del sistema di potere campano non sono stati messi là dalle primarie, e il partito non riesce ad affrancarsi da persone su cui si addensano gravi dubbi.

    Ricordiamoci anche di tante infelici scelte di partito, come nella Bologna lasciata a Guazzaloca, o ai candidati doppiati a Milano dai candidati del centrodestra.

    • francesco cundari permalink
      28/01/2011 11:04

      Su una cosa hai indiscutibilmente ragione tu: si dice ottimate (correggo). Nel merito, il discorso è semplice. Se finisse con la candidatura di un magistrato indicato da Saviano e Repubblica, o di un altro magistrato consimile perché quello lì non è disponibile, sarebbe una bella nemesi per le primarie: chi avrebbe eletto, infatti, il magistrato in questione? e Saviano e Repubblica? (l’argomento, peraltro, l’ho spudoratamente copiato da qui). Per il resto, non dico esattamente che il Pd non abbia idee, quanto che abbia rinunciato a dare battaglia, ma qui il discorso si farebbe troppo lungo.

    • 28/01/2011 13:32

      Vorrei solo ricordare che a Milano i candidati “doppiati” (chiunque essi siano) sono stati scelti dalle primarie. Così come fu scelta dalle primarie anche la sfidante di Guazzaloca, la rossa Silvia Bartolini: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1999/03/28/primarie-bologna-stravince-bartolini.html

  4. 28/01/2011 11:01

    Io sono di Bari e non ne faccio una questione nordista. Rimane il fatto inequivocabile che a Bologna problemi non ce ne sono stati, come non ce ne sono stati in Puglia quando si è trattato di fare le primarie tra Vendola e Boccia (2 volte).

    Non si vede perché Bologna, al di là della sua collocazione geografica, debba essere penalizzata.

    Il problema non è stato che andassero a votare persone non dichiaratamente del PD (quando si vuole che le primarie siano aperte a tutti, si dà per inteso che non siano tutti iscritti), ma l’accusa che ci siano andate persone PAGATE, o indotte con altre promesse. Il che é un bel falso ideologico, se vero.

    Cmq: al Sud, purtroppo, il voto di scambio e altri brogli sono un fatto noto, una vera piaga. Non mi risulta che nessuno abbia concluso da ciò che le elezioni nel meridione andrebbero abolite.

  5. francesco cundari permalink
    28/01/2011 11:20

    Mi sa che abbiamo seri problemi di comunicazione. Per me, ripeto, il problema non è “quello che è successo a Napoli”, che a occhio mi pare identico a quello che è successo a Firenze e in mille altre primarie (prima ragione per liberarsi delle primarie in generale, non certo per annullare solo quelle di Napoli perché il risultato è sgradito a qualcuno). Il problema, per me, è quello che è successo a Roma. E questa vicenda, questa vicenda ro-ma-na, è questa sì, per me, una dimostrazione lampante del meccanismo autodistruttivo e ingovernabile di queste assurde primarie (seconda e decisiva ragione per liberarsene). Quanto agli altri argomenti, vi segnalo questo interessante articolo.

    • 28/01/2011 11:39

      Siccome ci metto un sacco di tempo a scrivere i commenti, li ho scritti senza leggere tutte le aggiunte.

      Onestamente mi sembra esagerato, ingeneroso e anche un po’ tendenzioso dire che tutte le primarie sono falsate.

      Per quanto riguarda ciò che di riflesso è successo a Roma: Bersani ha preso atto che è successo qualcosa che non andava. Annullando le primarie si certifica che qualcuno ha imbrogliato. Anche senza sapere bene chi, c’è qualche imbroglione là in mezzo.

      Scegliendo un altro candidato a tavolino (o anche rifacendo le primarie) senza capire chi è stato a rimestare nel torbido, si avallano pratiche poco chiare, per non dire del tutto disoneste, perché nessuno paga per quello che ha fatto.

      Certo, si può pensare che Bersani questa cosa voglia gestirla dopo la scelta del candidato con calma, ma io sono scettico: rimasi già molto deluso del suo atteggiamento tutto sommato timido in occasione di eventi simili in occasione della sua elezione.

      Questo secondo me è il principale problema da Roma, anche se non ho la presunzione di dire a Bersani qual è la cosa giusta da fare (aspettare qualche preciso pronunciamento della commissione di garanzia?).

  6. max gallo permalink
    28/01/2011 11:40

    ben scritto. condivido.

  7. 28/01/2011 12:33

    la sceneggiata fatta dai sostenitori di Cozzolino è chiaramente “napoletana”.

    se pensate che queste cose non abbiano effetto sui simpatizzanti ed elettori del PD, al nord come al sud, allora siete delle persone molto ottimiste.

  8. 28/01/2011 12:39

    e visto che sono quello nordista lo dico io, allora, che non tutte le forme di democrazia (tesseramenti, primarie, elezioni) sono possibili se il contesto locale è compromesso come in molte parti del meridione.

