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Senza cuore

03/02/2012

Tra le molte discutibili dichiarazioni rilasciate oggi da Mario Monti nel suo forum a Repubblica ce n’è una che trovo particolarmente ideologica e fuorviante. Questa:

Perché l’Italia è ridotta un po’ male? Perché per decenni i governi italiani hanno avuto troppo cuore e hanno profuso troppo buonismo sociale, soprattutto prima che arrivasse l’Europa un po’ austera a renderci più attenti…

Si potrebbe discutere a lungo sugli aspetti ideologici di simili divisioni dei ruoli (l’Europa austera e l’Italia cialtrona, per esempio) e anche di un simile lessico (il termine “buonismo”, per dire). Per adesso, stando alla sostanza, mi limito a osservare che questa giustificazione dei mali italiani e delle dure riforme considerate necessarie – espressa attraverso lo stesso lessico, la stessa divisione dei ruoli, lo stesso sottotesto politico e culturale – l’abbiamo già sentita. Esattamente vent’anni fa. Allora, proprio gli stessi che oggi incoraggiano Monti in questa direzione, a cominciare da Repubblica e Corriere della sera, la chiamavano “l’eredità della Prima Repubblica”. Vent’anni dopo, sarebbe ora che i teorici della Seconda cominciassero a prendersi qualche responsabilità. E a parlarci dell’eredità che ci hanno lasciato loro: il sistema politico, i partiti e i leader da loro promossi, i ministri del Tesoro da loro sempre e ininterrottamente elogiati quali rigorosissimi custodi del bilancio (altro che “buonismo sociale”). Ma soprattutto, prima di provare a rifilarci la stessa terapia dei primi anni Novanta, e con le stesse giustificazioni, dovrebbero spiegarci come mai non abbia funzionato finora.

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  1. 10/02/2012 10:46

    poi monti ci dovrebbe spiegare perché gli austeri paesi dell’austera europa del nord hanno una spesa sociale tripla della nostra, ammortizzatori sociali estesissimi e universalistici, sistemi di istruzione pubblica moderni ed efficienti, protezioni sociali per cittadini ed immigrati, assegni di disoccupazione, assegni per affittare casa, assegni per studiare o per lanciare imprese e potremmo continuare a lungo.

    detto questo, non è che la sinistra e i sindacati siano senza colpe (presi dagli anni novanta tra modernismi liberisti e conservatorismi statalisti, brutalizzando per amor di sintesi), certo però che pensare che l’italia stia peggio della germania o della danimarca perché facciamo più buonismo sociale di loro mi pare, oltre che una sonora cazzata, una continuità col disprezzo sociale mostrato dalle troppe battutine dei diversi membri del governo e soprattutto una mentalità da classe dirigente di un paese africano o sudamericano che implora un bel piano di aggiustamento del fondo monetario internazionale.

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