Zingari democratici
Qui all’Hotel Lux non siamo forti in religione. Forse però si può dire che l’immagine dei rom scacciati dai loro campi alla vigilia di Pasqua sta alla festa della Resurrezione come l’immagine dei manifesti neofascisti a Roma sta alla festa della Liberazione. Un’associazione suggerita anche dal fatto che quelle famiglie hanno cercato ricovero nella basilica di San Paolo, dove i fascisti irruppero nel ’44 per arrestare gli ebrei che vi si erano nascosti, come ha ricordato sul Manifesto di lunedì Alessandro Portelli, a poca distanza da Porta San Paolo, dove cominciò la lotta di liberazione dal fascismo. E dove si prende atto del fatto, aggiungeva Portelli, che “non ci siamo ancora liberati dei suoi epigoni”.
Lo stesso giorno, sul Corriere della Sera, Claudio Magris partiva dalla ricorrenza del 25 aprile per una denuncia simile, indignato dal “dilagare di confusione, volgarità, prepotenza, corruzione, sconcezza che sommerge il Bel Paese come liquami che salgano dalle fognature”; tanto indignato da avvertire la tentazione di “credere che l’andazzo disgustoso sia uno stadio ultimo, che una vera mutazione antropologica abbia creato un nuovo tipo d’uomo, un non-cittadino, e che questa specie, nella selezione darwiniana, sia fatalmente dominante”. Tentazione – questa di credere all’idea di una nuova razza di non-cittadini, frutto di uno sbaglio dell’evoluzione, dunque biologicamente inferiore – che rischiava di portarlo, in una vorticosa chiusura del cerchio, pericolosamente vicino alle tesi degli occupanti, piuttosto che dei liberatori del 25 aprile (tesi fortunatamente rifiutata nelle ultime righe, perché “proprio quella data insegna a non scoraggiarsi”). Leggi tutto…