    • francesco cundari permalink
      28/01/2011 13:02

      Dopo le parole “sceneggiata napoletana” ho smesso di ascoltarti, mi dispiace, sul serio, ma è più forte di me. Ed è meglio così, perché davvero non so cosa avrebbe potuto uscirmi dalla tastiera, se avessi letto quello che hai aggiunto dopo, a proposito di molte parti del meridione in cui non sono possibili certe forme di democrazia, tra cui metti peraltro anche le elezioni (conosci forme di democrazia senza elezioni? o è un tentativo di edulcorare quello che pensi, e cioè che in “certe parti” del meridione non è possibile la democrazia e basta?). Ma tutto questo, dicevo, per fortuna, non l’ho letto, quindi non lo commento. Se però vuoi continuare a discutere di “sceneggiate napoletane”, ti invito a sintonizzarti su Radio Padania. Saluti

  9. 28/01/2011 13:17

    le elezioni sono condizione necessaria ma non sufficiente.

    non si spiegherebbe sennò la possibilità di sciogliere i consigli comunali.

    Si, lo so: ne sciolgono anche al nord.

    Visto che lo stato può sciogliere i consigli comunali non vedo perché un partito non possa rifiutare e/o rifare primarie e tesseramenti.

    tu ti inalberi di fronte ai luoghi comuni sulle sceneggiate napoletane? chi ti legge avrà visto il video cui io mi riferivo e spero potrà trovare allocuzioni più corrette.

  10. 28/01/2011 13:50

    Io sono un po’ troppo giovane per ricordarmelo, ma i vecchi compagni mi ricordano di quando la tessera del partito si pagava a rate perché era un vero sacrificio farla (c’erano i bollini con le quote pagate, come per la patente). E mi ricordano pure che, prima di ricevere la tessera, bisognava essere “accreditati” da altri compagni, che si assumevano la responsabilità del nuovo tesserato.

    Poi si è deciso che la tessera doveva costare 10 euro (che comunque è sempre più dei 2 euro con cui si vota alle primarie) e che per farla è sufficiente presentarsi al circolo e compilare un modulo, senza tutte quelle inutili intermediazioni che “allontanano dalla politica”. Curioso che oggi gli stessi fautori di queste presunte innovazioni vengano oggi a dirci che c’è il tesseramento gonfiato.

  11. 28/01/2011 15:30

    mai stato iscritto al PCI o al PDS o ai DS o al PD.

    mai stato appassionato dei tesseramenti (potrei raccontarne certe su quelli della DC tra i braccianti agricoli delle bassa venete, cari sudisti).

  12. 28/01/2011 16:47

    nessuno ricorda che PSI e DC per eleggere candidati e membri di organi dirigenti adottavano un metodo che non si chiamava “primarie” ma era molto simile: votavano a suffragio universale di tutti gli iscritti,il che provocava nei congrressi e nelle assemblee in cui si votava file di iscritti sconosciuti alla normale vita di partito reclutati da capicorrente o capicordata elettorale ovvero cancellava di fatto il confine tra iscritti e non iscritti e produceva il fenomeno delle tessere fantasma. Il fatto à che le primarie innescano un inevitabile meccanismo alla frammentazione ed cristallizazione in comitati elettorali più che in correnti o componenti politiche, come sta avvenendo nel PD in tutta Italia. infatti chi vuole essere candidato od eletto ha capito che deve organizzare il proprio elettorato se no è sconfitto in partenza: le primarie sono il regno degli organizzatori elettorali delle cordate organizzate, dei comitati agguerriti e non dell’espressione degli orientamenti dei simpatizzanti e degli elettori. Non lo avete ancora capito dopo Vendola, Renzi,Cozzolino,eccc..?

  13. 30/01/2011 14:28

    @Francesco

    Ma secondo te, se aboliamo le primarie, tutt’a un tratto a Roma si scopre un senso di coesione e rispetto per il partito? E a nessuno passa più per la testa di fare interviste in cui si prende a pesci in faccia la segreteria?

    A me sembra l’atteggiamento con cui De Corato a Milano ha chiuso i giardinetti perchè lì si spacciava la droga. (Non c’è neanche bisogno di dire cosa sia successo dopo…)

    Se quello è il problema, le primarie permettono quanto meno a Bersani di dire: “Walter, puoi essere convinto delle tue ragioni, ma la maggioranza del partito non la pensa come te. E ora a cuccia fino al prossimo congresso”.
    (In questo caso si tratta di primarie per il segretario di partito, certo… Ma a livello di elezioni locali il principio è lo stesso.)

