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Perché l’Italicum non va migliorato

12/03/2014

Personalmente continuo a pensare che l’Italicum non vada migliorato. La battaglia per migliorare una legge elettorale poco democratica e pericolosa, confermandone l’impianto e anzi dando a quell’impianto anche una più larga legittimazione, è una battaglia dannosa. Il problema è proprio il suo principio ispiratore: l’idea che la legge elettorale debba dare un vincitore netto la sera delle elezioni. Principio cardine della Seconda Repubblica, del segnismo e dell’ulivismo (allora il bau-bau non si chiamava “larghe intese”, bensì “consociativismo”, o “grande centro”, o “rinascita della Dc”, ma l’effetto pratico era lo stesso). Principio, va detto, che non ha certo inventato Renzi, ma che Renzi ha preso tale e quale dai suoi predecessori e da molti dei suoi attuali critici (quelli che vorrebbero migliorare l’Italicum). Io invece continuo a pensare che il risultato delle elezioni debbano deciderlo gli elettori, non la legge elettorale. Continuo a pensare che siano gli elettori a dover stabilire quanto netta debba essere la vittoria dell’uno e la sconfitta dell’altro. E continuo a pensare che le elezioni, come ogni altro genere di contesa, possano anche finire in un sostanziale pareggio. Nel qual caso, mi dispiace dirvelo, ma c’è poco da fare: tocca mettersi d’accordo. Così come sono costretti da sempre a mettersi d’accordo persino il presidente degli Stati Uniti e la sua maggioranza parlamentare, che è spesso del partito avversario. Un’eventualità che la legge americana – come in tutti i sistemi presidenziali del mondo – non solo non tenta in nessun modo di scongiurare, ma al contrario, favorisce a bella posta, vietando categoricamente che si voti nello stesso momento per il presidente e per il parlamento. Solo in Italia si discute di un presunto diritto degli elettori di scegliersi direttamente, e con lo stesso voto, capo del governo e maggioranza parlamentare. La battaglia da fare è questa, e non è contro Renzi, ma contro la monarchia. La battaglia è contro una concezione della politica e della democrazia che va sconfitta anzitutto nel dibattito pubblico, e per la quale ci sarebbe bisogno di tutte le forze disponibili. Quanto al presidente del Consiglio, con i cento diversi fronti che sta aprendo contemporaneamente, immagino sia il primo a sapere di non poter vincere tutte le partite: su qualcuna cederà, su qualche altra cercherà un compromesso, su qualcuna incasserà il risultato pieno. Dunque, per tutti coloro che non sono e non vogliono diventare “renziani”, si tratta semplicemente di scegliere, in base alla propria personale scala di priorità: attestarsi sul fronte con maggiori probabilità di sconfiggere Renzi, a prescindere dal merito, o prepararsi a combattere finalmente una battaglia per affermare alcuni principi, con Renzi se Renzi starà su quelle posizioni, contro Renzi se Renzi si schiererà contro. Come si ama dire di questi tempi: a viso aperto e alla luce del sole.

3 commenti leave one →
  1. marcov2 permalink
    12/03/2014 18:20

    quindi tanto peggio tanto meglio, mah

  2. Stefano permalink
    13/03/2014 00:40

    Questa cosa che negli Stati Uniti sia categoricamente vietato votare per presidente e parlamento nello stesso momento magari puoi controllarla, visto che in realta’ con le presidenziali si vota un terzo del senato e tutta la camera. Poi la Camera dura solo due anni, ma per quei due anni e’ eletta insieme al Presidente.

    • francesco cundari permalink
      15/03/2014 20:58

      “un terzo del senato e tutta la camera, che dura solo due anni”. Già, e perché non camera e senato, e per tutti e quattro gli anni? Proprio per evitare categoricamente quello che solo in Italia, ripeto, viene invocato come un presunto diritto degli elettori, e cioè quello di “scegliersi direttamente, e con lo stesso voto, capo del governo e maggioranza parlamentare”.

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