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Hypocrite casseur – mon semblable – mon frère

30/04/2015

Baltimoreson

Intendiamoci: non voglio togliere nulla a questa bellissima storia della mamma di Baltimora che riconosce il figlio dalle immagini degli scontri con la polizia trasmesse dalla tv, esce in strada e lo tira fuori di lì, letteralmente, a ceffoni. E’ ovvio che si tratta di una storia bellissima, che l’immagine, la voce, le urla, i gesti di quella mamma hanno qualcosa di universale, qualcosa di familiare per ognuno di noi (magari più da Roma in giù che, dico per dire, a Udine o a Stoccolma, ma sono dettagli). E’ bellissimo che in tanti, in America e ovunque nel mondo, si siano identificati con quella madre. Il punto, però, è proprio questo. Guardate la foto. Guardate la faccia di quel ragazzo di sedici anni che è stato appena trascinato via dal gruppo a suon di sberle, sgridato e schiaffeggiato dalla mamma, davanti a tutti. E quando dico tutti intendo veramente tutti. Se anche in quel momento non se ne fosse ancora accorto – della presenza delle telecamere, dico – se ne accorgerà appena rientrerà a casa e accenderà il computer, la televisione, il telefono. E quando tornerà a scuola, soprattutto. Spaesato, spiazzato, spazzato via dalla strada della gloria per un crudele gioco del caso, proprio quando sentiva che era diventato un uomo: anche lo sguardo di quel sedicenne ha qualcosa di universale e insieme di dolorosamente familiare. Magari, nel mezzo degli scontri, aveva adocchiato una ragazza di qualche anno più grande. Magari stava cercando di mettersi in mostra (in fondo, tutti i grandi rivoluzionari hanno cominciato così, anche se dopo non ce lo raccontano). Il cappuccio calato sul viso, il look vagamente black-bloc. Doveva essere proprio un momento incredibile. Certo, stava facendo una cosa molto sbagliata, e si capisce che la mamma ha tutte le ragioni a dire che si sarebbe rovinato la vita, se non fosse intervenuta lei, non discuto. Ma guardatelo e ditemi anche voi, voi che come me siete stati un ragazzo di sedici anni, se in quello sguardo smarrito, tradito dal destino, non vi identificate un po’ anche voi, non sentite dentro di voi un sentimento di profonda, profondissima solidarietà con questo immenso sfigato, con questo nostro simile, con questo nostro fratello.

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  1. 03/05/2015 12:28

    Non provo nessuna solidarietà per quel ragazzo. Per il semplice fatto che quando sono stato io a fare cazzate, non solo nessuno mi dava solidarietà, ma, col senno di poi, capivo anche di aver fatto una cazzata e la cosa mi è stata molto utile per non rifarla. È anche così che si cresce, facendo figure di palta epiche. L’importante, semmai, è non farne un dramma eccessivo. Capire che la prossima volta si può fare di meglio. Sono sicuro che ci riuscirà anche il nostro sedicenne.

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