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Non toccare quel pulsante

24/03/2015

Quando ero piccolo, nella maggior parte dei cartoni animati, film e telefilm che guardavo, c’erano sempre cattivi dall’astuzia diabolica e geniali inventori al loro servizio, che ordivano trame mefistofeliche chiusi in qualche laboratorio super tecnologico. E c’era sempre una cosa che proprio non riuscivo a capire: il pulsante di autodistruzione. Perché ce lo mettevano? Che bisogno ne avevano? Perché facevano sempre lo stesso errore? Per quanto mi riguarda, il mistero è rimasto a lungo irrisolto. Poi ho conosciuto le primarie del Pd.

Per stare solo agli episodi più recenti, non ci fosse stato il pulsante delle primarie, è chiaro che in Campania il Pd non avrebbe mai candidato Vincenzo De Luca contro Stefano Caldoro – non tanto per quella storia della condanna, che pure nei giorni in cui un ministro si dimette senza nemmeno un avviso di garanzia un po’ pesa – quanto per il fatto che lo aveva già candidato, sempre contro Stefano Caldoro, la volta scorsa, e aveva perso (mi chiedo quanti precedenti vi siano di una simile reiterazione della candidatura). Del caso Liguria neanche c’è bisogno di parlare. Ad Agrigento, adesso, un pezzo del Pd sostiene che abbia vinto direttamente Forza Italia (che poi è più o meno quello che dicono in Liguria). Ma il punto, per come la vedo io, non è chi abbia ragione. Il punto è che in tutto questo non c’è nulla di strano o di insolito, che un simile spettacolo, obiettivamente non edificante, è l’esito più frequente. Di norma, il meccanismo delle primarie produce questo risultato. L’eccezione è quando funziona.

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