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L’amnesia di Renzi su Marchionne

23/02/2015

Può darsi che la storia finisca come dice Matteo Renzi. Può darsi che la rinascita della Fiat in Italia (e sottolineo “in”) dia ragione a chi, come lui, aveva detto sin dall’inizio che bisognava dare fiducia a Sergio Marchionne, e dia torto a chi, come Maurizio Landini, aveva detto che bisognava opporsi al “modello Pomigliano”. In poche parole, all’idea che l’impresa possa scegliersi le regole e persino gli interlocutori, estromettendo i sindacati sgraditi (persino quelli degli industriali: non per niente la Fiat è uscita da Confindustria, giudicata troppo cedevole). Può darsi che il Lingotto torni ad assumere e a far sperare tanti italiani che la lunga crisi – dell’auto, della Fiat e dell’Italia – sia finalmente alle nostre spalle, grazie ai tanto criticati piani di Marchionne e alle non meno criticate riforme di Renzi (a cominciare dal Jobs Act). Può darsi, pertanto, che assisteremo presto all’apoteosi di entrambi. Fossi in Renzi, tuttavia, aspetterei a riabbracciare con tanto sentimento il manager italo-canadese (e sottolineo “ri”). E soprattutto aspetterei a raccontare la storia come l’ha raccontata ieri da Lucia Annunziata, e cioè come la vittoria di chi, come lui, aveva sempre scommesso su Marchionne. Non foss’altro perché nel frattempo, anche se temo se ne sia dimenticato, Renzi si era affrettato a cambiare squadra, e a ri-raccontare tutta la storia in modo leggermente diverso, da candidato alla segreteria del Pd, il 10 ottobre 2012. E cioè così: “Io non ho mai immaginato Marchionne come modello di sviluppo in economia (…). Io ho solo detto che se fossi stato un elettore della Fiat al referendum (…) che aveva alcuni profili oggettivamente di ricatto politico che Marchionne poneva: se vinco metto 20 miliardi in Fabbrica Italia, se perdo porto via le fabbriche… io ho detto che avrei votato per il sì. (…) Non è che ho cambiato idea io, ma è Marchionne che ha tradito. (…) Qualsiasi risultato otterrà in futuro avrà quella macchia di aver preso in giro quei lavoratori e più in generale quei politici che si sono fidati di lui dicendo una cosa che non avrebbe fatto”. Ecco, appunto.

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