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Pensierino di Natale

27/12/2013

La cena della vigilia l’ho fatta a Napoli, il pranzo di Natale a Roma. Ma quando la mattina del 25 sono sceso dal treno e sono andato a riprendere il motorino, non vi ho più trovato la preziosa copertina con cui d’inverno mi riparo dal freddo e che avevo lasciato come al solito incastrata sotto il sellino (lo so, ci sono quelle che si fissano direttamente al motorino con tanto di bulloni: la mia no). Contrariamente a quanto io stesso mi sarei aspettato, tuttavia, non ho reagito male. Ho pensato che in fondo avevo subito il danno minore tra tutti i danni possibili in simili circostanze, dal furto dell’intero motorino agli infiniti atti di vandalismo che per qualche misteriosa ragione i mezzi di locomozione suscitano nell’animo del passante, ma soprattutto ho pensato che proprio lì di fronte in tanti ci vanno a dormire, che la notte di Natale qualcuno l’avrà usata per non congelarsi e che magari proprio per questo non era morto di freddo. E così, mentre mi muovevo da una riunione di famiglia all’altra, sono giunto alla conclusione che non è difficile nutrire nei confronti del prossimo i sentimenti della più pura indulgenza, generosità e solidarietà umana, a condizione di non conoscerlo.

«È esattamente la stessa storia che mi raccontò una volta, molto tempo fa, un dottore», osservò lo starec. «Era un uomo di età già avanzata e senza dubbio intelligente. Egli parlava con la stessa vostra franchezza, anche se in tono un po’ scherzoso, ma amaramente scherzoso. Mi diceva: “Io amo l’umanità, però mi meraviglio di me stesso: tanto più amo l’umanità in generale, tanto meno amo i singoli uomini, presi separatamente, come persone distinte. Non di rado nelle mie fantasticherie ho formulato piani appassionati per servire l’umanità e forse mi sarei davvero fatto crocifiggere per gli uomini, se ce ne fosse stato improvvisamente bisogno, ma intanto non sono capace di vivere due giorni nella stessa stanza con qualcuno, e lo so per esperienza. Non appena qualcuno mi sta vicino, subito la sua personalità soffoca il mio amor proprio e limita la mia libertà. In sole ventiquattr’ore arrivo ad odiare le persone migliori del mondo: uno perché è troppo lento a pranzo, l’altro perché ha il raffreddore e si soffia il naso di continuo. Divento nemico degli uomini non appena qualcuno mi sfiora. In compenso avviene sempre che più odio gli uomini presi singolarmente, più ardente diventa il mio amore per l’umanità in generale”».

Fedor Dostoevskij, I fratelli Karamazov

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