    Però siccome di queste cose si parla sempre con gli stessi argomenti, posso chiederti, con grande onestà, come mai, nel criticare le primarie, sollevi argomenti che si possono risolvere semplicemente cambiandone il regolamento attuativo? Perchè, al di là degli estremismi ideologici di qualcuno, non sta scritto da nessuna parte che alle primarie debbano votare o tutti o niente…

    • francesco cundari permalink
      30/01/2011 18:25

      Guarda, non so come dirtelo, ma per quanto riguarda il dibattito che si è svolto sin qui nel Partito democratico, nel centrosinistra, in Italia, nell’età contemporanea, chi le primarie le ha volute e oggi le difende le ha volute e le difende *proprio* per questo motivo, esattamente per questa caratteristica, che è la caratteristica fondamentale delle nostre primarie: il fatto che possano votare tutti. L’argomento che una cosa simile non esiste da nessuna parte, che pure in America ci sono gli albi degli elettori dove registrarsi prima, altrimenti poi non si può votare manco per niente, è un argomento che è stato usato spesso – e ancora oggi, per dirne uno, da D’Alema (identificato per questo da tutti come nemico delle primarie). Più in generale, la linea secondo cui le primarie vanno bene ma vanno “regolate”, che è la linea Bersani, cioè la linea della maggioranza, compreso D’Alema, secondo me, è il solito ambiguo gioco delle tre carte. Le primarie come le intendiamo, come le abbiamo fatte finora, per quello che significa la parola da alcuni anni a questa parte in Italia, mi dispiace, ma sono quella cosa là, dove votano tutti, e proprio per questo piacciono ai loro fautori e dispiacciono ai loro detrattori. Se, per esempio, come mi pare dicessi tu o un altro in un commento di qualche tempo fa, stabilisci che possono votare solo gli iscritti al partito, non sono più primarie, non sono nemmeno un referendum tra gli iscritti, non sono nient’altro che un congresso di partito in cui il segretario è votato direttamente dalla base e non per delega, come già si faceva nei Ds senza che nessuno la facesse tanto lunga. Quanto a fare come in America, cioè prevedere degli appositi albi degli elettori, ci infiliamo in un altro ginepraio, perché poi dovrai spiegare che differenza fai tra l’iscritto al partito e l’iscritto all’albo, senza contare un altro libro di obiezioni che potrei scrivere qui di seguito e che ti risparmio, partendo dal fatto che non per caso le primarie si fanno in America, dove i partiti sono solo due, eccetera, eccetera, eccetera.

  14. 30/01/2011 19:31

    …che pure in America ci sono gli albi degli elettori dove registrarsi prima, altrimenti poi non si può votare manco per niente…

    Adesso ti stupisco e ti dico che a me piacerebbe molto un sistema a registrazione obbligatoria anticipata e rinnovata per qualsiasi consultazione (per motivi elitari: abbattere l’affluenza e selezionare i votanti più consapevoli).

    Però questa cosa delle primarie democratiche americane deve essere approfondito.
    Dal Foglio di martedì 25 gennaio 2011 (segnalato da Luca Sofri proprio riguardo a D’Alema):

    “…In realtà, il meccanismo per cui i simpatizzanti di un partito possono votare alle primarie di un altro partito, quello che i politologi definiscono “panachage”, è ammesso in molte primarie degli Stati Uniti. Seppure non in tutte. Innanzitutto, in 12 stati non si svolgono le primarie ma i “caucus”, ossia assemblee a voto palese: e quattro di questi “caucus” sono “aperti” a tutti i cittadini, al di là della loro affiliazione. Quanto alle primarie, 17 sono chiuse: votano solo i cittadini che si sono affiliati come elettori di quel partito. Altre 13 sono invece aperte: vota qualunque cittadino lo desideri, al di là della registrazione politica. Ce ne sono poi sei semi-aperte: ci si registra al momento di votare. Infine una è semi-chiusa, e due sono a sistema misto…”

  15. 30/01/2011 20:13

    A parte che negli Stati Uniti le primarie sono regolate diversamente tra democratici e GOP, e tra Stato e Stato, e ci sono parecchi casi di primarie aperte (http://www.wittgenstein.it/2011/01/30/un-migliaio-di-volte/) a differenza di quel che dice D’Alema, sul punto fondamentale hai ragione: le primarie limitate agli iscritti non sono in sè una novità.
    La novità starebbe nell’allargarle anche alla scelta del candidato premier, candidato sindaco, dei componenti delle liste elettorali, ecc…

    Poi che molti di quelli che han voluto le primarie in Italia le pretendano universali è vero, ma non significa che debba essere l’unica opzione possibile.
    E anche lì, c’è che lo dice per estremismo ideologico, e chi perchè ritiene che, in quel momento e in quei casi, il vantaggio che ne avrebbe derivato il PD aprendosi a persone che non erano abbastanza convinte dal partito da fare la tessera fosse superiore al costo dell’effetto “cani e porci”. Ma se il ragionamento è quello, ovvero un’analisi costi e benefici di uno strumento di marketing elettorale, allora si può intavolare una discussione ragionevole anzichè uno scontro fra sordi, in cui ci si rimprovera l’un l’altro di essere nemici del popolo o della politica.

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