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I dieci comandamenti

17/12/2014

Sarà che “I dieci comandamenti” è stato a lungo il mio film preferito, prima di essere soppiantato da “Balle spaziali”, quando ero piccino.

Sarà che subito dopo nella mia personale top ten veniva il primo Tuttobenigni, quello in cui già si parlava dei sette vizi capitali e pure dei dieci comandamenti, sia pure con un tono lievemente diverso.

Sarà che lezioni di catechismo non ne avevo mai sentite, prima.

Sarà che uno capace di girare un film come “La vita è bella” (con tutti i suoi difetti) subito dopo aver girato un film come “Il mostro” (che di difetti ne ha uno solo, lungo 112 minuti) rappresenta già in se stesso e più di chiunque altro l’insondabilità dell’animo umano e il mistero della resurrezione.

Sarà che portare Dio in televisione già non era facile, ma sui social network, finora, era riuscito solo a papa Francesco (ricordate il profilo twitter di Ratzinger? A proposito: avete smesso di insultarlo?).

Sarà che forse pure io sto invecchiando e mi intenerisco più facilmente, ma ci sarà pure una ragione se la storia è piena di mangiapreti che invecchiando si sono scoperti teologi, mentre arcivescovi che a metà carriera mollano tutto per la televisione trash non ne ho mai sentiti (a parte Milingo, forse).

Sarà perché la prima parte mi è piaciuta tanto, da quando ha detto che per cominciare bisognava credere che Dio c’è, e se al cinema possiamo credere continuamente che esistano Superman e l’Uomo Ragno, per due ore potevamo pure credere in Dio, a quando ha detto che Dio è innanzi tutto ciò di cui non si capisce niente, e che è importantissimo occuparsi di ciò che non si capisce, anzi, che il suo obiettivo era proprio che il pubblico, uscendo dallo spettacolo e sentendosi domandare se gli fosse piaciuto, rispondesse: “Bellissimo. Non ci ho capito niente”.

Sarà che qualcosa di profondo dev’esserci successo davvero, continuo a ripetermi, se Beppe Grillo è diventato un leader politico e Roberto Benigni papa, ma vi dirò anche che più ci penso e più mi viene da dire che in realtà non si tratta affatto dello stesso fenomeno, anzi, che semmai questo è l’antidoto di quello, perché in fondo, se ci pensate, “I dieci comandamenti” di Benigni è l’esatto contrario del “Vaffa Day”.

Sarà perché tutta la parte che riguardava più strettamente i dieci comandamenti l’ho ascoltata con un orecchio solo e anche così mi ha annoiato parecchio, ma alla fin fine sempre meno delle concrete alternative in palinsesto.

Sarà che a Natale siamo tutti più buoni, ma insomma, vi dirò: a me è piaciuto.

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