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Il complottismo nell’era degli smanettoni

11/01/2015

il FoglioUn ingenuo potrebbe pensare che una cospirazione mondiale ordita da una rete terroristica informale diffusa su tutto il pianeta per gettare nel caos le democrazie occidentali e lanciare una guerra santa globale, tutto sommato, dovrebbe essere abbastanza per gli amanti del genere complottista. Ma il mondo del complottismo non è fatto per gli ingenui.
“Chi muove i fili del terrorismo e perché?”, è il titolo del primo post lanciato da Beppe Grillo sul caso del Charlie Hebdo, che poi non è altro che una brevissima letterina di una sua anonima lettrice. “La strage di Parigi, i conti non tornano”, è il titolo dell’intervento a firma Aldo Giannuli ospitato giovedì sul blog, e subito anch’esso debitamente rilanciato sui diversi profili twitter e facebook di Grillo (dove per il resto non compare una sola riga di solidarietà e nemmeno di condanna dei fatti, nemmeno il semplice riquadrino con scritto “je suis Charlie”). L’incipit è quasi un manifesto ideologico: “Come in tutti i ‘grandi casi’ (Kennedy, piazza Fontana, Palme, 11 settembre, morte di Osama bin Laden ecc. ecc.), anche in questo di Parigi, i conti non tornano e ci sono un sacco di cose da spiegare”. Segue il consueto elenco di incoerenze, coincidenze e stranezze di questo caso, per concluderne che “molto probabilmente la strage è islamica”, ma questo non significa che dietro “non possano esserci altre ‘manine’ di ben altra qualità”, e neppure che “gli attentatori non siano stati lasciati fare, magari perché qualche sentore c’era, ma non ci si aspettava una cosa di questa gravità”, o ancora “che gli inquirenti non abbiano altri scheletri nell’armadio”.
Tralasciamo, per non abusare della pazienza del lettore, le mille altre sconcertanti dichiarazioni di parlamentari cinquestelle e dei loro degni commentatori, dal semplice smanettone secondo il quale le scarse macchie di sangue attorno alla testa del poliziotto assassinato in strada non sarebbero compatibili con la dinamica dello scontro (“lo so perché gioco con simulatori sul pc”) al deputato che spiega come sia tutto chiaramente una montatura degli americani per giustificare le loro guerre (un classico del genere).
Il punto è sempre lo stesso: la realtà non è mai come appare. E’ il dogma insuperabile di tutti i complottisti. Se la realtà non può essere più grande di quello che appare a tutti – e cosa si può mai immaginare di più grande e diabolico di quello che abbiamo davanti? Salvo chiamare in causa gli alieni, s’intende – allora dev’essere più piccola. Infinitamente, grottescamente, imparagonabilmente più piccola. Come è imparagonabile e ridicolo, di fronte allo spettro del jihad globale, il gergo a metà tra il poliziottesco anni Settanta e la propaganda estremista di quegli anni utilizzato sul blog di Grillo, che colpisce innanzi tutto per il surreale anacronismo, con le sue allusioni a oscure manovre della polizia, dei servizi francesi e forse pure della Cia. Magari fosse. Non ci mettereste subito la firma? C’è poco da fare: quando, dalla banalità del retroscenismo politico quotidiano, la visione complottista del mondo passa alla tragica grandezza della realtà, si fa subito piccolissima. Addirittura rassicurante. Perché il mondo è complicato davvero, e il racconto complottista, quando non si tratta di vere e proprie farneticazioni, si fonda su una serie di insinuazioni, allusioni e sospetti semplicemente indimostrabili. Una sfilza interminabile di domande alle quali, il più delle volte, l’unica risposta seria che si possa dare è: boh.
Ma in questo il complottista è tragicamente simile a ogni altro genere di fanatico: tutto può accettare come risposta, anche la tesi più inverosimile, tranne il realistico riconoscimento della parzialità strutturale – non frutto di un complotto, e il più delle volte nemmeno emendabile – delle nostre conoscenze. Che sono tanto parziali e imperfette da non permetterci di escludere nemmeno che qualche volta, con una probabilità prossima ma pur sempre superiore allo zero, abbia ragione persino lui.
Non ci sembra comunque che sia questo il caso. Di fronte alla strage del Charlie Hebdo, le piccole speculazioni grilline a scopo di click mettono solo una grande tristezza. In Francia, in questi giorni, le caricature si sono trasformate tragicamente in politica. In Italia, da anni, è la politica a essersi tragicamente trasformata in caricatura.

(il Foglio, 10 gennaio 2015)

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